Non sono molte le aziende specializzate nella realizzazione di diffusori che, dopo aver interrotto la produzione di una determinata linea, sviluppano nuovi altoparlanti al fine di poter restaurare o incrementare le prestazioni. Analizziamo un caso interessante.
Mantenere aggiornato un diffusore di valore non è cosa tanto semplice, maggiormente se il filtro è calcolato al millimetro e fa uso di componentistica il cui valore non è così comune, se poi a questo si aggiunge che spesso, se non praticamente sempre, la sostituzione dei componenti oramai esausti e d’epoca con elementi di generazione recente, potrebbe comportare qualche criticità laddove non si presti sufficiente attenzione a certi dettagli nascosti.
Figuriamoci quando si tratta di restaurare una coppia di diffusori vintage, che oltre al filtro vede anche gli altoparlanti quali candidati ad una revisione – soprattutto le sospensioni, maggiormente se in foam di vecchia generazione – quasi mai disponibili e di costo abbordabile.
Pertanto, operazioni simili andrebbero riservate a modelli (ancora) perfettamente in grado di dire la loro in termini prestazionali a dispetto del lungo tempo trascorso, circostanza che solitamente attiene ad esemplari di un determinato livello e costo.
Ad esempio le mitiche POLK AUDIO SDA 1C, diffusori appartenenti alla serie Stereo Dimensional Array posta sul mercato da questo costruttore nell’ormai lontano 1989, una serie di modelli che attraverso un complesso sistema tentavano di aggirare il problema della diafonia inter-aurale, una delle maggiori problematiche pertinenti la stereofonia, di cui in questo articolo potete leggere in merito.

Questo modello si pone a ridosso delle versioni top di gamma ed è dotato di ben 7 altoparlanti: 4 mid-woofer da 6.5” – dei quali una coppia dedicata all’emissione stereofonica mentre l’altra coppia si occupa dell’emissione SDA – ai quali si uniscono 2 tweeter a cupola da 1” ed un radiatore passivo di tipo planare da 12”, il tutto inserito in un cabinet di generose dimensioni configurato in reflex meccanico.
A parte la fisica costituzione dei suddetti drivers – cupole in trilaminato ottenuto tramite vaporizzazione di sottili strati di acciaio e alluminio su un supporto in poliammide, oltre a membrane multistrato in carta/fibra di carbonio – la parte parecchio interessante è certamente il filtro crossover, elemento che si occupa di gestire e tenere insieme il non poco semplice sistema elettroacustico nonché, qui sta l’aspetto singolare, nella possibilità di sostituire i predetti tweeter con modelli appositamente sviluppati dal costruttore dopo più di 20 anni!
Si tratta certamente di una forma di attenzione al cliente rarissima – mi viene in mente solo McIntosh, in grado di fornire ricambi per prodotti risalenti agli anni ’60 – che ben rappresenta la serietà di quest’azienda, restia a lasciare nell’oblio una serie di diffusori concretamente diversi dagli altri.
Pertanto, chi all’epoca li scelse, pur dopo una media di 30/35 anni (ma forse anche di più in qualche caso), ha la possibilità di rinnovarli migliorandone le già elevate prestazioni, oltretutto a prescindere da spesso sconsiderate operazioni fai-da-te, visto che è lo stesso costruttore a suggerire tale modifica.
Essendone felicissimo possessore fin dal 1994 era da tempo che mi chiedevo se non fosse il caso di rivedere gli elettrolitici presenti nel crossover – che pur di eccellente qualità poiché realizzati all’epoca da Texas Instruments – apparivano potenzialmente oggetto di degrado visto il non poco tempo trascorso.
Guarda caso, navigando in rete alla ricerca di consigli sull’argomento, mi imbatto anche nella possibilità di poter sostituire i tweeter con nuovi esemplari di qualità superiore niente meno che sviluppati direttamente da POLK AUDIO.
E che non li prendi? Ma certo che si, detto fatto, in circa otto giorni mi arrivano dagli States ottimamente imballati, ad un prezzo tra l’altro congruo con la realizzazione, che pur considerando la Dogana rimane tutto sommato conveniente: circa 95 euro ad esemplare.

Li esamino e mi rendo conto dell’ottima qualità costruttiva: chiaramente, a parte la cupola in seta, i parametri elettromeccanici sono perfettamente compatibili col vecchio modello (SL-2000) – tanto che il costruttore li definisce di tipo drop-in (leva e metti in pratica) – ovvero installabili senza dover effettuare la minima modifica al cabinet o al filtro.
Dieci minuti circa e la sostituzione è fatta – come al solito le immagini sono assai eloquenti – dopo di che si parte con l’ascolto, se non altro per la curiosità di verificare se le prestazioni sono effettivamente superiori come si narra.

La sensazione immediata è di un qual certo arrotondamento della risposta in alto, congruo con quanto letto in giro per il web, ma quello che colpisce è la pienezza, un po’ come se le alte frequenze fossero più dettagliate ma senza che ciò si traduca in quella forma di iper dettaglio tanto caro quanto irreale, sebbene gradito a molti appassionati.
Oltre a questo, è l’immagine sonora ad apparire diversa, meno ripartita tra diffusore sinistro e destro; la similitudine più immediata è di confini più sfumati tra loro e maggiormente coesi, il che favorisce l’immagine centrale rendendo il solista meglio scontornato e plastico.
Ovviamente, come certamente sapete, l’assetto timbrico è correlato ai vari componenti di un diffusore, pertanto, la sostituzione dei tweeter – tanto più considerando la particolare tipologia di emissione – rende questi diffusori concretamente differenti da prima, un miglioramento oggettivamente tangibile che giustifica l’investimento: al cambio sotto la soglia dei 400 euro.
A seguire, visto che ci ho messo le mani, procedo anche alla sostituzione degli elettrolitici posti in serie sul ramo dei woofer, elementi che per quanto di qualità, dopo 37 anni (la realizzazione degli esemplari in mio possesso risale al 1989) iniziano a mostrare qualche incertezza.

Ed anche questo refresh – utilizzando elettrolitici non polarizzati JANTZEN Elecap al 5% di tolleranza – non manca di evidenziare quanto fosse opportuno, laddove il rinnovato slancio in bassa frequenza mostra inequivocabilmente che l’alterato valore dei vecchi condensatori qualche criticità la creava, non eccessiva ma comunque evidente, soprattutto considerando la possente prestazione in basso caratteristica di queste elettroacustiche, di recente leggermente sotto tono.
In conclusione, la condivisione di questa audio-avventura serve a sottolineare che quando la qualità è certa – ed in questo caso c’è ne sta parecchia in ballo – anche dopo lunghi periodi di tempo è possibile continuare a godere di oggetti che non solo hanno fatto la storia dell’Alta Fedeltà, ma che ancora oggi nulla temono in termini di prestazioni pure risultando ampiamente soddisfacenti verso le attuali esigenze, evidenza che un progetto geneticamente sano mette, altresì, al riparo l’investimento economico sostenuto a suo tempo, il che conferma il detto che è meglio spendere intelligentemente un po’ di più che risparmiare scioccamente.
Come al solito, ottimi ascolti!!!
© 2026, MBEditore – TPFF srl. Riproduzione riservata.





















