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        26/03/2009HOME > NEWS > Mercato

        3 euro per la radio di Last.fm

        "A breve per poter utilizzare il servizio di radio interattiva web di Last.fm bisognerà 'sborsare' la cifra di 3 euro, a meno che non ci si trovi in Germania, nel Regno Unito o negli Stati Uniti d'America, dove il servizio rimarrà sostanzialmente inalterato"

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        È notizia di oggi che la radio web Last.fm diventerà a breve a pagamento: per la precisione, per poter ascoltare la rotazione dei brani che meglio rispecchiano i propri gusti (ed ascolti) musicali bisognerà sborsare 3 euro. Questo a meno che non ci si trovi in Germania, negli UK o negli USA, dove il servizio rimarrà inalterato.

        Le ragioni dovrebbero affondare nel fatto che, al momento, le entrate pubblicitarie non riuscirebbero del tutto a coprire i costi operativi della piattaforma web.

        Il sito web finora ha offerto la possibilità, tramite un'apposita sottoscrizione, di eliminare i messaggi pubblicitari (i cosiddetti web ad) e di poter ascoltare non solo la "radio dei propri vicini" e quella "dei propri consigli" ma anche la propria liberamente: a breve invece questa sottoscrizione sarà obbligatoria per chiunque voglia utilizzare in generale il servizio di radio interattiva di Last.fm, che attinge da un database di 7 milioni di brani.

        Alle continue domande che chiedevano il perchè dell'eccezione per questi tre Paesi (Germania, UK, USA), Matthew Ogle di Last.fm ha spiegato che: "Queste nazioni sono le uniche dove abbiamo sufficienti risorse per supportare le vendite di spazi pubblicitari, che sono l'unico sostentamento economico con il quale Last.fm retribuisce artisti e soprattutto etichette discografiche per la propria musica".

        "In altre parole per questi tre stati non cambierà assolutamente nulla rispetto al passato" scrive poi il cofondatore di Last.fm Richard Jones sul blog ufficiale del sito.

        Last.fm, rilevata dal gruppo CBS lo scorso anno, ha stretto nella propria storia un totale di 280.000 accordi con artisti e con molte etichette discografiche, anche "major": caso vuole che Warner Music, che si è rifiutata di rinnovare il contratto precedentemente sottoscritto, non faccia parte di queste.



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