Apple Music offre audio lossless fino a 24 bit/192 kHz, ma ancora oggi la maggior parte degli streamer hi-fi riproduce soltanto flussi AAC a 256 kbps. Ecco perché, quali sono i limiti e come superarli
Nei giorni scorsi, Bluesound ha finalmente annunciato l’integrazione nativa di Apple Music nella piattaforma BluOS, una novità attesa da anni dai possessori degli streamer e degli amplificatori connessi del produttore canadese. Sulla carta, un aggiornamento importante, considerando che Apple Music entra direttamente nell’app BluOS Controller e può essere gestito senza ricorrere ad AirPlay, Bluetooth o altri sistemi di trasmissione esterni. Peccato che, dietro questa integrazione apparentemente impeccabile, si nasconda un limite piuttosto difficile da digerire per chi ha investito centinaia o migliaia di euro in un sistema hi-fi.
Apple Music su BluOS riproduce infatti musica esclusivamente in formato AAC a 256 kbps, rinunciando completamente alla qualità lossless che Apple include senza costi aggiuntivi in tutti gli abbonamenti al servizio dal giugno 2021. Niente audio in qualità CD, niente Hi-Res Lossless fino a 24 bit/192 kHz e nemmeno Dolby Atmos Music. Una situazione paradossale, soprattutto pensando che BluOS è una piattaforma progettata proprio per valorizzare la riproduzione musicale ad alta risoluzione.
L’aggiornamento coinvolge un ecosistema decisamente più ampio rispetto ai soli prodotti Bluesound. Il supporto si estende infatti ai dispositivi compatibili di NAD, PSB Speakers, DALI, Cyrus e Monitor Audio, aprendo le porte di Apple Music a un pubblico di appassionati particolarmente attento alla qualità della riproduzione.
Il vantaggio sul piano dell’esperienza d’uso rimane considerevole, visto che lo streamer può collegarsi autonomamente ai server di Apple, mentre smartphone e tablet diventano semplici telecomandi. Si possono consultare album e playlist, avviare la riproduzione e distribuire la musica in più ambienti sfruttando le funzionalità multiroom della piattaforma. È però proprio sul terreno della qualità sonora, teoricamente uno dei principali punti di forza di BluOS, che emergono le contraddizioni maggiori.
Il problema non è Bluesound, ma l’accesso che Apple concede alla sua musica
La prima conferma è arrivata dalle schermate di riproduzione di diversi dispositivi BluOS, tra cui POWERNODE, NODE ICON e NAD M10 V2. L’indicatore della qualità audio mostra chiaramente AAC a 256 kbps, senza alcuna possibilità di selezionare una risoluzione superiore nelle impostazioni. Bluesound ha spiegato che la propria integrazione utilizza gli stessi strumenti messi a disposizione della comunità degli sviluppatori di terze parti e che, attualmente, questi consentono di ottenere soltanto versioni audio compresse con perdita di informazioni.
Il riferimento sembra essere a MusicKit, l’insieme di framework e interfacce attraverso cui Apple permette agli sviluppatori esterni di integrare Apple Music nelle proprie applicazioni. Il problema è che accedere al catalogo musicale, alle informazioni sui brani e alle funzionalità di riproduzione non equivale necessariamente a poter ottenere e decodificare i flussi ALAC lossless. La questione era già emersa nell’aprile 2022, quando gli sviluppatori di Cider, un client alternativo per Apple Music, avevano spiegato che MusicKit prevedeva funzionalità legate al lossless, ma non permetteva loro di decifrare i relativi flussi audio protetti.
La documentazione di Apple contempla effettivamente diverse varianti qualitative, comprese quelle lossless e ad alta risoluzione, ma ciò non significa che ogni sviluppatore possa utilizzarle liberamente su qualsiasi piattaforma. La disponibilità di un formato nelle API e la possibilità concreta di riprodurlo sono due questioni differenti, soprattutto quando entrano in gioco protezioni DRM, autorizzazioni e modalità di distribuzione dei contenuti.
