Melodia, armonia e ritmica sono le tre componenti base della musica, elementi che sapientemente utilizzati, attribuiscono alla composizione quel connotato che la rende piacevole all’ascolto.
Chiunque si sia minimamente interessato “tecnicamente” a come una composizione musicale di successo è realizzata avrà prima o poi scoperto che esistono delle regole ben precise, dei blocchi che ripetuti ad intervalli regolari formano l’ossatura principale, questo almeno in generale.
Pertanto – alludendo al pop a titolo d’esempio – strofa, ritornello, strofa, ritornello e via discorrendo tra i quali, con lo scopo di legare le varie sezioni favorendo il cambio di tonalità, si inserisce quello che tecnicamente si definisce bridge, sorta di anello di collegamento che spezza al contempo la monotonia conseguente.

Lo stesso accade nel jazz, dove usualmente all’esposizione del tema principale segue l’improvvisazione dei musicisti coinvolti, assolo a parte, per poi concludere con il tema principale nuovamente riproposto; chiaramente anche questo genere è alquanto complesso e frazionato in sottogeneri da cui discendono ulteriori derive stilistiche, in ogni caso ed in generale l’assetto è quello ed anche il blues non si sottrae, laddove le famose 12 battute, vero e proprio marchio di fabbrica di questo genere, rappresentano un continuum circolare sul quale innestare la melodia.
Idem dicasi per la musica classica, ancora più complessa a causa delle numerose sezioni strumentali coinvolte, non semplici da gestire ed interfacciare tra loro, senza ovviamente dimenticare le parti soliste, a loro volta da incastrare alla perfezione nell’opera.

Insomma, comporre non è certamente uno scherzo, e non è affatto semplice, almeno se il fine è quello di creare qualcosa degno di essere ascoltato che resti ben impresso nella memoria.
A tal proposito, qualcuno avrà anche notato che sovente alcuni brani divenuti celebri – soprattutto quelli successivi al primo – sembrano ricordare il “genitore”, e questo non è affatto casuale, essendo in realtà un trucco ben noto tra i compositori.
Non si tratta di una citazione come si potrebbe inizialmente pensare – anche se talvolta nelle composizioni possono esserci degli omaggi – piuttosto di una rivisitazione delle note le quali, opportunamente ricollocate sullo spartito tra loro, danno l’impressione di già sentito, sebbene in senso positivo.
In pratica, visto che nel nostro cervello è già presente una precedente memoria relativa al brano di successo, basta “ricordarlo” tramite un opportuno giro di note sulle quali si innesta il nuovo pezzo, ecco spiegato il perché anche la nuova proposta è altamente probabile che incontri il favore del pubblico.

Di esempi ne esistono parecchi, basta tendere l’orecchio per cogliere questo aspetto, magari intuito ma difficile da interpretare per chi non abbia una specifica formazione in materia; per semplificare il concetto, è sufficiente dire che melodie differenti possono essere innestate sul medesimo giro armonico, pratica assai comune che consente di produrre “pezzi diversi” pur con la medesima base (ad esempio il classico giro di DO).
È un po’ come quando non si hanno mezzi culturali sufficienti per comprendere un contesto complesso, si percepisce qualcosa ma l’essenza rimane nebulosa, poco chiara a causa della mancanza di informazioni.
Non si tratta necessariamente di un limite, d’altronde non tutti sono consapevoli di determinati meccanismi, ma conoscere certi trucchi può aiutare a “sentire” meglio il messaggio, almeno aiuta a comprendere come mai quel pezzo che state ascoltando vi ricorda qualcos’altro, ed ovviamente vi piace al pari del precedente!
Chiaramente stiamo semplificando i concetti in maniera tale da favorire la comprensione di un contesto assai vasto e molto complesso, soprattutto se si considera che la musica è letteralmente parte dell’umanità fin da sempre, ha attraversato numerosi periodi culturali comportandosi ne più ne meno che come la letteratura, necessariamente collegata al preciso momento storico, di cui ha sovente interpretato il pensiero.

Leggere la storia della musica – che un appassionato di Alta Fedeltà dovrebbe considerare parte integrante della propria passione – aiuta a comprendere meglio determinate dinamiche, circostanza che a sua volta conduce ad un ascolto consapevole di ciò che effettivamente l’artista intende o intendeva a suo tempo comunicare, messaggi non sempre così chiari, sovente sottintesi, soprattutto se si tratta di estetiche particolari o avanguardistiche e di ricerca, molto spesso fin troppo complicate, astruse e/o caratterizzate da suoni, armonie (o disarmonie, dodecafonia docet) e ritmiche di non semplice assimilazione.
Un po’ come certa arte pittorica, in grado di raccontare qualcosa anche attraverso segni, geometrie, prospettive e colori solo apparentemente incomprensibili; che poi possa anche non piacere – o essere addirittura considerata tutto fuorché concreta espressione artistica – quello è discorso diverso.
Come al solito, ottimi ascolti!!!
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