TCL punta sulla tecnologia SQD Mini LED per conquistare la fascia premium dei TV LCD, mentre Hisense e Samsung rincorrono con soluzioni Mini LED più economiche
Con la tecnologia proprietaria SQD Mini LED, il colosso cinese TCL sta provando a spostare il baricentro della competizione Mini LED dalla semplice quantità di zone di local dimming alla qualità cromatica. La mossa arriva in un mercato che negli ultimi anni ha cambiato rapidamente gerarchie, con Samsung, dominatrice iniziale del segmento, che ha progressivamente ceduto terreno proprio ai rivali cinesi TCL e Hisense, capaci di utilizzare il Mini LED come leva per proporre televisori più accessibili.
Secondo Omdia, fino al 2022 Samsung arrivava a controllare circa il 75% delle spedizioni di TV Mini LED. L’ingresso sempre più aggressivo di TCL e Hisense, sostenuto da modelli meno costosi, ha però modificato radicalmente gli equilibri. Nel 2024 le due aziende hanno complessivamente superato il gigante coreano e oggi TCL occupa la prima posizione, seguita da Hisense e Samsung (i tre brand rappresentano insieme circa il 75% dell’intero mercato Mini LED).
L’altro dato interessante è che nel 2026 le strategie dei tre produttori hanno iniziato a prendere direzioni differenti. Hisense continua a puntare sull’RGB Mini LED, cercando di portare questa tecnologia verso fasce di prezzo più basse. Samsung sta invece utilizzando il Mini LED come possibile sostituto della tecnologia QLED nella fascia mainstream, mentre TCL sta cercando di trasformare il Mini LED in una tecnologia sempre più associata alla fascia premium.

TCL punta tutto sul colore
La tecnologia SQD Mini LED rappresenta il fulcro di questa strategia. Il nome può ricordare una semplice evoluzione dei Quantum Dot, ma in realtà il risultato deriva dall’interazione fra diversi elementi della catena ottica per ottenere un gamut cromatico estremamente ampio mantenendo però una struttura produttiva più conveniente rispetto ai complessi sistemi RGB Mini LED.
Il sistema combina un pannello LCD con gamut molto esteso e un filtro colore evoluto, materiali SQD e una retroilluminazione Mini LED particolarmente sottile, accompagnata da un sistema di local dimming preciso. È quindi l’integrazione fra pannello, gestione della luce e materiali Quantum Dot a determinare il risultato finale.
Il parametro più significativo riguarda il gamut. TCL ha infatti presentato la tecnologia SQD Mini LED al CES 2026 dichiarando una copertura del 100% dello spazio colore BT.2020. Si tratta di un valore che spiega perché, almeno inizialmente, la tecnologia SQD fosse stata considerata soprattutto come risposta ai TV RGB Mini LED di fascia alta.
Il vantaggio potrebbe però essere economico prima ancora che puramente qualitativo. Le simulazioni di Omdia indicano infatti per un modulo TV 4K da 85 pollici con 5.000 zone di dimming un costo produttivo di circa 1.400 dollari nella configurazione SQD, circa il 20% in meno rispetto a un equivalente RGB Mini LED con lo stesso numero di zone colore.
La differenza diventa ancora più interessante riducendo il numero di zone. Le 5.000 zone dichiarate per un sistema RGB, infatti, vengono normalmente conteggiate separatamente per rosso, verde e blu. Considerando invece le zone bianche equivalenti, il dato corrisponde a circa 1.700 zone. Con una configurazione da circa 500 zone, vicina a quella prevista dai criteri SQD, il costo del modulo potrebbe scendere sotto i 750 dollari.
Hisense e Samsung scelgono la strada opposta
Hisense sta invece cercando di rendere l’RGB Mini LED meno esclusivo. L’azienda cinese, tra i pionieri di questa soluzione, ha introdotto modelli nei quali il numero di zone di local dimming viene ridotto per contenere i costi. La strategia punta quindi a conservare i vantaggi dell’illuminazione RGB, estendendoli a televisori destinati a una fascia di mercato più ampia.
Samsung ha scelto invece una strada più pragmatica per ridurre i costi, con la nuova gamma Mini LED destinata alla fascia mainstream che rinuncia allo strato Quantum Dot utilizzato nei QLED e nei Neo QLED più evoluti. La retroilluminazione utilizza una retroilluminazione Mini LED basata su LED bianchi, con una struttura ottica più semplice e quindi meno costosa. Il compromesso riguarda soprattutto la resa cromatica, che non punta agli stessi livelli dei modelli dotati di Quantum Dot, mentre il vantaggio è poter portare il local dimming Mini LED in una fascia di prezzo più bassa.
La differenza strategica è quindi piuttosto netta. Hisense cerca di democratizzare l’RGB Mini LED, Samsung utilizza il Mini LED per sostituire progressivamente il QLED, mentre TCL sfrutta la tecnologia SQD per tentare di occupare contemporaneamente la fascia alta e quella intermedia.
Un mercato potenziale da oltre 27 milioni di TV
È proprio questo ultimo elemento a rendere interessante la scelta di TCL. Se l’SQD Mini LED fosse rimasto confinato ai televisori premium, il suo mercato potenziale sarebbe stato inevitabilmente più ristretto. I costi più competitivi aprono invece la possibilità di utilizzare la stessa piattaforma anche su modelli mainstream. Non a caso, Omdia stima che nel 2026 il mercato potenziale combinato dei TV Mini LED di fascia alta e mainstream possa arrivare a circa 14,7 milioni di unità, mentre entro il 2030 la domanda potrebbe superare i 27 milioni di televisori.
TCL sembra voler sfruttare questa finestra di opportunità anche attraverso una strategia di apertura della piattaforma SQD ad altri produttori. Se l’adozione da parte di altri brand dovesse effettivamente decollare, Omdia ipotizza per i TV SQD Mini LED oltre 10 milioni di unità nel 2030, equivalenti a più del 40% del mercato potenziale considerato.
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