Il Vulkkano DESK è un sistema stereo desktop composto da due speaker wireless con 50 W RMS di potenza, Bluetooth 5.3 e HDMI ARC. Ecco come suona e se vale i 90 euro richiesti
Vulkkano DESK: 89,99 euro
Trovare spazio sulla scrivania per una coppia di diffusori capaci di restituire un suono convincente non è sempre semplice. Monitor, tastiera, mouse e altri accessori finiscono spesso per occupare quasi tutta la superficie disponibile, lasciando poco margine per sistemi audio tradizionali, soprattutto quando impiegano woofer da 5 pollici o cabinet piuttosto voluminosi. Il sistema di speaker wireless Vulkkano DESK da 89,99 euro nasce proprio come un setup stereo per rispondere a questa esigenza, con un progetto che punta sulla compattezza senza rinunciare a una dotazione di connessioni insolitamente completa per la fascia di prezzo.
Con DESK, l’azienda spagnola propone una coppia di diffusori attivi a due vie con amplificazione integrata da 50 W RMS complessivi, Bluetooth 5.3 e ingressi cablati, che consentono il collegamento a un computer, a uno smartphone o a un televisore tramite HDMI ARC. L’uscita dedicata al subwoofer amplia ulteriormente le possibilità d’impiego, trasformando questi piccoli speaker in un sistema a 2.1 canali potenzialmente interessante anche per chi desidera migliorare l’audio del TV senza installare una soundbar.
Le dimensioni di 100 x 150 x 165 mm per ciascun diffusore permettono di facilitare non poco il posizionamento ai lati del monitor, su una mensola o in un piccolo ambiente dedicato all’ascolto musicale. La promessa di Vulkkano è infatti offrire un sistema audio accessibile, semplice da installare e sufficientemente versatile da accompagnare attività differenti, dall’ascolto della musica durante il lavoro alla riproduzione di film, serie TV e contenuti video.
Dotazione e accessori: tutto il necessario per iniziare
Una volta aperta la confezione, troviamo il manuale d’uso, un telecomando, il cavo di alimentazione, il cavo RCA per collegare i due diffusori, un cavo jack da 3,5mm per le sorgenti analogiche e un cavo USB-C/USB-A. Una dotazione completa (considerando anche il prezzo), che permette di utilizzare fin da subito il sistema senza dover acquistare separatamente i cavi indispensabili (manca solo il cavo HDMI, ma avremmo preteso troppo!).
Oltre ai comandi per la riproduzione e la regolazione del volume, il telecomando permette di selezionare tre profili di equalizzazione denominati Music, Movie e Dialog. Sono impostazioni tipiche degli speaker Vulkkano e pensate per adattare rapidamente la resa sonora al tipo di contenuto, con una gestione più immediata (ma anche più limitata) rispetto a quella offerta da un equalizzatore parametrico o da controlli di tono indipendenti.
Ovviamente, mancando un’app mobile di supporto o controlli di tono sui diffusori, non bisogna aspettarsi una calibrazione acustica sofisticata. I tre preset costituiscono una soluzione pratica per chi vuole intervenire rapidamente sul carattere sonoro, ma non sostituiscono la possibilità di regolare separatamente bassi, medi e alti. Proprio questa limitazione diventa rilevante durante l’ascolto, perché il bilanciamento tonale presenta alcune caratteristiche che avrebbero richiesto un intervento più preciso da parte dell’utente.
L’accessorio più interessante compreso nella confezione è la coppia di supporti inclinati. A prima vista possono sembrare un’aggiunta secondaria, soprattutto considerando che i diffusori dispongono già di piedini in gomma, ma in realtà svolgono una funzione importante quando gli speaker vengono collocati sulla scrivania. La loro inclinazione aiuta infatti a orientare i tweeter verso la posizione d’ascolto ed è un aspetto determinante per ottenere una risposta più coerente alle alte frequenze. Inoltre, contando che solitamente una coppia di supporti simili costa almeno 20 euro, trovarli compresi nel prezzo è un plus da non sottovalutare.
