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Editoriale Settembre 2009


TRA TEORIA E PRATICA, SETTEMBRE HA PROPOSTO TRE EVENTI SOLO APPARENTEMENTE SLEGATI

COMO-BERLINO-MILANO
TRIANGOLO DELLA PASSIONE


Un carrello che si apre con il rumore ovattato di un servomeccanismo; il CD che scivola lento – quasi un rituale – affidato alle cure dei convertitori; un po’ di corrente che, dalle uscite di linea, trasferisce il segnale all’amplificatore e, di qui, ai trasduttori. Non è un insieme di gesti, non un set di procedure: è un piacere. Quello che accompagna ogni appassionato in principio era una testina che accarezzava lieve i microsolchi di un vinile. Ora può esserlo ancora, così come si può aggiungere la magia di una visione con ascolto realistico. Poco importa: è un’emozione, in ogni caso e in ogni senso. Emozioni, appunto. La rapida fine dell’estate ne ha regalate molte.
A voi che avete toccato con mano il nuovo corso di AF Digitale e ci avete comunicato le vostre impressioni. Su carta, sul Web, in varie forme: senza filtro, così come si conviene a chi ha una passione forte. La vostra, consolidata; la nostra, che vogliamo trasmettere sempre più ad ogni numero. Piacere, passione, emozioni: tre facce affini e distinte di un unico filo conduttore. Il suono, l’immagine. La magia di ascoltare e vedere. Declinate in maniera diversa, ma coerente, da tre eventi che hanno attraversato il mese di settembre appena concluso. E che non possono non fare riflettere. Un nutrito numero di accademici si è dato appuntamento a Como per la dodicesima puntata di DAFX. Digital Audio Effects, per chiamarla senza sigle. Effetti audio digitali, letteralmente. Fini a se stessi? No, assolutamente no. A Como si è discusso il futuro dell’audio – e con essa, indirettamente, della riproduzione videorealistica: lo si è fatto tra derivate e funzioni matematiche, tra modelli teorici ed esempi di applicazioni pratiche che l’appassionato ascolterà e vedrà tra qualche anno.
Sempre che dalla teoria alla pratica vi sia un ponte chiamato mercato, i cui piloni sono i costi industriali. Questi ultimi hanno sostenuto l’IFA di Berlino. Una fiera, o meglio “la” fiera europea dell’elettronica di consumo per antonomasia. Più video che audio, certo, ma con una linea guida comune: tecnologia profusa a piene mani, ma a portata di chiunque. Tramonta (anzi, è tramontata da tempo) l’epoca del difficile per fare spazio a qualcosa che non spaventi. Che sia celata – a volte ancora poco e male – dietro la nutrita fila di tasti di un telecomando, e che porti l’utente comune a vivere senza fili, in piena armonia con Internet, con dimensioni sempre più generose, dal soggiorno o salotto di casa.
“Non è più l’IFA di una volta”: l’affermazione non è di un tecnocrate in grado di calcolare con perizia resistenze e induttanze, ma di uno dei massimi responsabili commerciali di un’azienda che dall’IFA stessa è uscita vincitrice. Nei numeri, nei contenuti e nello stand, assolutamente faraonico. Contraddizione? Certo, sulle prime sembra così. Ma, a ben vedere, più che il cane che si morde la coda, è il cerchio che si chiude: il mercato vive di numeri, di fatturati, di quote degli stessi da destinare alla ricerca, allo sviluppo e all’industrializzazione di idee da trasformare in futuri prodotti. “Abbiamo ricercatori che non devono guardare a quanto già esiste sul mercato, per avere una visione più libera. Una sorta di tabula rasa da cui sviluppare le proprie idee, senza preconcetti”: lo abbiamo sentito al DAFX da parte di uno degli organizzatori. Contraddizione anch’essa? No, un ulteriore cerchio che si chiude. Piacere, passione, emozioni, bilancio, ricerca, sviluppo, catalogo prodotti, mercato: i concetti, apparentemente in antitesi, sono compatibili. Anzi, necessari l’uno all’altro. Perché se l’audio è fisica e matematica; se il video è forse più matematica che fisica – il tutto permeato da una robusta dose di elettronica – senza la partita doppia poco si fa. Poco si tocca e nulla si ascolta e vede. E, dal punto di vista dell’utente, senza il prodotto dei propri sogni si vive peggio. Molto peggio.
Il mercato come creatore di passioni? Inteso come sopra sì, senz’altro. E non può che essere così. Alcuni progettano, qualcuno stanzia, altri costruiscono, altri ancora fruiscono. Si appassionano, criticano, discutono, si schierano in fazioni: sono le persone che al Top Audio Video Show di Milano hanno ascoltato, visto, valutato. Hanno valutato un amplificatore migliore di un altro, una catena acustica peggiore rispetto alla propria. O l’esatto contrario. Poco conta: per qualche minuto il loro cuore si è trasferito verso le orecchie e gli occhi. E hanno sognato. Perché l’alta fedeltà, nell’audio e nel video, prima ancora che una chimera o un prodotto industriale, è un sogno dettato dalla passione. Anche se viene venduto al prezzo di mercato.

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