27/02/2011HOME > NEWS > TV e video

AF Digitale è in Giappone con Panasonic

"Aggiornamento del 3/3 alle 23:00 ora locale: Dopo la visita al Panasonic Eco Technology Center e alla Panasonic Plasma Display Co. di ieri, e alla Panasonic AVC Networks Company di oggi, termina il viaggio di AF Digitale in Giappone
di Alessandro Catania
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Con la visita di oggi alla Panasonic AVC Networks Company di Kadoma termina il viaggio di AF Digitale in Giappone. In quella che a prima vista poteva sembrare una riunione dell'ONU, con i giornalisti e tanto di bandierina del paese di origine da un lato e i manager, responsabili e ingegneri Panasonic dall'altro, si è parlato di strategia relativa ai prodotti Viera e della nuova linea di prodotti - peraltro già presentati alla conferenza a cui avevamo partecipato a Londra. Si è poi passati a una sessione di dimostrazione della qualità video in tre dimensioni, e non solo, paragonata a quella dei modelli dell'anno precedente, nonché dei principali concorrenti. Si è parlato anche di Full HD 3D e della strategia relativa alla tecnologia Active Shutter, di Viera Connect e della misurazione di 1.200 pixel al secondo.

Qui tutte le slide della giornata. Per sapere invece ciò che è emerso dalla sessione finale di domande e risposte, vi rimando al numero di AF Digitale di aprile.

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Giornata intensa quella di ieri: in mattinata abbiamo avuto modo di visitare il Panasonic Eco Technology Center di Petec, una fabbrica di oltre 38.500 metri quadrati situata a Kato City, nella prefettura di Hyogo, a 50 chilometri circa dall'aeroporto di Osaka. In questo sito, in funzione dal 1 aprile 2001, vengono portati e smontati 700.000 dispositivi all'anno tra TV, condizionatori, lavatrici e frigoriferi per riciclarne i materiali. E, intelligentemente, per capire come costruire prodotti facili da riciclare così da ridurre il numero di rifiuti. Ho caricato alcune foto qui.

Nel pomeriggio, invece, abbiamo avuto modo di entrare nella fabbrica di Amagasaki, dove Panasonic realizza i pannelli al Plasma: 340.000 unità al mese a partire da settembre 2005 nella sola fabbrica numero 3 (P3) e 600.000 dal giugno 2007 nella fabbrica 4 (P4), senza considerare la fabbrica numero 5, la più grande al mondo per quanto concerne la produzione di pannelli al Plasma, avviata a novembre 2009. Ad Amagasaki arrivano le lastre di vetro (mother glass) da cui si ottengono i 42 pollici: nella fabbrica numero 1 si ottiene un pannello per mother glass, nella 2 tre pannelli da un'unica mother glass, nella 3 sei pannelli, nella 4 otto e nella 5 sedici. In quest'ultimo caso si riesce così a ottenere un risparmio di tempo pari al 67% rispetto alla fabbrica numero 1. La produzione dei pannelli, dunque, ha luogo in Giappone; dopodiché vengono riforniti i centri di assemblaggio di tutto il mondo: Ibaraki per il Giappone, Messico per gli Stati Uniti, Repubblica Ceca per l'Europa e Shanghai per il mercato cinese.


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Ad Amagasaky viene rivestito il vetro che costituirà il pannello frontale e posteriore, vengono passati al forno per nove ore, sigillati, si fa fuoriuscire l'aria e si inietta il gas. Dopo l'ispezione, vengono infine assemblati i circuiti. Anche in questo caso non ci è stato concesso di scattare foto. Queste sono quelle ufficiali girate dal Public Relations Manager Corporate Communications.


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L'immagine che più mi è rimasta impressa di questa giornata? Oggi non avrei difficoltà a rispondere: la foto in bianco e nero di un ragazzino, Konousuke Matsushita. L'ho vista nel museo dedicato a lui, alla sua storia, che è poi la storia di Panasonic, la storia di un'azienda, di prodotti e di persone animate dal pensiero di un uomo unico.

Il museo si trova a Kadoma, che abbiamo raggiunto in poco più di un'ora e mezzo in pullman dopo esserci rifocillati a Himeji. Alle spalle del museo si trovano ancora oggi il Panasonic Corporation Head Office, l'Electronic Devices Co. e l'Electric Works Co. Perché Panasonic, in patria soprattutto, non è solo sinonimo di TV. Anzi, forse proprio questa sua ecletticità ne ha determinato il successo. Eclettico era prima di tutti Matsushita, la cui statua ci attende e ci accoglie all'ingresso. Ci viene raccontata la storia di un bambino che nel 1904, all'età di nove anni, è costretto a lasciare la scuola per imparare un mestiere in seguito a investimenti poco fortunati da parte del padre. Lavora in un negozio di bici, ma è vedendo i primi mezzi elettrici che decide di entrare nella compagnia elettrica di Osaka, a soli 15 anni. Dopo la prima guerra mondiale si sposa e all'età di 22 anni, dopo il rifiuto di un suo progetto, lascia l'azienda e comincia a produrre prese elettriche: è il 1918 quando fonda la Matsushita Electric Devices Manufacturing Works con la moglie e il più piccolo genero - lo stesso che avrebbe poi dato vita a un'altra azienda di non poca importanza, Sanyo, che, oggi è proprietà di Panasonic.