Design minimalista e ingombro ridotto
Dal punto di vista estetico, i Vulkkano DESK seguono una filosofia minimalista, con un cabinet dalle linee semplici e un’impostazione che privilegia la discrezione. Sono disponibili nelle finiture bianca e nera, così da adattarsi a postazioni di lavoro differenti, dagli ambienti più luminosi e contemporanei ai setup dominati da dispositivi più scuri. La versione bianca oggetto di questo test abbina il cabinet chiaro ai driver neri impreziositi da una sottile cornice dorata, con un contrasto cromatico piacevole che non appesantisce il frontale.
Il cabinet è realizzato in plastica e non cerca di simulare materiali più pregiati. Una scelta comprensibile in questa fascia di prezzo, nella quale contenere i costi e mantenere dimensioni ridotte sono priorità progettuali. Sulla parte superiore del diffusore destro, che ospita tutta l’elettronica, troviamo i comandi a sfioramento per l’accensione e la regolazione del volume. Non è un elemento essenziale (ho usato quasi sempre il telecomando), ma se avete gli speaker molto vicini a voi basta allungare il braccio per accedere a questi comandi fisici. Sul fondo di ogni speaker sono inoltre presenti quattro piedini in gomma, utili per stabilizzare i diffusori e limitare la trasmissione delle vibrazioni alla superficie d’appoggio.
Trasduttori e amplificazione: 50 W RMS in formato desktop
L’architettura acustica messa a punto da Vulkkano è quella di un sistema stereo a due vie, con un tweeter da 20 mm e un woofer da 3 pollici (7,6 cm) per ciascun diffusore. L’amplificazione è affidata a uno stadio in classe D basato sul chip ESMT AD82088D e, come già accennato, la potenza complessiva dichiarata raggiunge i 50 W RMS. Un valore sufficiente, sulla carta, per sonorizzare una scrivania, una camera da letto o un piccolo studio, che poi sono gli ambienti per i quali il sistema è stato concepito.
La risposta in frequenza, indicata tra 45 Hz e 20 kHz, suggerisce una copertura teoricamente ampia, anche se da due woofer da 3 pollici non ci si deve aspettare una gamma bassa esplosiva. Proprio per questo, Vulkkano ha inserito un’uscita sub per arricchire la resa sonora e coprire meglio la regione dei bassi che questi speaker così piccoli non riescono a raggiungere per evidenti limiti fisici. In questo caso, un modello compatto ed economico come il Vulkkano SUB6 MKII da 100 euro può rappresentare un abbinamento coerente per una scrivania o una stanza di dimensioni contenute, grazie al driver da 6 pollici e a una potenza di 60W RMS.
USB-C, HDMI ARC e Bluetooth 5.3: una connettività sorprendente
È soprattutto sul piano delle connessioni che i Vulkkano DESK mostrano una versatilità superiore a quella di molti sistemi audio desktop economici. Alle connessioni fisiche già citate in apertura, si aggiunge infatti un ricevitore Bluetooth 5.3, che seppur limitato al codec base SBC è un’aggiunta utile e gradita in un sistema da 90 euro. Per trovare sistemi simili a questo prezzo, ci si può rivolgere allo Sharp CP-SS30 (che però è privo di HDMI ARC, non ha l’uscita sub e costa 10 euro in più) o all’Edifier MR3, sistema compatto con uscita cuffie e ingressi bilanciati che però costa 20 euro in più, è meno potente ed è più indicato per un piccolo studio di registrazione casalingo.
A 90 euro, il Vulkkano DESK è insomma un sistema desktop con pochi rivali sul mercato se si guarda alla versatilità di utilizzo. L‘USB-C per il collegamento a un PC desktop, a un laptop o a uno smartphone è un altro plus che pochi speaker in questa fascia di prezzo possono vantare e lo stesso dicasi per l‘HDMI ARC, che amplia ulteriormente il campo d’impiego.