Non esiste una spiegazione pubblica completa del motivo per cui determinati produttori non possano ottenere lo stesso livello di accesso garantito alle applicazioni ufficiali Apple. Le dichiarazioni di Bluesound, però, indicano chiaramente che la limitazione non nasce dall’hardware dei suoi streamer.
Il paradosso dei 256 kbps: la qualità del 2007 su impianti da migliaia di euro
L’aspetto più curioso è che il formato AAC a 256 kbps rappresentava già nel 2007 uno dei riferimenti qualitativi dell’ecosistema Apple. Il 30 maggio di quell’anno, infatti, debuttava iTunes Plus, che proponeva brani privi di DRM proprio con questa codifica. A quasi vent’anni di distanza, uno streamer hi-fi particolarmente sofisticato potrebbe quindi ricevere da Apple Music un flusso con caratteristiche sostanzialmente paragonabili a quelle dei file venduti sull’iTunes Store all’epoca.
Naturalmente, sarebbe sbagliato liquidare l’AAC a 256 kbps come un formato scadente. Il codec Apple utilizza una compressione percettiva piuttosto efficiente e, in condizioni di ascolto normali, distinguere un file AAC ben codificato dal suo equivalente lossless può rivelarsi sorprendentemente difficile, anche attraverso impianti di qualità elevata. La differenza tecnica rimane però inequivocabile, dal momento che l’AAC elimina parte delle informazioni del segnale originale per ridurre la quantità di dati, mentre ALAC, acronimo di Apple Lossless Audio Codec, ricostruisce il contenuto digitale senza perdita di informazioni rispetto alla sorgente codificata.

Apple Music offre normalmente il lossless fino a 24 bit/48 kHz e l’Hi-Res Lossless fino a 24 bit/192 kHz, quando disponibile per lo specifico contenuto. Il vantaggio non consiste automaticamente in un miglioramento udibile in ogni situazione, ma nella possibilità di preservare integralmente i dati del master distribuito dal servizio. Se si paga un abbonamento che comprende il lossless, è ragionevole aspettarsi di poterlo utilizzare anche attraverso un dispositivo esplicitamente destinato all’ascolto hi-fi.
Del resto, gli streamer BluOS sono già perfettamente capaci di gestire flussi ad alta risoluzione fino a 24 bit/192 kHz attraverso sorgenti e servizi compatibili. Il collo di bottiglia, quindi, si trova a monte della conversione digitale-analogica e non può essere risolto semplicemente acquistando un DAC migliore.
Sonos dimostra che Apple Music Lossless sugli streamer è possibile
A rendere ancora più singolare questa situazione c’è l’eccezione rappresentata da Sonos, che dal maggio 2024 permette di ascoltare Apple Music in qualità lossless direttamente attraverso la propria applicazione. La funzionalità era stata introdotta con l’aggiornamento 80.00.04 del 13 maggio 2024 e continua a rappresentare uno dei principali vantaggi dell’integrazione tra Apple Music e l’ecosistema Sonos.
Per utilizzarla, occorre disporre dell’applicazione aggiornata, di un dispositivo compatibile e di un abbonamento attivo. I prodotti limitati alla vecchia piattaforma Sonos S1 rimangono esclusi, mentre è necessario disattivare l’opzione Spatial Music per consentire la riproduzione lossless stereo. Quando tutto funziona correttamente, l’interfaccia visualizza un apposito indicatore Lossless.
Rimane qualche incertezza sulla risoluzione effettivamente raggiungibile in tutte le circostanze. La pagina ufficiale di Apple Music sul sito Sonos indica il supporto fino a 24 bit/48 kHz, mentre altra documentazione richiama le risoluzioni superiori disponibili nel catalogo Apple. Non bisogna però confondere la qualità massima offerta dal servizio con quella realmente riproducibile dall’hardware.