Si riutilizzano materiali per dare vita a prodotti di qualità, riuscendo peraltro a contenere il prezzo. L'elenco è lungo, e per farvi un'idea di quanto quest'azienda abbia contribuito allo sviluppo, al progresso e al benessere del Giappone vi basterà guardare l'album su Facebook: dalla luce per bicicletta (il primo prodotto commercializzato col marchio National che, non incontrando il favore del pubblico, venne lasciato ai commercianti perché lo mostrassero, diventando così un successo) alle TV, dalle lavatrici ai forni a microonde, passando per l'audio e la fotografia.

Nel '32 e nel '33 succede qualcosa che la dice lunga sull'imprenditore, sull'impresa, sulla filosofia alla base della stessa e sulla cultura alla base dell'intero paese. Oltre a prevedere divisioni per l'azienda, cosa che oggi diamo per scontata, annuncia la vera missione della compagnia. Missione è oggi un termine abusato: non c'è conferenza in cui un'azienda non proclami la sua "mission". Oggi, per la prima volta, questo termine non mi è sembrato fuori luogo. Per Matsushita l'azienda è infatti un bene pubblico e, indipendentemente dal successo e dalle dimensioni, deve "mantenere l'atteggiamento di un commerciante umile". Ai suoi occhi lo scopo di fare impresa non è solo quello di fare profitto: si tratta di un "bisogno sociale". Parla di una "missione sacra a cui bisogna credere e al tempo stesso essere grati di poter partecipare". L'aspetto fondamentale del lavoro l'aveva appreso in bottega, per così dire: il cliente è ritenuto prezioso, per questo è essenziale trattarlo con la massima attenzione e considerazione. Ascoltare ciò che il cliente ha da dire è importante: "più un cliente è difficile, più ha valore". Quando poi si ricorda la sua opinione in merito alle competenze che si maturano nel processo di realizzazione di un bene, mentre l'utente non necessariamente è un utente avanzato, da qui la necessità di mettersi nei suoi panni, be', vien voglia di inviare queste righe a molti produttori dei giorni nostri. Insieme a quest'altre: "gli affari sono più che il movimento di prodotti e denaro, alla transazione partecipa una componente emotiva. Quando si realizza un prodotto lo si fa con un sentimento di orgoglio e quando lo si vende, si passa quel sentimento al cliente. Quando infine si viene pagati per il prodotto, si riceve un sentimento di gratitudine".

La stessa immagine di quel ragazzino mi torna in mente quando ripenso alla sua visita negli USA e in Europa nel 1951, a 56 anni, quando ripenso che l'anno successivo è stata usata l'espressione joint venture per l'azienda di Matsushita e Philips, quando ripenso che il brand Panasonic è stato usato per la prima volta nel 1955 per uno speaker esportato negli USA e anche quando ripenso che nel 1959 è stata fondata la Matsushita Electric Corporation of America, la prima oltreoceano nel dopoguerra. E soprattutto quando ripenso che nel 1964, in seguito a lamentele in merito alla qualità dei TV, Matsushita convoca una riunione in cui i responsabili dei singoli dipartimenti cercano scuse e si incolpano a vicenda; Matsushita prende la parola e si assume la responsabilità e chiede scusa. Alla fine chiede di trovare una soluzione, che arriverà con la serie Golden circuit, un vero e proprio successo.
Quella stessa immagine di cui vi ho raccontato, e che ancora ho davanti agli occhi, si colora idealmente alla fine della nostra visita in una copertina dedicata a Matsushita dal Time nel 1962, quando ha 67 anni, e che potete vedere insieme ad altre nell'album che ho creato su Facebook. Ma ora basta con le parole: domani si parte alla volta della fabbrica di display al Plasma e si riprende a parlare di tecnologia, quindi... stay tuned.

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Sveglia di buon’ora. Il programma della giornata prevede la visita alla fabbrica di pannelli LCD di Himeji, e ci vogliono un paio d’ore per raggiungerla. Il tempo non è dalla nostra, come potrete vedere dalle poche foto scattate all’esterno. Poco male, penserete: “Le foto più interessanti sono quelle dell’interno”. Peccato solo che Panasonic abbia chiesto di non portare con sé fotocamere durante il tour guidato. A ogni modo ce ne sono state fornite un paio.


