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Disney+ sotto accusa: Euroconsumers chiede 5 euro di rimborso al mese per la perdita di 4K, HDR e AirPlay

Disney+ finisce nel mirino delle associazioni dei consumatori per la rimozione di Dolby Vision, 4K e AirPlay. Euroconsumers chiede rimborsi fino a 5 euro al mese agli abbonati del piano Premium rimasti orfani di queste funzionalità

Pagare un abbonamento Premium a una piattaforma di streaming e ritrovarsi a guardare film e serie TV in Full HD e SDR, senza poter sfruttare le tecnologie video promesse inizialmente, è una situazione che difficilmente può passare inosservata. È proprio su questo punto che si sta concentrando lo scontro tra Disney+ e alcune associazioni dei consumatori, decise a entrare nel merito delle modifiche che hanno progressivamente ridimensionato le funzionalità della piattaforma streaming.

Euroconsumers, insieme ad altre organizzazioni aderenti tra cui Altroconsumo per l’Italia, Testachats per il Belgio e Deco Proteste per il Portogallo, ha inviato una formale diffida a The Walt Disney Company contestando proprio la gestione delle limitazioni tecniche introdotte nel servizio. Secondo le associazioni, il problema riguarda tanto la perdita di caratteristiche importanti quanto la scarsa trasparenza nei confronti degli abbonati, che non sarebbero stati adeguatamente informati delle modifiche e delle possibili forme di compensazione. La vicenda interessa gli utenti del piano Premium (il più costoso), concepito per offrire la migliore qualità audiovisiva disponibile nel catalogo Disney+. Tra le caratteristiche distintive figuravano fino a poco tempo fa la risoluzione 4K, l’HDR10 e il Dolby Vision, ma negli ultimi mesi questo pacchetto di feature ha subito diverse restrizioni, come abbiamo riportato più volte su queste pagine. 

Le prime criticità sono emerse tra la fine del 2025 e l’inizio del 2026, quando Disney+ ha perso il supporto al Dolby Vision in quai tutti i Paesi europei (Italia compresa). Successivamente, sono subentrate ulteriori limitazioni relative alla riproduzione in 4K Ultra HD e all’HDR. La situazione si è poi parzialmente modificata. Disney+ ha ripristinato a macchia di leopardo (e con tempistiche diverse) la riproduzione in 4K su una selezione di dispositivi compatibili con il codec video VP9, ma il ritorno alla risoluzione Ultra HD non ha coinciso con il recupero completo delle funzionalità precedenti. L’HDR, compreso il Dolby Vision, continua infatti a rappresentare un punto critico.


A complicare ulteriormente il quadro, è arrivata anvcora più recentemente la rimozione del supporto a Google Cast e Apple AirPlay 2, che consentivano di trasferire via wireless la riproduzione da smartphone e tablet a TV e dispositivi compatibili. All’origine delle limitazioni tecniche c’è una controversia relativa ai diritti di licenza con InterDigital, società attiva nel settore delle tecnologie wireless e video e titolare in Europa di numerosi brevetti. Il contenzioso legale tra le due società ha avuto ripercussioni proprio sulle tecnologie utilizzate da Disney+, con gli abbonati finiti al centro di una disputa commerciale che non dipende direttamente dalle loro scelte.

Per Euroconsumers, però, l’esistenza di una controversia sulle licenze non esaurisce le responsabilità del servizio nei confronti dei clienti. Il nodo è contrattuale e riguarda le condizioni effettive dell’abbonamento, nel senso che se un’offerta viene commercializzata facendo leva su determinate prestazioni, una loro riduzione prolungata dovrebbe essere comunicata in maniera chiara, valutando anche le conseguenze economiche per chi continua a pagare la tariffa prevista.

disney+

Le associazioni contestano in particolare il fatto che Disney+ non abbia predisposto un sistema generale di compensazione per tutti gli utenti coinvolti. Secondo le informazioni riportate nella diffida, sconti e possibilità di recesso sarebbero stati infatti concessi soltanto in seguito a richieste individuali, anziché attraverso una comunicazione sistematica rivolta agli abbonati interessati. Un approccio che lascia sulle spalle del cliente l’onere di accorgersi delle modifiche, documentarsi e contattare l’assistenza per ottenere un eventuale rimedio. Non proprio il massimo per un servizio in abbonamento con milioni di utenti.

La richiesta delle associazioni è che agli abbonati Premium dei Paesi in cui la qualità tecnica è stata ridotta o alcune funzionalità sono state eliminate dovrebbe essere riconosciuto un rimborso di almeno 5 euro al mese per il periodo interessato. La cifra costituisce la compensazione minima richiesta, non un rimborso già approvato o riconosciuto automaticamente agli utenti. Sarà quindi necessario seguire l’evoluzione della controversia per capire se Disney+ accetterà le richieste e con quali modalità intenderà eventualmente intervenire. Euroconsumers chiede inoltre che la piattaforma comunichi in modo trasparente quali funzioni siano effettivamente disponibili, quali siano state rimosse e quali forme di indennizzo possano essere richieste.

disney+

Se Disney+ non dovesse rispondere alla diffida e alla richiesta di sottoscrivere un impegno formale a interrompere le condotte contestate, le associazioni intendono rivolgersi alla rete europea CPC, il sistema di cooperazione tra le autorità nazionali per la tutela dei consumatori. In caso di accertamento delle violazioni, la procedura potrebbe avere conseguenze economiche rilevanti. Secondo quanto riportato, le sanzioni potrebbero infatti arrivare fino al 4% del fatturato annuo nei casi in cui ricorrano i presupposti previsti dalla normativa applicabile.

E per non farsi mancare proprio nulla, Disney+ ha annunciato che anche i due piani fino ad oggi senza pubblicità (Standard e Premium) potranno mostrare annunci pubblicitari prima e dopo la visione di un contenuto. Il tutto mentre negli USA e in Gran Bretagna sono stati appena aumentati per l’ennesima volta i prezzi degli abbonamenti. Negli Stait Uniti, il piano Disney+ Standard con pubblicità costa ora 12.49 dollari al mese (aumento di 0.50 dollari), mentre quello Premium è salito a 21.49 dollari al mese (un incremento di 2.50 dollari, pari al 13%). A quando gli aumenti anche in Italia?

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