Dimensioni compatte, facilità di posizionamento, possibilità di upgrade nel tempo e soprattutto una eccezionale musicalità. Questo setup ci ha fatto ascoltare tanta musica facendoci perdere la cognizione del tempo.
La realizzazione di una catena audio di alto livello richiede un’attenta valutazione non solo delle specifiche tecniche dei singoli componenti, ma soprattutto delle loro sinergie a livello elettrico, acustiche e timbrico.
Il setup che segue è concepito intorno a una filosofia che vede i componenti scelti come dei singoli attori ognuno con un ruolo ben preciso. La parte digitale e dello streaming di rete è affidata a una sorgente essenziale ma estremamente raffinata come l’Audiolab 6000N Play, l’amplificazione è puramente analogica parliamo infatti del Moon 250i V2 di Simaudio, infine troviamo il diffusore da scaffale Totem Loon Monitor, un esempio di come un diffusore piccolo possa suonare decisamente grande e di come sia facile posizionarlo in ambiente domestico.
L’ abbinamento di questi tre specifici componenti genera un ecosistema di rara sinergia, posizionandosi come un assoluto “best buy” nella fascia di mercato intorno ai 5.000 euro complessivi.

La sorgente digitale: Audiolab 6000N Play
Nel contesto di un impianto Hi-Fi di questo rango, lo streamer di rete ha il delicatissimo compito di estrarre il dato digitale dal network locale o dai server remoti, minimizzare gli errori temporali e operare una conversione in dominio analogico il più coerente possibile. L’Audiolab 6000N Play si inserisce nel mercato degli streamer di fascia medio-bassa, con un prezzo di listino che si attesta intorno ai 500-600 Euro, ma adotta soluzioni circuitali ereditate direttamente dalle elettroniche di fascia superiore del rinomato produttore britannico.
Il 6000N Play rappresenta il terzo componente della fortunata gamma 6000 di Audiolab, seguendo l’amplificatore integrato 6000A e la meccanica di trasporto CD 6000CDT, da cui prende in prestito alcune tecnologie. Nonostante la successiva introduzione di modelli superiori come il 7000N Play e il flagship 9000N, il 6000N mantiene un rapporto qualità-prezzo difficilmente eguagliabile per chi cerca buone prestazioni sonore senza lasciarsi ammaliare dai fronzoli estetici.
l cuore nevralgico dell’Audiolab 6000N Play è il convertitore digitale-analogico ESS Sabre32 Reference ES9018. Questo chip, già implementato con enorme successo nell’amplificatore integrato 6000A e nell’ M-DAC, è celebre nell’industria per la sua architettura HyperStream a 32 bit e per la presenza del brevetto Time Domain Jitter Eliminator di ESS Technology. Negli ultimi anni ci sono stati diversi upgrade di questo chip ma questa configurazione del produttore britannico riesce davvero a fare bene salvaguardando il portafogli.
Il jitter, è uno dei responsabili di quel suono aspro, metallico e bidimensionale che storicamente affligge le sorgenti digitali di scarsa qualità. Il sistema integrato nel DAC Sabre analizza algoritmicamente il segnale in ingresso e applica una correzione temporale autonoma, slegando di fatto la precisione del clock interno dall’instabilità intrinseca delle trasmissioni asincrone di rete Wi-Fi o Ethernet. Il risultato all’ascolto è una presentazione sonora composta, estremamente articolata e con bassa fatica d’ascolto.
Un elemento ingegneristico che eleva l’Audiolab 6000N Play al di sopra della media dei concorrenti diretti è la progettazione della sua sezione di alimentazione. L’Audiolab, prende in prestito il design con alimentatore isolato e il trasformatore toroidale ad alta efficienza originariamente sviluppati per la meccanica di lettura 6000CDT.
Il trasformatore toroidale promette di garantire un rumore di fondo estremamente basso, coadiuvato da un rapporto segnale rumore decisamente di buon livello per la fascia di prezzo. Niente display o fronzoli particolari, come spesso vediamo su altri modelli della concorrenza. Sappiate però che l’approccio minimalista del 6000N, non è solo una misura di contenimento dei costi, ma una scelta ingegneristica consapevole a favore della qualità del suono, che punta ad eliminare tutti quegli elementi che possono inserire elementi di disturbo del segnale, specialmente in una fascia di prezzo entry level dove per forza di cose bisogna fare i conti con i costi.
