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Componenti elettronici personalizzati: cosa c’è di vero.

In seguito all’articolo relativo al finale di potenza Goldmund da noi recentemente pubblicato, ci ha scritto un lettore indignato dall’affermazione che tale prodotto utilizzi condensatori personalizzati, qualcosa che a suo dire è solo uno specchietto per le allodole, anzi, per pollastri, come ha definito chi crede in queste sciocchezze: potrebbe avere ragione?

Scorrendo le caratteristiche dichiarate dai vari costruttori o leggendo i numerosi test pertinenti apparecchiature ad Alta Fedeltà di presunta superiore caratura, capita sovente di riscontrare l’affermazione che questi prodotti facciano uso di componenti elettronici personalizzati.

Questo induce immediatamente alla considerazione che vi sia una maggiore attenzione nella realizzazione del dispositivo da parte del costruttore, che per rispettare con precisione il progetto, non esita a farsi realizzare componenti con le caratteristiche desiderate da aziende specializzate.


Nemmeno a farlo di proposito ne abbiamo parlato anche in un passato articolo – che qui potete consultare – nel quale abbiamo evidenziato quanto sia importante una scelta oculata della componentistica destinata alla realizzazione di una qualsiasi elettronica ad Alta Fedeltà, non essendo possibile che un costoso induttore come quello che vedete qui sopra sia identico in termini prestazionali ad un modello economico, considerazione perfettamente applicabile anche ai condensatori.

In ogni caso la domanda (può)nasce(re) spontanea: si tratta solo di marketing o di realtà?

La risposta è abbastanza semplice e forse anche intuitiva, visto che un simile atteggiamento comporta di certo un superiore esborso di denaro, ragione per la quale “componentistica personalizzata” significa solo che determinati componenti vantano caratteristiche non riscontrabili nella comune produzione di serie, et voilà, svelato l’arcano.

D’altronde è noto come i driver utilizzati dalla maggior parte dei costruttori di elettroacustiche – pur se utilizzabili così come sono – sono usualmente realizzati da aziende specializzate su commissione; i woofer dei diffusori KLIPSCH della sottostante foto, ad esempio, molto probabilmente sono realizzati da EMINENCE, sebbene l’azienda dichiari di lavorare con numerosi partner in grado di rispettare le specifiche costruttive da loro fornite, e non è certo un mistero che la mai troppo compianta ESB faceva uso di altoparlanti CIARE realizzati su specifica.

Ciò significa che sebbene tale affermazione faccia immediatamente scattare l’allarme nella testa di chi “sa o crede di sapere sempre come stanno le cose” – ammesso che tale conoscenza sia reale e non semplicemente supposta – non si tratta di una trappola atta ad ingannare l’acquirente ma solo il tentativo di raggiungere superiori performance acustiche.

Il motivo – come già anticipato – è legato al massimo rispetto di quanto stabilito in sede di progetto, laddove è palese che componenti che rispettino alla perfezione i valori necessari, o siano realizzati tramite l’uso di materie prime d’eccezione, contribuiranno alla prestazione globale in modo più efficiente.

Altro discorso è poi rappresentato dalla caratterizzazione timbrica da questi posseduta, usualmente individuata dal costruttore a seguito di lunghi test d’ascolto, e logicamente anch’essa alquanto influente sulla prestazione sonora.

Condensatori di filtro a “marchio” MARANTZ nonché moduli HDAM qui nella versione MKIII

 

Chiaramente si può credere o meno che ciò accada realmente oppure null’altro sia se non, appunto, limitato a semplici affermazioni tese a creare un maggiore interesse nell’acquirente, ovvero puro e becero marketing.

A tale proposito, tuttavia, rammentiamo ai lettori (soprattutto ai più giovani) che in passato – cosa che dimostra che questo atteggiamento non è certo nato recentemente – aziende del calibro di PIONEER, ONKYO, DENON e molte altre, solevano farsi realizzare i condensatori utilizzati nelle proprie elettroniche da aziende specializzate cui fornivano valori e caratteristiche da rispettare rigidamente, la prova era nel fatto che questi componenti recavano sull’involucro esterno il marchio del costruttore in bella evidenza: credete verosimile che fosse tutto ridotto ad una semplice serigrafia?

D’altra parte, la stessa selezione della componentistica, delle valvole negli amplificatori che fanno uso di questa tecnologia o di qualsiasi elemento sia parte della realizzazione elettromeccanica – a prescindere quindi da una realizzazione customizzata su commissione – rappresenta il tentativo da parte del costruttore di realizzare un prodotto con superiori caratteristiche rispetto a quanto reperibile sul mercato.

Una delle tipiche realtà per quanto riguarda i condensatori è poi la specifica “For Audio“, espressamente progettati per tale scopo – altamente considerate le serie Cerafine a marchio ELNA oppure la Black Gate a marchio RUBYCON – e lo stesso avviene con NICHINON oppure WIMA, altri conosciuti brand tra i più utilizzati; addirittura poi, negli anni ’90 TECHNICS realizzò condensatori con dielettrico in bambù, ritenuto maggiormente idoneo per il compito cui era per natura predestinato.

In ultimo, si fa per dire, chi non conosce i noti “carta e olio” (o anche copper/silver foil) a marchio AUDIO NOTE di cui si narrano meraviglie?

Pertanto, tranne che non si pensi in malafede – per convinzioni personali, pensiero da club etc. – che si tratti di dichiarazioni false (ipotesi nell’eventualità tutta da dimostrare) parliamo di una realtà oggettiva, costosa magari ma tant’è, ché la qualità non la regala nessuno, come giusto che sia.

Chiaramente tutto ciò ha un impatto inevitabile sul listino, che potrebbe essere più pesante del solito – tranne situazioni di fantasia seguite da altrettanto bizzarra scontistica, ma questo è un altro discorso – ma si tratta di normale prassi, considerato che la selezione delle materie prime, in qualunque campo, comporta un inevitabile maggior costo.

Come al solito, ottimi ascolti!!!

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