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Chi costruirà i lettori CD di domani? Il problema nascosto dell’hi-fi

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I produttori cinesi stanno scommettendo molto sui lettori CD

Nonostante i lettori CD stiano conoscendo una seconda giovinezza, l’industria hi-fi deve fare i conti con la crescente difficoltà nel reperire meccanismi ottici di qualità, soprattutto per i modelli top di gamma e i lettori SACD

Il mercato dei lettori CD non sta vivendo una vera e propria rinascita, almeno non nel senso in cui siamo abituati a intendere questo termine. Lo streaming continua infatti a rappresentare il principale sistema di accesso alla musica e, per la maggior parte degli ascoltatori, ha ormai sostituito il supporto ottico come soluzione più pratica e immediata. Eppure, il compact disc continua a occupare uno spazio ben preciso nel mercato hi-fi, tanto che diversi produttori continuano a presentare nuovi lettori CD e trasporti dedicati, oppure mantengono in catalogo apparecchi compatibili anche con il SACD.

C’è però qualche nube all’orizzonte e riguarda la tecnologia necessaria per riprodurre questi supporti fisici. Dietro a un lettore CD apparentemente semplice si nasconde infatti una piattaforma meccanica, ottica ed elettronica molto più complessa di quanto potrebbe sembrare. E proprio la disponibilità di queste piattaforme sta diventando un problema per una parte del settore, soprattutto quando si sale verso l’alta gamma.

La situazione è paradossale. Da una parte continuano a esistere milioni di CD nelle collezioni degli appassionati e alcuni mercati mostrano ancora una domanda significativa per il formato. Dall’altra, la base industriale necessaria per sviluppare e produrre meccanismi ottici destinati ai prodotti hi-fi di qualità si è progressivamente ristretta. Il risultato è che oggi il problema per un costruttore non è necessariamente trovare un lettore ottico in senso generico, ma trovare il meccanismo giusto, con caratteristiche adeguate alle proprie esigenze e con la garanzia di poterlo utilizzare per un periodo sufficientemente lungo.


fosi disc nano

Il vero problema è dietro al cassetto del lettore

Quando si acquista un lettore CD, la parte più evidente è naturalmente quella che permette di inserire il disco e avviare la riproduzione. Il sistema che consente di leggere correttamente i dati incisi sulla superficie del supporto comprende però molti elementi che devono funzionare in stretta sinergia.

Ci sono il caricamento del disco, il motore che fa ruotare il supporto, il sistema di traslazione della testina ottica, il pickup laser, i circuiti servoassistiti, il sistema di decodifica e il firmware che coordina tutte queste funzioni. A questi elementi si aggiungono aspetti apparentemente secondari, ma determinanti in un prodotto hi-fi, come il controllo delle vibrazioni, la rumorosità meccanica, l’alimentazione, la compatibilità elettromagnetica e la gestione degli errori di lettura.

Per questo motivo sostituire un meccanismo con un altro non è un’operazione paragonabile alla semplice sostituzione di un componente elettronico. Il nuovo sistema deve essere compatibile con l’elettronica di controllo, con il firmware, con il sistema di alimentazione e con la struttura meccanica del prodotto. È proprio qui che la contrazione dell’offerta industriale diventa significativa. Il mercato consumer continua naturalmente a utilizzare lettori ottici, ma le esigenze di un lettore CD economico e quelle di un trasporto destinato a un sistema hi-fi di fascia alta sono molto diverse.

Un costruttore di elettroniche premium può richiedere un meccanismo particolarmente silenzioso, rigido, preciso, facilmente integrabile con una determinata architettura elettronica e, soprattutto, disponibile per molti anni. Se il fornitore interrompe la produzione, l’impatto sul prodotto finito può essere molto più serio di quanto si possa immaginare.

Il fatto che siano disponibili numerosi lettori CD non significa necessariamente che esistano altrettanti meccanismi differenti. Diversi produttori possono infatti utilizzare la stessa piattaforma di base acquistata da un fornitore specializzato. In altri casi il costruttore può acquistare il meccanismo e sviluppare internamente l’elettronica di controllo, mentre le aziende più strutturate possono arrivare a progettare direttamente l’architettura del sistema. Il problema nasce quando le alternative disponibili diminuiscono e un numero crescente di produttori finisce per dipendere dagli stessi fornitori. Ecco allora che la disponibilità del meccanismo diventa una questione strategica.