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Resta il fatto che avremmo avuto piacere di immortalare uno spazio sconfinato (“ci si potrebbe giocare a golf”, scherza Hirokazu Mitsuda parlando della struttura di oltre 360.000 metri quadrati, su quattro piani, costata 235 miliardi di Yen - più o meno due miliardi di euro) in cui macchinari all’avanguardia lavorano in un silenzio quasi irreale. Almeno questa è la sensazione, dovuta verosimilmente anche dalle vetrate attraverso le quali assistiamo allo scorrere delle lastre di vetro che vengono pulite con getti d’acqua. Ogni singola variabile, ovviamente, è tenuta sotto controllo: dalla temperatura, all’umidità, passando per la luce e le stesse vetrate realizzate appositamente per impedire il filtrare di raggi ultravioletti che potrebbero compromettere la qualità del prodotto finale.
Si direbbe quasi superflua la presenza umana in questo contesto, eppure i dipendenti di questa nuovissima fabbrica sono oltre 700. La cerimonia di apertura della fabbrica di Himeji si è tenuta il 10 novembre 2009, ma è operativa da aprile 2010. Qui si realizzano pannelli LCD IPS alpha da 32 e 42 pollici. Una produzione considerevole, pari a 405.000 pannelli al mese che, solo ora, a febbraio, con una fabbrica che lavora finalmente a pieno regime, è addirittura raddoppiata. I pannelli che escono da Himeji vengono poi spediti ai vari punti di assemblaggio sparsi nel mondo.
A partire dal prossimo mese, inoltre, Panasonic aggiungerà alla produzione di pannelli IPS alpha altri due polliciaggi (19 e 26). Nel rispetto, sempre maggiore, dell’ambiente. La produzione, per esempio, è più efficiente: ottenendo 18 pannelli da 32” da un’unica lastra di vetro, si riduce il tempo di lavorazione del 20% e, di conseguenza, si risparmia il 20% in costi energetici (rispetto alla fabbrica di Mobara). Così come l’emissione di anidride carbonica (-30% rispetto alla stessa fabbrica).

Ecco un paio di foto scattate prima dell'inizio del tour all'interno della fabbrica, tra cui quella di Shinji Inoue e Junichi Oowada,della divisione Ricerca e sviluppo.

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Per guardare le foto, cliccate su su Facebook.

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Milano, 27 febbraio 2011. Su invito di Panasonic mi presento all’aeroporto di Malpensa dove mi imbarco su un Boeing 777 della Emirates alla volta dell'aeroporto internazionale Kansai di Osaka, in Giappone, via Dubai. Dopo quasi nove ore di volo approfitto dello scalo, e della connessione Wi-Fi (pessima) della business lounge, per mettervi al corrente di cosa è previsto per i prossimi giorni: scopo del viaggio è quello di approfondire la conoscenza di una realtà aziendale, e culturale, unica. Per un numero ristretto di giornalisti da tutto il mondo (solo due dall’Italia!) Panasonic aprirà le porte delle fabbriche in cui vengono realizzati i pannelli a cristalli liquidi, al Plasma, e dell’Eco Technology Center. Inoltre, al Panasonic TV Business Group è programmata una sessione di domande e risposte per approfondire argomenti quali la qualità video, il 3D e Viera Connect.

Stay tuned.



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Inviato da: PetShopBoy il 27/02/2011 23.58.00
Quanta invidia Alessandro !</P><P>Tempestali di domande ! E tienici informati.</P><P>A presto !
Inviato da: stefan0 il 28/02/2011 14.36.26
E soprattutto : i Plasma Pana, hanno raggiunto finalmente il livello dei mitici Kuro ?
Inviato da: frittomisto il 28/02/2011 18.57.49
Sono obbligatore le domande sul solito Floating Black e comportamento dei plasma a 50hz...
Inviato da: acatania il 28/02/2011 21.23.17
Continuate a scrivere domande che vorreste porre agli ingegneri Panasonic tra i commenti. Le farò per conto vostro ai diretti interessati.
Inviato da: Mikkhael il 28/02/2011 21.47.02
Agli ingegneri chiederei: se lei avesse un Pioneer Kuro 9G, lo venderebbe per comprarsi un nuovo VT30?
Inviato da: MARCI63 il 28/02/2011 22.40.00
invidia . aspettiamo notizie+++++
Inviato da: marcino il 01/03/2011 9.34.43
per favore chiedi le strategie sui proiettori 3D e sui successori del PT AE 4000 !
Inviato da: reny2112 il 01/03/2011 15.26.37
..Shinji Inoue parlando della struttura di oltre 360.000 metri quadrati, su quattro piani, costata 235 miliardi di Yen - più o meno due milioni di euro)

Penso volessi dire circa 2 Miliardi di euro..

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