Il DAC ampli-cuffie Topping DX9 Discrete da 1299 euro punta tutto sull’architettura proprietaria 1-bit PSRM e su uno stadio di amplificazione che non teme nessuna cuffia
Se la sigla DX9 non vi suona nuova, è perché vi ricordate del DAC-ampli cuffie Topping DX9 del 2024, modello top di gamma che è appena stato superato nel listino del produttore cinese dal nuovo DX9 Discrete. Un modello da 1299 euro importante perché abbandona la dipendenza dai chip ESS e AKM che hanno caratterizzato la storia recente dei DAC Topping a favore di una soluzione proprietaria che promette grandi cose.

L’elemento che definisce il DX9 Discrete è infatti la seconda generazione dell’architettura PSRM (Precision Stream Reconstruction Matrix), un sistema di conversione 1-bit discreto che in casa Topping ha già debuttato nel D900 e nel D90 III Discrete. Il funzionamento si basa su sedici elementi discreti per canale, ciascuno con un riferimento di tensione indipendente e una logica di commutazione ultraveloce che opera a velocità di nanosecondi. Il principio è quello della modulazione a densità di impulsi, lo stesso alla base dei chip delta-sigma moderni, ma qui ogni fase della conversione avviene su componenti fisicamente separati piuttosto che condivisi sullo stesso die di silicio.

Questo approccio non va confuso con il design R2R ladder. Nei DAC R2R la precisione dipende dalla tolleranza delle resistenze in una rete scalata, mentre nel PSRM la precisione discende dalla stabilità del riferimento di tensione che alimenta ciascun elemento di commutazione. Topping ha dichiarato di aver testato oltre venti combinazioni di componenti per minimizzare le interferenze su questo riferimento, un dettaglio che racconta la complessità ingegneristica di chi progetta invece di integrare. I risultati misurati sono coerenti con le ambizioni del progetto tra SNR e dynamic range a 131dB e un valore di THD+N sotto lo 0,00006%.

La sezione di amplificazione per cuffie del DX9 Discrete si basa su sei moduli NFCA discreti, che gestiscono in modo indipendente le uscite bilanciate (4,4mm e XLR) e single-ended (6,35mm). La potenza dichiarata è di 7.080mW per canale su 32 ohm in configurazione bilanciata, un valore che mette a disposizione riserve energetiche più che sufficienti per modelli planari di alto impedenza e bassa sensibilità come le HiFiMAN Susvara o le Audeze LCD-4. Altrettanto rilevante è il rumore residuo dichiarato sotto gli 0,5 µVrms, una soglia che rende il dispositivo compatibile anche con in-ear monitor ad alta sensibilità, dove anche una minima contaminazione di rumore di fondo diventa immediatamente percepibile.

Come ingressi il DX9 Discrete mette a disposizione USB, due ottici, due coassiali, AES/EBU e IIS per il segnale cablato, Bluetooth 5.1 con LDAC e aptX Adaptive per il wireless. La risoluzione massima supportata arriva a PCM 32-bit/768kHz e DSD512 via USB e IIS, mentre gli ingressi S/PDIF si fermano al limite fisico del formato, ovvero PCM 24-bit/192kHz.

La gestione del jitter si affida a un sistema di doppio stadio di clocking con logica CPLD, che Topping posiziona come una delle differenze sostanziali rispetto a soluzioni più economiche della stessa categoria. Il jitter residuo dichiarato è di -157dB, una specifica che rende questo ingresso critico quanto quello USB dal punto di vista della qualità del segnale.

Il DX9 Discrete include un equalizzatore parametrico a 10 bande e un crossfeed selezionabile, con modalità BS2B per redistribuire la scena sonora dei cuffie in modo più naturale durante sessioni prolungate. Il volume è gestito tramite un sistema ibrido a relè, più preciso dei potenziometri analogici tradizionali nella gestione dei canali a bassi livelli di ascolto.
Dal punto di vista costruttivo, la scelta del top in vetro trasparente con illuminazione soffusa dei componenti sottostanti mostra l’hardware interno, mentre i doppi display e l’interfaccia configurabile completano un’identità di prodotto che, anche esteticamente, fa di tutto per apparire premium.
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