Una volta era la radio, successivamente chiamata sintonizzatore, ad intrattenere gli ascoltatori a lungo termine, antesignana dello streaming per dati versi, la cui compagnia era assai gradita e non solo per ascolti distratti o di sottofondo.
E non si creda che la qualità fosse molto diversa da quelle che per caratteristiche e censo erano ritenute le sorgenti audio per eccellenza, ovvero il giradischi ed il registratore a cassette, mediamente parlando, quest’ultimo sostituito nei casi più evoluti dalla versione a bobine, accreditata di prestazioni pressoché identiche all’originale in virtù della maggiore dimensione delle piste riportate sul nastro, del numero delle testine e della velocità di scorrimento, caratteristiche che influivano direttamente sulla risposta in frequenza, sulla gamma dinamica e sull’importante rapporto s/n.
Detto per inciso, il registratore a bobine, probabilmente rappresenta a tutt’oggi la massima espressione dell’analogico per quanto attiene ai valori appena citati, solitamente parecchio più elevati rispetto ad un comune giradischi; un vero peccato quindi che non esista praticamente software in quantità – tranne produzioni di nicchia molto costose di cui abbiamo riferito in questo articolo qualche tempo fa – circostanza che rende ancora più costosa ed elitaria la gestione di questo eccellente sistema di riproduzione analogica.
Tornando a noi, analogico della migliore specie quindi, laddove modelli parecchio evoluti in termini tecnici erano rappresentati da sua Maestà REVOX B760 e dal mitico MCINTOSH MR78, nonché dai molti esponenti a marchio MARANTZ, PIONEER oppure SANSUI, altro rappresentante nipponico di qualità certa.

Prezzi adeguati ovviamente, soprattutto quando si trattava di macchine sofisticate e iperdotate come il REVOX, la cui realizzazione elettromeccanica – e prestazioni conseguenti – erano in concreto degne del suo essere svizzero, paese noto per precisione ed affidabilità, almeno in determinati contesti.
Pertanto, non esisteva impianto ad Alta Fedeltà che non includesse un sintonizzatore, più o meno evoluto in ragione delle necessità del suo proprietario.
Necessità che potevano andare dell’ascolto di sottofondo, non troppo impegnativo quindi, al vero e proprio acculturamento audio, soprattutto per coloro che seguivano Radio Vaticana e la sua ineccepibile trasmissione di opere di musica classica, oppure i canali tematici all’epoca disponibili, segnatamente l’ottimo jazz messo in onda (ancora oggi) da RAI Radio 3.

Ascolto a fini culturali quindi, un eccellente sistema per conoscere senza quell’atteggiamento compulsivo attualmente in voga che fa del mordi e fuggi – e conseguente assenza di memoria di ciò che si è sentito, che ascoltare è pratica differente – la base principale del suo esistere.
Al momento le trasmissioni sono per la maggior parte digitali (identificate dall’acronimo DAB ovvero Digital Audio Broadcasting) anche se (re)esistono ancora le trasmissioni analogiche via FM, il classico sistema per eccellenza; addirittura uno sparuto gruppo trasmette in AM, ma si tratta di una nicchia.
La cosa bella di questo sistema, che sfrutta ovviamente sistemi di compressione per veicolare il flusso dati audio – nella fattispecie MPEG2 (DAB) e la sua forma evoluta MPEG4 (DAB+) – risiede nel poter scegliere la tipologia di musica che intendete ascoltare spaziando tra generi e sottogeneri in maniera concretamente approfondita, in altre parole qualsiasi gusto può essere assecondato, finanche quello più bizzarro e singolare.
A tale proposito esistono siti dedicati – ad esempio myradioonline.it – dove sono convenientemente raggruppate numerosissime radio nazionali tra le quali poter scegliere se ascoltare musica oppure altro, visto che il palinsesto prevede anche trasmissioni che approfondiscono i fatti che quotidianamente ci troviamo nostro malgrado a vivere, non solo musica quindi ma un notevole bacino dal quale attingere.

Al momento è il mercato dell’usato a farla da padrone nel caso voleste aderire alla non piccola compagine di appassionati dei radio days, ed il motivo è legato proprio alla pratica scomparsa di interesse in tal senso a causa di altri sistemi considerati maggiormente qualitativi, motivo per il quale la produzione di sintonizzatori si è praticamente interrotta, anche se la giapponese TEAC propone il lettore CD/TUNER PD-301 DAB parte dell’interessante piccolo sistema da noi segnalato in passato.
Chiaramente – al pari dello streaming cui molti si rivolgono – sarà necessario “sopportare” le numerose reclame ed interruzioni della trasmissione effettuate dalla “calda” voce dello speaker, qualcosa di affatto diverso da quanto accade, appunto, laddove si sfrutti il servizio gratuito che piattaforme come Spotify mettono a disposizione degli utenti tramite App sullo smartphone o sul PC, ma d’altronde – appunto perché tale servizio è gratuito – non si può doverosamente chiedere di più.
Come al solito, ottimi ascolti!!!




