Il posizionamento, tuttavia, merita qualche attenzione. Consiglio infatti di utilizzare i supporti inclinati inclusi, che se da un lato possono apparire relativamente ingombranti rispetto ai cabinet ed esteticamente poco “eleganti”, dall’altro offrono un contributo acustico concreto. Collocare i diffusori direttamente sul piano senza inclinazione modifica infatti l’equilibrio percepito. La differenza è particolarmente importante in un ascolto ravvicinato, nel quale anche pochi centimetri di altezza e angolazione possono incidere sulla risposta in asse. Per ottenere il risultato migliore, conviene quindi utilizzare i supporti in dotazione, orientare i cabinet verso la posizione d’ascolto e mantenere una distanza ragionevolmente simmetrica tra i due diffusori.
Prova d’ascolto: che sorpresa!
Ho testato il sistema per circa una settimana con diverse sorgenti audio, da un MacBook Air del 2024 fino a un nuovissimo Galaxy Fold 8, passando per un DAP HiBy e un TV OLED LG G3 da 65”. Ho variato il più possibile anche il materiale d’ascolto tra Qobuz in modalità cablata e Bluetooth, videogiochi, YouTube, film e serie TV e devo ammettere che il sistema DESK ha superato le mie più rosee aspettative.
Sul piano timbrico, la prima impressione è quella di un suono caldo, con una gamma bassa piuttosto presente e una buona capacità di rendere le voci riconoscibili. Considerando il diametro dei woofer, il risultato mi ha sospreso visto che i DESK non danno immediatamente la sensazione di un sistema eccessivamente esile, caratteristica che invece penalizza spesso diffusori così compatti.
Il confronto con speaker desktop dotati di woofer più corposi, come gli A5 ARC MKII, mette inevitabilmente in evidenza differenze nella profondità dei bassi, nella dinamica e nella capacità di mantenere il controllo quando il volume aumenta. Non si tratta però di una differenza che rende automaticamente inadeguati i DESK. Anzi, per un ascolto ravvicinato, per la musica in sottofondo durante il lavoro o per l’audio quotidiano di un PC, la potenza disponibile appare adeguata a un impiego in ambienti piccoli e medi, purché non si cerchino livelli da festa o una pressione sonora particolarmente elevata.
La gamma bassa è uno degli aspetti più caratterizzanti. I piccoli woofer riescono a dare corpo alla riproduzione e a conferire una certa energia ai brani, oltre a dare un po’ più di sostanza agli effetti sonori dei film. L’equilibrio, però, non è sempre perfetto. In alcuni brani, anche senza collegare un subwoofer esterno, i bassi possono risultare troppo insistenti e finire per interferire con la gamma media. Quando accade, le voci e gli strumenti collocati nella regione centrale dello spettro perdono parte della loro naturale separazione, con una presentazione meno pulita di quella che i diffusori riescono a offrire nelle condizioni migliori.
Il limite non è insolito per speaker di questo formato e non va interpretato come una carenza assoluta di qualità. Piuttosto, indica una scelta di tuning che privilegia un ascolto corposo e immediatamente gratificante rispetto a una risposta rigorosamente neutra. La percezione varia in funzione della registrazione, del posizionamento e del livello d’ascolto, ma chi predilige un’impostazione equilibrata potrebbe trovare utile intervenire sull’equalizzazione della sorgente.
I tre profili selezionabili dal telecomando offrono una prima possibilità di adattamento, anche se come già detto non consentono una regolazione fine. La modalità Music offre un leggero boost sulle basse frequenze, mantenendo comunque ben definite le voci e il resto dello spettro sonoro, mentre quella Movie garantisce una spazialità dell’immagine sonora davvero sorprendente per le dimensioni del sistema, unitamente a un ulteriore incremento del punch sui bassi. La modalità Dialog, come intuibile, enfatizza la gamma media e la voce sopra ogni altro elemento. Non l’ho trovata particolarmente adatta per la musica, il cinema o i videogiochi (è davvero troppo esile), ma riconosco che può rivelarsi molto utile per l’ascolto di podcast, programmi radio o video tutorial su YouTube.
Alla fine, ho preferito usare Movie un po’ in tutti gli scenari intervenendo riducendo però in modo deciso la gamma bassa tramite un equalizzatore software anche sul TV LG, dove però le possibilità di intervenire sui bassi sono limitate partendo da 100Hz. Se non volete usare l’equalizzazione, è meglio allora usare la modalità Music, che è la più equilibrata fra le tre.
