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Stadi phono: conosciamo meglio gli inseparabili amici dei nostri vinili

stadio phono

Uno stadio phono è essenziale per trasformare in suono il debolissimo segnale audio proveniente dalla testina di un giradischi. Conosciamone meglio funzionamento e caratteristiche

Gli stadi (o pre-amp) phono, disponibili come componenti esterni o già integrati all’interno di amplificatori o dei giradischi stessi, sono dispositivi analogici autonomi che amplificano i segnali elettromagnetici ricevuti dalla testina del giradischi fino a un segnale di uscita a livello di linea necessario per raggiungere lo stadio di ingresso di un amplificatore di potenza. Ecco perché, per far capire meglio, non bisogna collegare l’uscita di un giradischi già dotato di stadio phono all’ingresso di uno pre-amp phono esterno o all’ingresso phono di un amplificatore integrato o di un pre-amplificatore.

Gli stadi phono richiedono inoltre che i loro circuiti siano altamente versatili, poiché spesso hanno il compito di amplificare livelli di segnale ultra bassi forniti da testine di diverso tipo (MC o MM), che a loro volta forniscono risultati di guadagno e impedenza del segnale molto variabili. Non a caso gli stadi phono di fascia alta offrono un ampio controllo su parametri come capacità, impedenza e guadagno.

Dopotutto un segnale audio che esce da un giradischi è qualcosa di molto “fragile”. Potremmo quasi definirlo una “traduzione sonora” proveniente da solchi su un disco in vinile letti da un minuscolo ago e poi trasmessi attraverso un braccio in movimento. Questo segnale è noto come segnale phono (o fono per dirla all’italiana) e ha due proprietà importanti. Innanzitutto, è un segnale estremamente basso e praticamente impercettibile. In secondo luogo, a causa del modo in cui la testina “traduce” in suono i solchi di un vinile, un segnale phono aumenta gli acuti e taglia drasticamente i bassi, risultando in un audio che in realtà non suona molto bene. Ecco perché non sarete in grado di trasmettere un segnale phono alla maggior parte dei sistemi hi-fi così com’è: è necessario prima agire su di esso.


È qui che entrano in gioco gli stadi phono, che agiscono su di esso in due modi: ne alzano il volume e lo equalizzano. Questa seconda parte è altrettanto importante, in quanto “standardizza” il segnale, appiattendone le frequenze in modo che possa essere letto e compreso dai componenti di un sistema Hi-Fi. Il risultato finale è il cosiddetto segnale di linea, che è circa 50-1.500 volte più forte di un segnale phono (a seconda del preamplificatore) e sarà relativamente piatto in termini di frequenze basse e alte. Se insomma avete un giradischi, vi serve un preamplificatore phono per convertire questo segnale finale in segnale di linea.

Molti preamplificatori phono possono implementare diverse modalità di “equalizzazione classica”, che sono però diverse da quelle dei normali equalizzatori che siamo abituati a vedere negli amplificatori integrati o nei pre-amplificatori Hi-Fi. Si tratta infatti di circuiti passivi che “correggono” la risposta in frequenza del segnale della testina (e in una certa misura il suo rapporto segnale-rumore) per abbinarla a quella di alcuni vinili a seconda del loro periodo di uscita.

Questo tipo di equalizzazione agisce quasi come un filtro che imita il suono di una certa epoca. Esistono diverse curve EQ associate a Decca, RIAA, Columbia, eRIAA, IEC ed eRIAA/IEC. Se per esempio avete una testina con specifiche Decca vintage (uscita, capacità, impedenza), è consigliabile switchare il vostro stadio phono su Decca (nel caso sia presente questa possibilità) per ottenere un sound il più fedele possibile alla registrazione originale.

stadi phono
Alcuni stadi phono come questo di Hegel offrono anche uscite bilanciate

Passiamo ora a un aspetto un po’ più tecnico. Le impedenze delle testine variano da modello a modello e, per ottenere la migliore qualità audio possibile, questi valori devono anche essere abbinati in modo specifico agli ingressi dello stadio phono. Per l’adattamento di impedenza delle testine MC (il più problematico, a causa del loro livello di uscita estremamente basso) l’impostazione del valore di impedenza dello stadio phono dovrebbe essere circa 2,5 volte superiore al valore di impedenza della testina.

Se, ad esempio, si utilizza una testina MC Denon DL103 MC, che ha un valore di impedenza di 40 Ohm, l’impostazione dell’impedenza ideale del pre phono dovrebbe essere di 100 Ohm. Molti degli stadi phono odierni permettono un adattamento di impedenza molto preciso sia tramite una manopola (solitamente frontale) o tramite interruttori con piccioli switch da spostare fino a trovare il valore desiderato.

I preamplificatori phono non hanno invece bisogno di controlli del volume. Questo perché il loro compito è semplicemente elevare un segnale phono a un livello di linea accettabile, cosa che è meglio fare senza alcuna interferenza umana. Eppure, diversi stadi phono (come ad esempio il Cambridge Audio Alva Duo, il Graham Slee Accession o il Nobsound Little Bear T11) hanno un controllo per il volume.

iPhono3 Black Label
I controlli e gli switch di uno stadio phono possono quasi intimorire i meno esperti

In realtà i controlli del volume su questi modelli non agiscono sul processo di conversione phono, ma intervengono su altri aspetti, come ad esempio il volume delle cuffie o quello della fase di conversione digitale nel caso di digitalizzazione del vinile. Questo per dire che non dovete preoccuparvi di controllare il volume con un preamplificatore phono, che infatti dovrebbe essere il più plug-and-play possibile: è progettato in modo che una volta impostate i setting che preferite, potete più o meno dimenticarvene.

Un aspetto di cui non si tiene spesso conto è che, per quanto “audiofili” possano essere i componenti del circuito di un determinato modello, il preamplificatore phono non svolgerà bene il suo lavoro a meno che non abbia un’alimentazione di prim’ordine. Oltre ad alimentare lo stadio stesso, un alimentatore di buon livello funge anche da alleato contro il rumore che si crea durante l’amplificazione dei segnali a bassissimo livello raccolti dalla testina. Per ridurre al minimo questi effetti indesiderati, i produttori optano spesso per alimentatori esterni che riducono al minimo le interferenze e garantiscono un ampio margine di segnale.

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Gli audiofili più “estremisti” possono spendere vere fortune in alimentatori esterni e lo stesso vale per i cavi di alimentazione, molto importanti poiché influenzano la risposta in frequenza della testina. Anche gli stadi phono alimentati a batteria come il Musical Surroundings Nova II di precedente generazione sono apprezzati dai puristi, poiché risolvono i problemi di rumore rimuovendo completamente gli alimentatori tradizionali dal loro circuito.

Un accenno infine alle connessioni bilanciate, che sui preamplificatori phono sono rare e si trovano normalmente solo a bordo dei modelli di fascia medio-alta (principalmente come uscite XLR). Queste uscite offrono un bilanciamento dell’impedenza tra i singoli fili all’interno del cavo del segnale collegato, risultando in un migliore trasferimento del segnale audio in termini di rapporto segnale/rumore. Ecco perché anche le uscite bilanciate possono tornare utili nel diminuire la quantità di rumore elettrico.

Per concludere, vi rimandiamo a questo speciale in cui passiamo in rassegna ad alcuni dei più interessanti stadi phono sul mercato.

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