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L’ambiente…poi viene l’impianto: ne parliamo con l’esperto

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Ritorna da noi, dopo la precedente esperienza a proposito delle problematiche della musica streaming, l’esperto di audio e hi-fi Carlo Cardillo. Argomento di questa puntata è l’ambiente acustico nell’alta fedeltà. Al centro dell’intervento, il valore dell’ambiente e, soprattutto, di un suo corretto trattamento ai fini di una più gratificante esperienza sonora. Attenzione: con questo articolo, desideriamo fornire a tutti gli appassionati, più o meno esperti, modalità semplici e replicabili in casa per migliorare, spesso di molto, il proprio sistema. Tutto questo, quasi sempre, senza svenarsi e senza acquistare costosi pannelli o improbabili ritrovati esoterici. Tutti, con quello che hanno in casa o che possono facilmente procurarsi, possono rivoluzionare, in positivo, il proprio sistema.

Hifi: che passione, ma occhio alla ragione

«Molte volte noi audiofili siamo condizionati da questo o da quell’apparecchio sulla base di ciò che leggiamo o sentiamo parlando con amici, da quel marchio piuttosto che un altro, solo perché ha una sua storia o perché è costruito in un paese anziché in un altro, altre volte per la smania di cambiare. Questa, si sa, ci accomuna un po’ tutti. Siamo guidati dalla passione, mentre la ragione raramente ha la meglio sulle nostre scelte. Così come, almeno inizialmente, il tema dell’ambiente d’ascolto trova poco spazio nella mente dell’appassionato. Questo, per errore, è dato per scontato o come un elemento risibile.

Spesso acquistiamo apparecchi e diffusori senza tener conto di tutto quello che viene prima. A cominciare dalle nostre orecchie, connesse al nostro cervello, motore straordinario capace di tradurre come un DAC, le emozioni che la musica ci trasmette».

Il primo valore dell’alta fedeltà: l’ambiente

«Poche cose sono più influenti, nell’ottenimento di un suono perfetto, dell’ambiente sonoro. Nulla suonerà come potrebbe, se mal posizionato o inserito in un ambiente acusticamente sfavorevole, pertanto le nostre scelte, a prescindere dal budget, dovranno assolutamente tener conto di questo parametro. A volte, impianti realizzati in economia, azzeccando le sinergie, danno più soddisfazioni in un ambiente adatto che impianti milionari, posizionati a forza in ambienti non trattati.


Quello di cui bisogna tener conto, considerando che pochissimi dispongono di una camera anecoica e non tutti hanno una sala dedicata all’impianto, è cercare di posizionare elettroniche e diffusori nel migliore dei modi.  Questo, senza stravolgere l’arredamento della casa ed andare inevitabilmente incontro a problemi con le rispettive mogli, compagne o fidanzate (su questo argomento presto torneremo con un articolo dedicato)».

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Pannelli Pyt Audio: un ottimo modo per assorbire il suono e migliorare la resa audio. Vedremo, però, che vi sono anche altri, e più semplici, metodi per migliorare la risposta dei nostri diffusori.

Cosa fare, dunque?

«La prima cosa da fare è cercare il punto più congruo per piazzare i diffusori che, a seconda del tipo, andranno più vicini o più lontani dalle parteti di fondo.  Un Klipschorn, ad esempio, andrà posizionata nei due angoli (beato colui che li ha entrambi liberi). Nel caso di una Tannoy, potremmo anche addossarla alla parete, tanto dietro non ha nessun accordo reflex.

Un dipolo, una elettrostatica o semplicemente un diffusore con accordo reflex posteriore, avrà bisogno di molta aria dietro, a volte anche più di un metro per farle respirare ed utilizzare il muro come parte stessa dell’impianto.

La distanza tra i due diffusori, poi, dovrà essere coerente con il punto di ascolto, cercando di ricreare un triangolo equilatero o isoscele al cui vertice si formerà quella magia chiamata stereofonia, quel punto in cui la scena, i piani ed i dettagli dovranno venir fuori perfettamente, dopo un’attenta messa a punto, inclinando i diffusori verso il punto di fuoco.

Una volta fatta quest’operazione e determinato il miglior punto d’ascolto rispetto alla posizione dei due diffusori, a seconda del tipo di trasduttore in nostro possesso, dovremo cercare di disaccoppiarlo al meglio dall’ambiente.

È qui che entrano in scena i cosiddetti necessori, accessori come punte, sotto-punte, disaccoppiatori, elastometri etc».