Dal punto di vista del software e della connettività, l’Audiolab 6000N Play si affida alla piattaforma DTS Play-Fi. Questo ecosistema permette la riproduzione audio multi-room ad alta risoluzione attraverso reti Wi-Fi dual-band o connessione cablata Ethernet. Inoltre ci teniamo ad aggiungere che negli ultimi anni Play-Fi ha fatto degli eccellenti passi in avanti dal punto di vista della stabilità e dell’usabilità che in tempi addietro non erano proprio stati il loro forte.
Il supporto nativo include servizi di streaming lossless e high-res come Tidal, Qobuz, HDtracks, oltre a Spotify Connect, Deezer, Amazon Music e radio internet (TuneIn). È garantito anche il supporto ai protocolli DLNA e UPnP per la riproduzione di librerie musicali archiviate su NAS locali o computer in rete.
L’interfaccia utente è delegata interamente all’applicazione, riducendo i controlli fisici sul pannello in alluminio dell’apparecchio a sei semplici pulsanti “preset”. Per maggiori informazioni su prezzi e disponibilità potete visitare questo link.
Amplificatore integrato Simaudio Moon 250i V2: tutta la corrente che serve
Il Moon 250i V2, progettato e costruito rigorosamente a mano in Canada dalla prestigiosa Simaudio, è un amplificatore integrato di fascia media (con un costo che oscilla attorno ai 2.500 Euro) che abbraccia una filosofia di assoluto purismo analogico. In un’epoca in cui la quasi totalità dei produttori include moduli DAC, ricevitori Bluetooth e chip Wi-Fi all’interno dei propri amplificatori per assecondare le logiche del marketing “all-in-one”, Simaudio compie una scelta radicalmente opposta e concettualmente elitaria: il Moon 250i V2 è totalmente sprovvisto di qualsiasi circuito digitale. Questa architettura ha dei pro e dei contro ovviamente. Da una parte si perde la comodità di avere tutto in un solo apparecchio, dall’altra però impedisce alla radice l’obsolescenza del prodotto. Un buon amplificatore analogico in Classe A/B suona in modo perfetto oggi e suonerà identicamente tra trent’anni.
Il Moon 250i V2 dichiara una potenza di targa di 50 Watt per canale su un carico di 8 Ohm e di 100 Watt per canale su un carico di 4 Ohm (con una Distorsione Armonica Totale estremamente contenuta, misurata allo 0,02% sull’intero spettro 20 Hz – 20 kHz). Il Moon 250i V2 raddoppia esattamente la propria potenza al dimezzarsi dell’impedenza (passando da 50W a 100W) già da qui possiamo capire che è equipaggiato con una sezione di alimentazione sovradimensionata e di uno stadio di uscita a transistor estremamente stabile. Sollevando il coperchio del solido telaio canadese, si nota immediatamente il trasformatore toroidale da 350 VA, abbinato a un banco di condensatori ad altissima capacità e rapidità di scarica. Questa riserva di energia conferisce all’amplificatore un Fattore di Smorzamento che, come nella tradizione dei prodotti Moon, si attesta a livelli di eccellenza (spesso superiori a 700 nelle topologie Simaudio). Il Moon 250i V2 ha un sound muscoloso, materico, autorevole, dotato di un controllo eccezionale sulle basse frequenze, qualcuno potrebbe addirittura ritenerlo esagerato per i diffusori scelti, ma signori miei, ascoltateli in abbinata e poi diteci.

Per quanto concerne la connettività troviamo quattro ingressi di linea RCA posteriori (phono mm novità), affiancati da un comodo ingresso frontale con jack da 3,5 mm (denominato “MP” – Media Player) pensato per connessioni volanti rapide. Sul pannello frontale trova spazio anche un’uscita cuffie dedicata con stadio di amplificazione indipendente, mentre sul retro sono presenti i terminali In/Out SimLink, un protocollo proprietario di comunicazione bidirezionale che permette l’interfacciamento e il controllo sincronizzato con altre elettroniche dell’ecosistema Moon.
