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Display OLED: costeranno come stampare un giornale
"Questo sostengono gli scienziati del centro Riken in Giappone: l'affermazione è suffragata dalla possibilità di costruire schermi OLED utilizzando un processo produttivo diverso da quello fino ad oggi in uso."
Dai biologi del centro Riken, una scoperta che potrebbe venire utile a chi produce display OLED. Battezzato electrospray-deposited, si basa sulla trasformazione di un liquido in un pulviscolo, quasi una nebbia, attraverso un forte impulso elettrico: qui la spiegazione tecnica e i possibili ambiti applicativi.
I ricercatori hanno utilizzato un nuovo approccio – o meglio, un nuovo solvente – per rendere più sottili e levigati rispetto al procedimento convenzionali: si aprono così le porte tanto a una qualità superiore, quanto a superfici più grandi e omogenee.
I precedenti tentativi sulla tecnica di tipo electrospray deposition non avevano prodotto risultati apprezzabili; Yutaka Yamagata del centro RIKEN Center ha deciso quindi di utilizzare una combinazione di due solventi per migliorarla. Di fatto, viene utilizzato un contenitore in cui è immagazzinata cui la soluzione di polimeri, attraversato da un cavo conduttore. Una corrente elevata investe poi il cavo in questione e gli elettrodi OLED, facendo aderire per forza elettrostatica le gocce atomizzate al supporto sottostante. I vantaggi? Soprattutto, un minore spreco di soluzione. E quindi, potenzialmente, minori costi rispetto alla tecnica costruttiva basata sullo spin coating dei film. Oltre, utilizzando un basso voltaggio, a una maggiore densità per pixel.
“Utilizzando un doppio solvente in un range di condizioni ben definito – ha commentato Yamagata – è possibile ottenere film omogenei e sottili. L'utilizzo industriale della tecnologia può portare a un processo il cui costo è paragonabile a una stampa cartacea”. Si apre la caccia al brevetto da parte dei grandi e, parallelamente, l'attesa degli utenti per display meno costosi e di migliore qualità?

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