In molti casi, la riproduzione avviene alla normale risoluzione CD di 16 bit/44,1 kHz, comunque sufficiente a garantire un flusso senza perdita di informazioni. Sonos offre inoltre il supporto a Dolby Atmos Music sui dispositivi compatibili, un’ulteriore possibilità attualmente assente dall’integrazione Apple Music di BluOS. Come abbia fatto Sonos a ottenere queste funzionalità rimane poco chiaro. Né Apple né il produttore americano hanno spiegato pubblicamente quali strumenti tecnici o accordi specifici consentano questa implementazione.
Eversolo e WiiM: due approcci differenti, con compromessi diversi
La frammentazione diventa ancora più evidente osservando le strategie degli altri produttori. WiiM, per esempio, non integra direttamente Apple Music nell’app WiiM Home. Gli utenti devono ricorrere ad AirPlay sui dispositivi compatibili, Bluetooth, Google Cast quando supportato oppure a collegamenti fisici. Sono soluzioni pratiche che però non garantiscono automaticamente il trasporto del flusso lossless originale.
Il caso di Eversolo è più interessante perché dimostra quanto possa contare l’architettura software dello streamer. Gli streamer del produttore cinese permettono infatti di utilizzare l’applicazione ufficiale Apple Music per Android installata direttamente sul sistema. Attraverso questa strada, Eversolo dichiara il supporto all’audio Hi-Res Lossless fino a 24 bit/192 kHz, dopo aver attivato le relative impostazioni qualitative nell’app.
Diversa è la situazione dell’integrazione di Apple Music all’interno dell’interfaccia Eversolo Control. La documentazione del produttore indica per questa modalità una qualità limitata a 44,1 kHz, senza fornire una conferma altrettanto chiara della riproduzione lossless… e non è una distinzione di poco conto. Utilizzare l’app ufficiale Apple Music sullo streamer e accedere al catalogo attraverso un’integrazione sviluppata dal produttore sono due percorsi tecnicamente differenti, anche quando per l’utente finale l’esperienza appare molto simile. La soluzione Eversolo presenta peraltro un vantaggio pratico, visto che permette di conservare una sorgente di riproduzione autonoma, evitando di lasciare uno smartphone costantemente coinvolto nello streaming musicale.
AirPlay non risolve sempre il problema
La soluzione più immediata per chi possiede un dispositivo Bluesound consiste nel trasmettere Apple Music attraverso AirPlay. Peccato che, utilizzando normalmente l’app Apple Music su iPhone o iPad per inviare musica a un lettore BluOS il flusso lossless venga convertito in AAC a 256 kbps. Ci si ritrova quindi sostanzialmente nella stessa situazione qualitativa della nuova integrazione nativa, perdendo per giunta alcuni vantaggi legati alla riproduzione autonoma dello streamer.
Esiste però un’eccezione documentata direttamente dall’assistenza BluOS, che riguarda i Mac. Impostando lo streamer BluOS come dispositivo di uscita audio generale di macOS, è infatti possibile trasmettere musica attraverso AirPlay in formato ALAC a 16 bit/44,1 kHz, preservando la qualità CD lossless. La procedura richiede di aprire il Centro di Controllo del Mac, selezionare il lettore BluOS come uscita audio e successivamente scegliere l’uscita Computer all’interno dell’app Apple Music.
È importante rispettare questa sequenza. Se si seleziona direttamente lo streamer dall’elenco dei dispositivi AirPlay nell’app Apple Music, si torna infatti alla trasmissione AAC a 256 kbps. Il sistema è meno immediato rispetto a una normale integrazione nativa e richiede di mantenere il Mac come sorgente, ma rappresenta un’alternativa concreta per chi desidera ascoltare il proprio catalogo Apple Music senza perdita di informazioni. La stessa procedura non è disponibile su iPhone e iPad. In questi casi, per ottenere un collegamento lossless affidabile, può essere preferibile utilizzare un’uscita digitale cablata verso un DAC o un ingresso compatibile del proprio impianto.