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La leggendaria Klipschorn: il diffusore ad angolo per antonomasia.

Quanto è importante l’appoggio, quando si parla di diffusori?

«Ad una prima occhiata gli accessori per l’appoggio sembrano un’imbellettatura da perfezionisti, ma fanno la differenza. E, spesso, anche di molto. Si tratta di scegliere tra un suono cristallino ed un suono più confuso, sporco, non perfettamente a fuoco, magari invaso da bassi fuori controllo. A voi la scelta.

Un pesante diffusore da pavimento, magari con più di un woofer, trasferisce al pavimento innumerevoli vibrazioni. Queste vengono riprodotte dal solaio e trasferite alle nostre orecchie rendendo, soprattutto nel registro delle frequenze gravi, i suoni confusi e non asciutti, (il famoso muggito). Il discorso vale anche per le frequenze alte, che trovano giovamento dal disaccoppiamento, restituendoci trasparenza e dettaglio».

Il consiglio di AF: provate il piedino in legno RIGOROSAMENTE massello. Non rimarrete delusi

Qui, consigliamo di provare a porre sotto ai diffusori, specie se corposi, piedini in legno massello. Evitate articoli economici in mdf o impiallacciato. Il legno massello è il miglior modo per assorbire le vibrazioni e le rifrazioni del suono e per accoppiare al meglio il diffusore con il pavimento. Con poche decine di Euro potete acquistare ottimi piedoni in faggio, o magari in rovere o castagno, con risultati strabilianti, spesso migliori di quelli ottenuti con esose soluzioni ortodosse hi-end.

Quindi la seconda operazione, dopo il posizionamento, sarà proprio l’ottimizzazione dell’appoggio a terra.

Per renderla con una metafora calzante: dobbiamo considerare quest’attività come l’accordatura di uno strumento. Serve tempo e pazienza, fare prove su prove, fino ad ottenere il miglior risultato.

Siamo certi che basti questo, per ottenere un ambiente veramente hi-fi?

«No, certamente, non finisce qui. Come diceva il buon Corrado Mantoni, altri elementi sono fondamentali e determinanti: tappeti, tende, vetrate, quadri, divani, cuscini… Tutto influenza il suono, l’ideale in ambiente domestico non esiste ma possiamo certamente fare qualcosa laddove possibile.

La prima accortezza è che le pareti a vetro siano sempre schermate da tende, più o meno spesse, pesanti o leggere non importa, purché trattengano i suoni evitando che vadano ad impattare contro le lisce superfici vetrose, dannosissime per la loro capacità di rifrazione dei suoni.

Importantissimo, conseguentemente, è anche il pavimento. Le maioliche o il marmo sono come il vetro, pertanto sarà indispensabile l’uso di tappeti, grandi ove si possa, che coprano l’area di ascolto. Il parquet risponde meglio, ma il tappeto è comunque necessario per attenuare la velocità di riflesso dei suoni sulle superfici».

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Quando possibile, sappiate che parquet, e legno in generale, sono i migliori alleati dell’alta fedeltà. Sempre.

 

Coniugare home theatre e hi-fi è pratico, e spesso, molto remunerativo, affidandoci ai potenti finali stereo anche per i canali anteriori HT. Attenzione alle TV, però

«Esatto. Molti di noi hanno i diffusori ai lati del tv poiché posseggono un’unica sala per TV e hi-fi, oppure perché utilizzano le medesime casse audio sia per stereofonia che multicanale. Ormai, per giunta, nelle nostre case campeggiano schermi molto grandi, addirittura sopra i 75 pollici. Si tratta di superfici altamente riflettenti che alterano enormemente la risposa acustica in ambiente.

Provate a mettere una coperta sopra il tv e provate ad ascoltare lo stesso brano con e senza questo accorgimento, rimarrete sbalorditi!»

In conclusione

«Insomma, il nostro è un bellissimo gioco, che non finisce con l’acquisto dell’impianto, ma che comincia proprio nel momento in cui lo portiamo a casa e dobbiamo farlo suonare.

Un bel lavoro, senza fine, perché ogni giorno ci rendiamo conto che spostando anche di poco qualunque cosa all’interno dell’ambiente, questa avrà una ricaduta sul suono. Non si finisce mai di imparare ed è bellissimo farlo sperimentando, facendo esperienze e capendo che a volte fa più in piedino sotto un diffusore o un’elettronica che cambiare prestigiosi apparecchi o altoparlanti».

Buon lavoro, quindi, a tutti gli audiofili.

 

 

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