La gamma media rappresenta uno degli aspetti più convincenti dei DESK. Le voci mantengono una presenza soddisfacente e non sembrano arretrare sistematicamente dietro agli strumenti. Dialoghi, podcast e contenuti parlati beneficiano di questa impostazione, mentre nella musica le voci conservano una buona evidenza all’interno del mix. È una qualità importante per diffusori destinati a un uso misto, perché il PC è ormai una sorgente trasversale per ascoltare album, partecipare a riunioni, seguire video e guardare film. Un sistema che gestisce bene le voci può rivelarsi più versatile di uno che privilegia l’impatto sulle basse frequenze sacrificando l’intelligibilità.
La scena sonora è piuttosto raccolta, come ci si può aspettare da due diffusori molto piccoli e collocati a breve distanza dall’ascoltatore. Posizionandoli correttamente, l’immagine stereo appare comunque sufficientemente centrata e permette di distinguere la provenienza dei suoni tra i due canali. Gli alti rappresentano invece il compromesso più evidente. Il tweeter da 20 mm fatica infatti a offrire la brillantezza e la capacità di mettere in risalto le microinformazioni che si possono trovare in sistemi più raffinati. Alcuni dettagli delle registrazioni rimangono meno evidenti e la parte alta dello spettro può apparire leggermente arretrata, soprattutto con brani ricchi di armoniche, percussioni e informazioni ambientali.
Chi ascolta prevalentemente musica pop, contenuti parlati o playlist in sottofondo, potrebbe non considerarlo un difetto determinante, mentre gli appassionati che cercano una riproduzione più analitica potrebbero desiderare una maggiore estensione percepita e una migliore definizione delle alte frequenze.
Per quanto riguarda lo scenario televisivo, i DESK offrono un’alternativa pratica e valida agli speaker integrati di molti TV. La connessione HDMI ARC semplifica l’integrazione e la gamma media aiuta a mantenere comprensibili i dialoghi. La resa delle basse frequenze resta però quella di un sistema stereo compatto, anche se l’uscita per un subwoofer esterno permette di aggiungere maggiore profondità.
Contando di spendere 90 euro per i DESK e 100 euro per il SUB6 MKII, si ottiene un sistema 2.1 con meno di 200 euro non pensato nativamente per l’abbinamento a un TV ma che se la cava bene anche in questo scenario, soprattutto quando una possibile alternativa come la Fire TV Soundbar da 139 euro costa meno ma non ha un subwoofer dedicato, è meno potente, è priva di USB-C e risulta molto meno versatile, non essendo una soluzione ideale per un setup da scrivania.
Verdetto: 8,5
Il Vulkkano DESK rappresenta una piacevole sorpresa nella fascia dei sistemi audio desktop sotto i 100 euro. Compatta, versatile e sorprendentemente completa sul fronte delle connessioni, questa coppia di speaker wireless da scrivania riesce a offrire una resa sonora più corposa di quanto ci si potrebbe aspettare da due diffusori con woofer da appena 3 pollici. La buona intelligibilità delle voci e la possibilità di collegarli al PC, allo smartphone o al televisore tramite HDMI ARC ne fanno inoltre una soluzione adatta a utilizzi molto diversi, occupando tra l’altro pochissimo spazio sulla scrivania.
Non mancano però alcuni compromessi, come un tuning di fabbrica improntato a una gamma bassa forse un po’ troppo esuberante e una gamma alta piacevole ma non particolarmente dettagliata. Anche le possibilità di personalizzazione sonora restano limitate, sebbene l’utilizzo di un equalizzatore lato sorgente migliori l’equilibrio generale. Sono comunque difetti comprensibili in rapporto al prezzo, soprattutto considerando la dotazione e gli accessori inclusi. A questo prezzo però non troverete granché di meglio in giro, anche in ottica futura con l’aggiunta di un subwoofer attivo per creare un sistema desktop a 2.1 canali con pochi rivali nel mercato odierno.
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