In questo scenario, SUOS-HiFi rappresenta una delle risposte concrete alla progressiva riduzione delle piattaforme disponibili. L’azienda austriaca continua infatti a sviluppare meccaniche, sistemi servo e piattaforme di controllo dedicate al CD, offrendo ai produttori hi-fi un’alternativa alle architetture proprietarie che solo i brand più grandi possono permettersi di progettare internamente.

Per i produttori hi-fi di piccole e medie dimensioni, poter contare su un’azienda specializzata in questo campo può fare una differenza considerevole. SUOS-HiFi mette infatti a disposizione soluzioni complete che comprendono meccanica, servo e decodifica, lasciando al costruttore la possibilità di sviluppare autonomamente alimentazione, elettronica, DAC, sezione analogica e struttura del prodotto. È un modello particolarmente interessante per il mercato hi-fi contemporaneo, in cui molti brand non hanno più le dimensioni industriali necessarie per progettare internamente ogni singolo componente di un lettore ottico.

Quando il meccanismo diventa parte del progetto

La situazione cambia ulteriormente quando si prendono in considerazione i produttori che hanno scelto di sviluppare architetture proprietarie. TEAC ed Esoteric rappresentano uno degli esempi più noti con il VRDS, acronimo di Vibration-Free Rigid Disc-Clamping System. Questa tecnologia mantiene il disco in condizioni estremamente stabili durante la rotazione, utilizzando una struttura meccanica particolarmente rigida. Esoteric ha poi sviluppato ulteriormente questa filosofia con la piattaforma VRDS-ATLAS.

Anche C.E.C. segue una strada molto particolare con i suoi sistemi a trascinamento a cinghia. La tecnologia Belt Drive è presente nella produzione dell’azienda dal 1991 e, nelle soluzioni Double Belt Drive, la cinghia viene utilizzata anche per il movimento del gruppo ottico. È un approccio che punta a ridurre determinate interferenze meccaniche e a controllare con grande attenzione il movimento del disco e della testina.

Accuphase sviluppa a sua volta meccanismi proprietari. Nel lettore SACD DP-770 da 28.000 euro, per esempio, il gruppo di lettura è concepito con particolare attenzione alla rigidità, alla distribuzione delle masse e all’isolamento della testina ottica. T+A ha sviluppato una propria architettura di trasporto e decodifica, con un sistema di azionamento lineare di precisione e soluzioni specifiche anche per la lettura dei SACD.

LUXMAN utilizza la piattaforma LxDTM-i, mentre Denon e Marantz hanno sviluppato nel tempo soluzioni proprietarie come l’Advanced S.V.H. e il SACDM-3. Dire “meccanismo proprietario”, tuttavia, non significa necessariamente che ogni singolo componente venga fabbricato internamente dal produttore. Motori, pickup ottici e altri elementi possono comunque provenire da fornitori specializzati. La differenza fondamentale riguarda piuttosto il controllo dell’architettura complessiva.

accuphase DP-570S

È il costruttore a stabilire come devono interagire meccanica, servo, decoder, firmware e sistema di controllo. Questa autonomia riduce la dipendenza da una singola piattaforma standard e permette di progettare il prodotto attorno a esigenze specifiche.

Il caso Naim dimostra quanto sia concreto il problema

Se questi sono esempi virtuosi, esistono però casi in cui la produzione di componenti per modelli di alta gamma sta diventando problematica. Un esempio particolarmente eloquente arriva da Naim. Lo Uniti Star del 2018 era un prodotto estremamente interessante proprio perché riuniva in un unico apparecchio streaming, DAC, amplificazione e lettura CD, oltre alla possibilità di effettuare il ripping dei dischi. Otto anni dopo Naim ha presentato lo Uniti Star Lite, eliminando però il lettore CD.

La spiegazione fornita dall’azienda è che la disponibilità di un meccanismo CD adeguato era diventata un problema concreto. Secondo quanto riportato sul forum Naim, l’azienda non riusciva più a reperire un’unità di lettura adatta allo Star e questo ha contribuito alla necessità di modificare il prodotto.

Un caso ancora più esplicito riguarda PS Audio, che quest’anno ha interrotto la produzione del proprio trasporto SACD di riferimento. Anche in questo caso la questione non era l’impossibilità generale di acquistare un meccanismo ottico, ma la disponibilità di una piattaforma con caratteristiche adeguate a quel determinato progetto.