Presente anche un’uscita “Pre Out” variabile. Questa connessione permette di utilizzare la sezione di controllo volume del 250i V2 esclusivamente come preamplificatore collegato a un finale di potenza esterno, oppure consente l’integrazione di un subwoofer attivo. Volendo spingersi oltre, utilizzando contemporaneamente i finali interni e un finale esterno, si apre la strada alla bi-amplificazione passiva dei diffusori predisposti.
Il telaio è davvero ben realizzato e può contare su soluzioni davvero interessanti. Costruito con alluminio e acciaio di alta qualità per prevenire e minimizzare risonanze, vibrazioni microfoniche e interferenze esterne, si distingue per il massiccio pannello frontale in alluminio spazzolato, inconfondibile firma estetica di Simaudio. I tecnici canadesi hanno inoltre studiato al fine di offrire un‘efficiente dissipazione passiva del calore che evita di sottoporre la componentistica interna a stress termico prolungato. Per maggiori informazioni potete consultare questo link.
https://www.youtube.com/watch?v=q11PgBgTFCA&t=163s
Totem Loon Monitor e la magia olografica: non fermatevi alle apparenze
L‘ultimo, critico anello della complessa catena di riproduzione audio, nonché il componente che per ragioni fisiche e meccaniche influenza maggiormente il timbro e la presentazione spaziale dell’intero impianto, è il diffusore acustico. Quando abbiamo pubblicato la recensione di questi diffusori qualcuno di voi ci ha scritto in quanto non entusiasti dell’estetica, ma dobbiamo chiedervi di non fermarvi alle prime apparenze perchè questi diffusori la differenza la fanno all’ascolto. Realizzati a Montreal, in Canada, dalla Totem Acoustic, sotto la guida visionaria del leggendario progettista di origini italiane Vince Bruzzese, seguono una filosofia che vale davvero la pena approfondire.
Disponibili a un prezzo che si aggira intorno ai 1.800 Euro la coppia, i Totem Loon rappresentano un classico esempio del concetto di “mini-monitor” inaugurato decenni fa dal celeberrimo Totem Model 1. Il nome stesso del diffusore, “Loon” (che identifica la strolaga, un maestoso uccello acquatico nordamericano noto per il suo richiamo profondo e risonante), evoca allegoricamente la capacità quasi mistica e ipnotica di questi trasduttori di trasferire l’energia sonica in maniera fluida, viva e totalmente coinvolgente. La loro presentazione al Munich High End Audio Show ha suscitato un interesse incredibile, impressionando critica e pubblico per la capacità di riempire la stanza con un timing fulmineo, ritmicamente trascinante e con un suono “punchy” insospettabile per le dimensioni.

A discapito delle dimensioni esterne del cabinet, che risultano essere estremamente compatte (appena 27,3 cm di altezza, 15,3 cm di larghezza e 20,3 cm di profondità, con un peso unitario contenuto in soli 3,86 kg), il Loon Monitor sfoggia una prestazione che va semplicemente ascoltata. Il design sfrutta un caricamento bass reflex a due vie, con il condotto di accordo posizionato sul pannello posteriore.
La gestione della cruciale gamma medio-bassa è affidata a un woofer da 5.75 pollici (circa 14,6 cm), che rappresenta il driver di diametro maggiore mai montato da Totem su un cabinet monitor così compatto. Questo trasduttore è equipaggiato con una speciale bobina mobile placcata in rame (copper-clad voice coil), progettata specificamente per massimizzare la dissipazione termica e l’escursione meccanica lineare. L’inclusione di questo driver determina un’estensione in basso inaspettata in proporzione al litraggio del box: i Totem Loon scendono linearmente e con autorità fino a 51 Hz (con un margine di ± 3 dB). A differenza di molti diffusori concorrenti che utilizzano risonanze del cabinet per dare qualche Hz in più sul medio basso creando un suono decisamente troppo “boomy”, la presentazione del basso dei Loon non è mai gonfia o confusa. Al contrario, risulta estremamente tesa, frenata, veloce e caratterizzata da un impatto percussivo e da un decadimento naturale da primato.
