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POLK AUDIO – SDA: quando la natura suona

SDA Polk Audio

Un approfondimento sul sistema SDA, brevettato da Polk Audio, e su come funziona

Il sistema SDA – dall’acronimo inglese Stereo Dimensional Array – come allude il titolo si ispira alle modalità naturali di percezione dei suoni da parte del sistema uditivo umano. Trovò largo impiego in una linea di diffusori piuttosto nutrita immessa sul mercato a partire dal 1982 fino al 1991. Dal modello base CRS, una sorta di grosso bookshelf da porre su supporti dedicati, la linea prevedeva modelli di dimensioni crescenti sempre più dotati in quanto a numero di altoparlanti e terminava con le imponenti SDA-SRS 1.2 TL, un grande diffusore avente dimensioni pari a ben 162 x 54 x 33 cm, la cui dotazione prevedeva un radiatore passivo da 15 pollici, 8 midwoofer da 6.5 pollici, 4 tweeter ed un filtro necessariamente complesso a causa della particolare tecnologia impiegata.

Il funzionamento del sistema SDA è piuttosto intuitivo. Al fine di identificare la provenienza di un suono, il nostro cervello sfrutta sostanzialmente due modalità: livello e tempo di arrivo dello stimolo sonoro alle orecchie dell’ascoltatore. Nel primo caso è possibile distinguere la provenienza in base al “volume” del suono, considerando che l’orecchio che avverte una sensazione più forte sarà necessariamente quello più vicino alla sorgente, nel secondo caso, il fatto che il segnale raggiunga prima un orecchio piuttosto che un altro, fungerà da discrimine affinché il nostro cervello possa individuarne l’origine. Questo, come detto, è ciò che solitamente accade, ed esaminando meglio il contesto è facile rendersi conto che gli stimoli che raggiungono le orecchie sono solamente due. Per fare un esempio immaginiamo di ascoltare un trombettista posto esattamente di fronte a noi. Il suono proveniente dallo strumento raggiungerà le nostre orecchie nel medesimo istante, ragione per cui il nostro cervello ci informerà che egli si trova frontalmente.

POLK AUDIO - SDA: quando la natura suona

Se dovesse spostarsi sulla sinistra il tempo di arrivo sarà ovviamente diverso, con l’orecchio più vicino alla sorgente che per primo riceverà lo stimolo, circostanza che porterà il nostro cervello ad individuare tale spostamento; l’azione del controllo balance usualmente presente sugli amplificatori è perfettamente assimilabile al contesto appena descritto, modificando il livello emesso dai diffusori otteniamo lo spostamento dell’immagine sonora. Contrariamente a quanto accade in natura quindi, l’ascolto stereofonico fa sì che essendo doppia la sorgente – poiché due sono i diffusori – alle orecchie giungano quattro stimoli sonori, contesto nel quale nasce la Diafonia Inter-aurale, ovvero la sovrapposizione di due stimoli supplementari non presenti all’origine. Questa inopportuna presenza, ovvero il fatto che il nostro cervello riceva uno stimolo doppio poiché parte del segnale sinistro raggiunge comunque l’orecchio destro e viceversa, crea inevitabilmente confusione confinando l’immagine sonora nello spazio all’interno dei diffusori.

Per aggirare tale limite nasce il sistema SDA, tecnologia che basa il suo funzionamento sulla presenza all’interno del diffusore di specifici altoparlanti supplementari che si occupano di cancellare i due intrusi emettendo un segnale opportunamente ritardato e sfasato, il tutto per via acustica, “semplicemente” tramite un cavo di interconnessione tra i diffusori che consente lo scambio di informazioni L/R a tale scopo.

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