Apple TV 4K con tvOS 27 cambia le carte in tavola
Un’altra possibilità particolarmente interessante arriva da Apple TV 4K, soprattutto dopo il rilascio di tvOS 27 nel settembre 2026. Il nuovo sistema operativo ha infatti introdotto il supporto alla riproduzione Hi-Res Lossless di Apple Music fino a 24 bit/192 kHz, superando il precedente limite di 24 bit/48 kHz, a patto però di possedere una Apple TV 4K di terza generazione o successiva. Per sfruttarla, Apple richiede di collegare il dispositivo tramite HDMI a un ricevitore AV compatibile e selezionare la qualità desiderata nelle impostazioni dell’app Musica.
Per chi possiede già un amplificatore home theater dotato di una sezione audio adeguata, questa soluzione permette di accedere direttamente ai flussi ad alta risoluzione di Apple Music, senza dipendere dalle limitazioni delle applicazioni sviluppate dai produttori di streamer. Quella di Apple TV 4K resta però una soluzione meno naturale all’interno di un impianto stereofonico tradizionale privo di HDMI, dove uno streamer dedicato con uscite analogiche o digitali standard risulta generalmente più semplice da integrare.
La trasparenza sulla qualità audio effettiva
La vicenda mette inoltre in evidenza la crescente distanza tra qualità pubblicizzata dal servizio, capacità tecniche dell’hardware e formato effettivamente riprodotto. Un produttore può dichiarare la compatibilità con file PCM a 24 bit/192 kHz, supportare DAC di fascia alta e pubblicizzare circuitazioni particolarmente sofisticate, ma tutto questo conta relativamente poco se il servizio musicale utilizzato quotidianamente fornisce soltanto un flusso AAC.
Anche gli indicatori software possono generare equivoci. La frequenza di campionamento visualizzata da un DAC descrive il segnale digitale ricevuto, non necessariamente la qualità del file originale. Un flusso AAC decodificato e successivamente ricampionato a 192 kHz, per esempio, rimane una sorgente lossy, indipendentemente dalla risoluzione mostrata sul display. Per questo motivo sarebbe opportuno che i produttori indicassero chiaramente, per ciascun servizio integrato, il codec utilizzato, il bitrate massimo, la risoluzione effettiva e l’eventuale disponibilità dell’audio immersivo.
Nel caso di Bluesound, l’assenza di queste informazioni nel comunicato di lancio appare discutibile. L’integrazione di Apple Music costituisce certamente un miglioramento funzionale, ma la limitazione ai 256 kbps avrebbe meritato di essere dichiarata immediatamente, soprattutto considerando il pubblico di riferimento. La situazione risulta ancora più difficile da giustificare confrontando Apple Music con servizi come Qobuz e Tidal, che hanno costruito una parte importante della propria presenza nel mercato hi-fi proprio sulle integrazioni lossless con streamer e piattaforme esterne.
Apple, invece, sembra mantenere un controllo più stretto sulle modalità con cui i produttori indipendenti possono accedere alle versioni qualitativamente migliori del proprio catalogo. Per chi sta scegliendo oggi un nuovo streamer ed è abbonato al servizio di Apple, la compatibilità generica con Apple Music non dovrebbe quindi essere considerata una garanzia sufficiente. Prima dell’acquisto conviene verificare quale applicazione gestisca effettivamente la riproduzione, se lo streaming sia autonomo e soprattutto quale formato arrivi al dispositivo.
Rimane infine da capire se Apple deciderà di ampliare le possibilità offerte agli sviluppatori, permettendo a piattaforme come BluOS (ma anche HEOS e MusicCast) di accedere direttamente ai flussi ALAC e Dolby Atmos. Dal punto di vista tecnico, gli streamer compatibili hanno già gran parte delle risorse necessarie, ma a mancare per il momento è la possibilità di sfruttarle pienamente con Apple Music attraverso l’integrazione nativa.
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