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Quarantena, lockdown e pirateria: Italia in pole position

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Da fine febbraio a fine marzo l’accesso dall’Italia ai siti pirata di film è aumentato di oltre il 60% rispetto al mese precedente

In fondo c’era da aspettarselo. La pandemia di COVID-19 e il conseguente lockdown più o meno stringente che ormai interessa tantissimi Paesi non ha solo spinto moltissimo gli abbonamenti a servizi di streaming video come Netflix e Disney+, ma ha anche riportato a livelli altissimi l’accesso a siti pirata che propongono film e serie TV in streaming o da scaricare.

Gli ultimi dati rilevati da MUSO, società specializzata proprio nel tracking della pirateria digitale in tutte le sue forme (film, eventi sportivi, software), fotografano infatti un’impennata negli accessi a questi siti che, da fine febbraio a fine marzo, ha visto in pole position proprio l’Italia, con il 66% di accessi in più rispetto al mese precedente.

Contando che a gennaio, quando il lockdown da noi non c’era ancora, in Cina (dove invece c’erano già restrizioni fortissime) MUSO aveva registrato un +89% di accessi a siti pirata rispetto a dicembre, il 66% dell’Italia può sembrare un dato non così significativo, ma fino a un certo punto. Nell’immagine sottostante infatti si può notare come il nostro Paese superi piuttosto nettamente non tanto l’India (63%) ma la vicinissima Spagna (50%), mentre gli altri grandi Paesi europei come Francia (41%), Gran Bretagna (43%) e Germania (36%) sono ancor più distanziati.

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Il 17% della Russia si spiega con il fatto che in quel Paese il lockdown è arrivato ben più tardi rispetto alle altre nazioni europee e ciò porta a ritenere così alto il valore italiano proprio perché il nostro Paese è stato il primo in Europa a optare per un lockdown totale già dall’11 marzo. Questo per quanto riguarda i film piratati, mentre per le serie TV le percentuali si fanno meno preoccupanti (l’Italia ad esempio è al 41%).

Dove invece la pirateria ha fatto segnare un calo notevole tra febbraio e marzo è nella pirateria dei segnali live di eventi sportivi (-49%), proprio perché la pandemia ha cancellato, settimana dopo settimana, campionati, partite ed eventi sportivi un po’ in tutto il mondo. Bisogna però considerare che questi dati di MUSO rivelano solo una faccia della medaglia (ovvero l’incremento di accessi a siti pirata da un mese all’altro), ma non fanno luce sull’effettiva quantità di accessi.

Non sappiamo infatti quanti siano, in relazione alla popolazione, gli accessi medi ai siti pirata in Italia, Francia, Spagna, UK e USA e quindi classificare il nostro Paese come “re dei pirati da quarantena” è quantomeno fuorviante (anche perché, lo ripetiamo, l’Italia è entrata prima in lockdown rispetto a tutti gli altri Paesi in classifica). Detto questo, il nostro +66% non ci fa di certo onore.

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