La distinzione è fondamentale. Dire che “i meccanismi CD stanno scomparendo” sarebbe infatti fuorviante, visto che i meccanismi ottici continuano a esistere. Ciò che si sta riducendo è se mai la disponibilità di piattaforme adatte ai prodotti hi-fi di fascia alta, con caratteristiche meccaniche, elettroniche e di affidabilità sufficientemente elevate.

Perché il SACD è un problema ancora più complesso

Se il CD deve fare i conti con una disponibilità più limitata delle piattaforme di qualità, il SACD si trova in una situazione ancora più delicata. La riproduzione di un SACD richiede infatti una piattaforma specifica, con componenti ottici, sistemi servo e circuiti di decodifica compatibili con il formato. Non tutte le piattaforme CD possono essere adattate alla riproduzione SACD semplicemente attraverso un aggiornamento elettronico o firmware.

Questo restringe ulteriormente il numero di soluzioni disponibili. Le attuali piattaforme di SUOS-HiFi, per esempio, sono dedicate alla riproduzione del CD-DA e non costituiscono una soluzione per sviluppare un nuovo lettore SACD. Un dettaglio tecnico che aiuta a comprendere quanto sia più complesso il futuro del formato ad alta risoluzione su supporto ottico.

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Per un produttore che voglia sviluppare oggi un nuovo lettore SACD, la scelta della piattaforma diventa quindi ancora più strategica. Avere accesso a un’architettura proprietaria, o a una soluzione il cui approvvigionamento sia garantito nel lungo periodo, può rappresentare un vantaggio importante.

Il ricambio potrebbe diventare il vero tallone d’Achille

C’è poi il problema della riparabilità. Un lettore CD può avere un’elettronica eccellente e una meccanica sofisticata, ma prima o poi alcuni componenti sono destinati a usurarsi. Il pickup ottico, il sistema di caricamento, il motore e alcune parti del gruppo di traslazione possono infatti richiedere una sostituzione.

Il problema emerge soprattutto dopo dieci o quindici anni, quando il produttore potrebbe non avere più accesso agli stessi componenti utilizzati in origine. Per un modello economico questo può significare semplicemente la fine della sua vita utile, ma per un lettore high-end dal costo di diverse migliaia di euro la questione assume tutt’altra rilevanza.

La possibilità di acquistare un apparecchio con una precisa strategia di approvvigionamento dei ricambi dovrebbe quindi diventare un elemento da considerare con maggiore attenzione. Non basta sapere quale DAC utilizza un lettore o quanti trasformatori sono presenti nella sua alimentazione, ma per un prodotto destinato a durare decenni conta anche sapere quanto sarà riparabile quando alcuni componenti non saranno più facilmente reperibili. È una prospettiva che potrebbe diventare sempre più importante, proprio perché il numero di piattaforme ottiche disponibili sul mercato hi-fi tende a restringersi.

Il CD non è in pericolo, ma la tecnologia che lo legge sì

La fotografia complessiva è quindi meno drammatica di quanto potrebbe suggerire una generica “crisi del CD”. Il formato non è scomparso e non ci sono elementi per parlare della fine imminente dei lettori CD. Il vero cambiamento riguarda invece la struttura industriale che permette di costruire questi apparecchi.

La produzione di massa continua a garantire la disponibilità di soluzioni ottiche per molte applicazioni, mentre nel settore hi-fi di fascia alta le richieste sono molto più specifiche. Servono meccanismi silenziosi, rigidi, precisi, affidabili e possibilmente disponibili per molti anni. E quando a queste esigenze si aggiunge la compatibilità SACD, il numero di piattaforme realmente utilizzabili diminuisce ulteriormente.

Per questo motivo la tecnologia del trasporto sta tornando a essere un elemento strategico nella progettazione di un lettore. Per anni il meccanismo CD è stato considerato quasi una commodity, un componente che il produttore poteva acquistare e integrare senza particolari problemi. Oggi non è più necessariamente così.

In questo scenario aziende specializzate come SUOS-HiFi assumono un ruolo particolare, perché conservano competenze che rischiano di diventare sempre più rare. E per i produttori che sviluppano lettori CD e SACD di fascia alta, la scelta del meccanismo può determinare per quanto tempo quel prodotto potrà rimanere in produzione, essere riparato e continuare a funzionare.

Più che altro viene spontaneo chiedersi chi continuerà a sviluppare e produrre, tra dieci o quindici anni, le piattaforme necessarie per riprodurre questi supporti con il livello di precisione richiesto dall’hi-fi di fascia alta. 

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