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Cuffie Argos e amplificatore Hydra: l’hi-fi elettrostatico di Apos Audio diventa più versatile

Apos Audio lancia le SJY Argos, cuffie elettrostatiche Pro Bias da 580 V, e Hydra, un amplificatore per cuffie elettrostatiche, planari, dinamiche e diffusori

Nel settore delle cuffie elettrostatiche, la vera soglia d’ingresso raramente è rappresentata dalla sola cuffia. Il problema è se mai l’ecosistema, visto che per far lavorare un trasduttore elettrostatico servono tensioni di polarizzazione e circuiti di pilotaggio che un comune amplificatore per cuffie non può erogare. Apos Audio prova a rendere questa nicchia meno rigida con una nuova coppia audiofila composta dalle cuffie SJY Argos e dall’amplificatore integrato x ES Lab Hydra, due prodotti pensati insieme ma, almeno sulla carta, molto più interessanti proprio per la loro apertura verso sistemi già esistenti.

Le Argos nascono da un progetto di Jeffrey Yin, fondatore di SJY Audio, e adottano un trasduttore elettrostatico da 6.375 mm² con polarizzazione Pro Bias da 580 V. È il riferimento più diffuso nel segmento ed è abbinato al connettore elettrostatico a cinque pin per evitare di chiudere l’utente in un sistema proprietario. La cuffia può quindi essere collegata a un amplificatore compatibile Stax Pro Bias o a qualsiasi energizer progettato correttamente per questo standard.

Apos, invece di una resa chirurgica, iperanalitica e inevitabilmente esile come spesso accade nella narrazione associata alle elettrostatiche, promette una timbrica naturale, leggermente calda e con una gamma bassa più corposa e una gamma media più materica soprattutto sulle voci, in modo che chi apprezza la velocità dei pannelli elettrostatici possa trovare in queste cuffie anche densità armonica, peso ritmico e coinvolgimento.


Un diaframma elettrostatico, estremamente leggero e caricato elettricamente, viene mosso dall’interazione con gli statori ai suoi lati. Rispetto a un driver dinamico, la massa in movimento è drasticamente inferiore e questo può tradursi in transienti velocissimi, microdettaglio e grande capacità di separare gli strumenti nello spazio. I limiti storici di questa tecnologia riguardano una certa difficoltà nel restituire un basso fisico e impulsivo (quello insomma che si percepisce più con il corpo che con l’orecchio); resta quindi da verificare se questa architettura riuscirà davvero a dare al registro grave maggiore consistenza senza intaccare velocità, apertura e controllo.

La costruzione adotta un telaio interamente lavorato CNC, con un peso di 431 grammi senza cavo e 491 grammi con il cavo da 1,5 metri. Non è insomma una cuffia leggerissima, soprattutto in una categoria dove comfort e distribuzione della pressione diventano decisivi per le sessioni d’ascolto prolungate. Apos indica circa 200 Vrms come soglia sufficiente per far funzionare le Argos, mentre valori attorno ai 300 Vrms o superiori dovrebbero offrire maggiore margine dinamico.

Il prodotto davvero anomalo della coppia è però l’x ES Lab Hydra Hydra. Invece di limitarsi al classico ruolo di amplificatore dedicato alle elettrostatiche, ES Lab e Apos hanno realizzato un apparecchio ibrido nel senso funzionale del termine, in cui trovano posto sia una sezione energizer con generatore di bias a 580 V DC a basso rumore e trasformatori elevatori giapponesi convive, sia un amplificatore in classe AB da 20 watt per canale su 8 ohm. La prima sezione alimenta cuffie elettrostatiche Pro Bias, mentre la seconda può gestire cuffie dinamiche, magnetoplanari e una coppia di diffusori passivi adatti all’uso near-field.

L’idea non va confusa con quella di un “tuttofare” economico. Hydra non costa infatti poco e punta piuttosto a eliminare la proliferazione di elettroniche sulla scrivania dell’appassionato. Chi usa un paio di cuffie Stax, delle magnetoplanari impegnative, una dinamica ad alta impedenza e piccoli diffusori da desktop sa bene che più cuffie significano spesso più amplificatori, alimentatori, selettori e cablaggi. Qui, invece, ogni tipologia ha una sezione pensata per le proprie esigenze.

Particolarmente interessante è l’uscita XLR a quattro pin Direct, collegata direttamente allo stadio finale di potenza. Per una magnetoplanare poco sensibile, un’uscita cuffie tradizionale può diventare un collo di bottiglia, soprattutto in termini di corrente e headroom. L’accesso diretto ai 20 watt disponibili, con le dovute cautele sul controllo del volume, permette invece a Hydra di rivolgersi anche a modelli notoriamente esigenti. Per le cuffie più efficienti è previsto un attenuatore L-pad per ridurre rumore residuo e rendere più gestibile l’escursione del potenziometro.

La connettività è essenziale ma coerente con un impianto hi-fi tradizionale tra un ingresso XLR bilanciato, due RCA sbilanciati e la possibilità di bypassare il controllo di volume interno, integrando Hydra a valle di un DAC con preamplificazione o di un pre dedicato. I 20 dB di guadagno, la risposta dichiarata da 10 Hz a 50 kHz entro -3 dB a 1 watt e una distorsione THD+N dello 0,0016% a 10 watt su 8 ohm raccontano di un progetto rivolto soprattutto alla versatilità, mentre i diffusori consigliati sono modelli compatti e ragionevolmente efficienti e non torri ostiche da pilotare.

Il confronto più naturale quando si parla di sistemi elettrostatici è ovviamente con Stax. L’SRM-400S è un energizer dedicato estremamente sensato e, se abbinato a delle SR-X1, permette di accedere all’universo elettrostatico con una spesa inferiore (circa 2300 euro) rispetto alla coppia Argos-Hydra, anche se la proposta di Apos sposta l’acquisto dal concetto di amplificatore specializzato a quello di centro di controllo per una collezione eterogenea di cuffie e per un piccolo impianto desktop.

Venendo infine ai prezzi e alla disponibilità, entrambi i prodotti sono disponibili per il pre-order sul sito di Apos Audio, con le prime spedizioni che inizieranno a metà ottobre. Le SJY Argos costano 1407 euro, mentre l’x ES Lab Hydra 1720 euro, con il kit completo che supera di poco  i 3100 euro.

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