La restituzione della porzione superiore dello spettro audio, la gamma alta e altissima, sono invece demandate a un tweeter a cupola morbida in tessuto da 1 pollice, la cui complessa geometria superficiale è incisa con estrema precisione al laser (laser-etched textile soft dome). L’estensione in alto si spinge dolcemente e linearmente fino alla soglia ultrasonica di 26 kHz senza mai, in nessun caso, introdurre quella tipica durezza vetrosa, asprezza o stridore che affligge fin troppi tweeter a cupola metallica. Le sibilanti vocali (le fatidiche “S”), anche nelle registrazioni moderne compresse o meno curate, vengono gestite con una grazia vellutata, risultando, nei limiti del possibile, musicali, setose e poco affaticanti, permettendo ore di ascolto ininterrotto a volumi sostenuti.
La vera chicca dei Totem Loon, nonché il marchio di fabbrica inviolabile dell’intera filosofia progettuale di Vince Bruzzese, risiede nell’implementazione della topologia del filtro crossover. A differenza del 90% del mercato, i Loon utilizzano un rarissimo e particolare crossover del primo ordine, incrociato alla frequenza di 2,5 kHz.
In campo ingegneristico, un crossover del primo ordine presenta una pendenza di attenuazione acustica ed elettrica bassissima, pari ad appena 6 dB per ottava. Questa scelta, sicuramente non facile da mettere a punto, offre una coerenza temporale e una linearità di fase che rasentano la perfezione. Il risutato all’ascolto è che il Loon Monitor scompare letteralmente dalla stanza. L’immagine stereo, è scultorea, monumentale, profonda e olografica. Ancor più sbalorditiva è l’incredibile risposta fuori asse: a differenza di speaker iper-direttivi che costringono l’ascoltatore a rimanere immobile al centro del divano, i Loon mantengono l’assoluta coerenza timbrica e la precisione spaziale anche ad angolazioni superiori ai 45 gradi. Questo genera uno “sweet spot” eccezionalmente ampio, perfetto per l’ascolto in ambienti domestici.
Analizzando i parametri elettrici di interfacciamento, i Loon presentano un’impedenza nominale estremamente lineare di 8 Ohm e una sensibilità di 87 dB misurata a 1 Watt su 1 metro. Non si tratta di un carico “killer” per gli amplificatori, ma la loro trasparenza estrema esige corrente pulita, smorzata e velocissima per essere pilotati con autorità (motivo per cui l’abbinamento magistrale con il Moon 250i V2 risulta essere la proverbiale morte sua). Totem Acoustic raccomanda in via ufficiale amplificazioni di rango comprese tra i 20 e i 110 Watt RMS.
Il posizionamento in ambiente domestico è notevolmente indulgente e facile da gestire, un enorme vantaggio per un “desktop” setup o una collocazione in libreria. L’emissione del tubo reflex posteriore permette un collocamento estremamente variabile che spazia dai 15 ai 91 cm di distanza dalla parete di fondo, con una distanza reciproca ottimale tra il diffusore destro e sinistro che va dagli 0,9 agli oltre 2,4 metri. Interagendo in modo sapiente con il rinforzo delle pareti, l’utente può accordare l’estensione del basso semplicemente variando di pochi centimetri la distanza dal muro.
Un parametro operativo fondamentale, specificamente imposto da Totem Acoustic e confermato da ogni addetto ai lavori, è la necessità assoluta di un accurato periodo di rodaggio (break-in) meccanico ed elettrico. I Loon richiedono tassativamente dalle 50 alle 80 ore di riproduzione continuativa a volumi medi e medio-alti. Questo lasso di tempo prolungato è indispensabile per consentire alle sospensioni in gomma butilica ad alta densità e al centratore rigido (spider) del woofer di allentarsi e raggiungere la corretta elasticità di progetto, nonché ai grossi condensatori del crossover di assestarsi elettricamente (il cosiddetto “forming” del dielettrico interno). Appena sballati e collegati, i diffusori freschi di fabbrica possono apparire timidi, impacciati in basso e leggermente “chiusi” o inscatolati sulle alte frequenze; è solo dopo il completamento totale del rodaggio che il basso si apre e si espande in profondità telluriche e gli acuti acquisiscono quella vivida, setosa e olografica ariosità che contraddistingue i grandi classici del marchio canadese. Per maggiori informazioni sulle Totem Acosutic Loon potete consultare questo link.
Bene, a questo punto non vi resta altro da fare che contattare il vostro rivenditore di fiducia e farvi riservare una sessione di ascolto a voi dedicata.
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