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Sistema hi-fi contro speaker wireless: noi preferiamo il primo

sistema hi-fi

Oggi come oggi vale la pena investire in un sistema hi-fi a componenti separati o in uno speaker wireless? Ecco cinque motivi per cui preferiamo il primo

Lungi da noi deprecare l’innovazione che negli ultimi anni ha contraddistinto il mercato dell’alta fedeltà. Anzi, tra streamer, audio in alta risoluzione, multi-room e ascesa del wireless (Wi-Fi e Bluetooth), siamo continuamente affascinati dalle ultime tendenze in fatto di hi-fi. Eppure, di fronte a singoli diffusori wireless di alta gamma che possono arrivare a costare anche 3400 euro (come il Linn Series 3) o coppie stereo da oltre 2000 euro (i rinomati KEF LS-50), ci siamo chiesti se valga ancora la pena spendere bene o male le stesse cifre per allestire un sistema hi-fi tradizionale. Secondo noi sì e vi spieghiamo il perché in cinque punti.

Qualità audio al centro

C’è poco da fare. A parità di prezzo un sistema hi-fi allestito con componenti separati (e mettiamoci anche dei buoni cavi) suonerà quasi sempre meglio di uno speaker wireless (o di un sistema stereo come quello di KEF). Dopotutto in un sistema hi-fi ogni componente fa quello per cui è stato costruito e ci sono molti meno compromessi rispetto a quelli insiti in uno speaker wireless. Si pensi solo alla dimensione di un paio di diffusori tradizionali da pavimento (con tutto quello che ne consegue anche a livello di bassi), ma gli esempi sarebbero tantissimi.

Sistema hi-fi contro speaker wireless: noi preferiamo il primo

Tutta la facilità dell’upgrade

Volete cambiare i vostri diffusori da scaffale per un paio da pavimento? Avete cambiato casa e vi servono più muscoli in termini di watt che il vostro vecchio integrato non può darvi? Volete provare l’ebbrezza di una soluzione pre+finale o avete messo gli occhi su quella nuova testina MC di cui si dicono meraviglie? Migliorare e perfezionare un sistema hi-fi tradizionale è facile e immediato (e più o meno costoso) e lo stesso discorso vale nel caso vogliate espanderlo con nuovi componenti. Uno speaker wireless invece, nel 99% dei casi, è un prodotto fatto e finito e anche con aggiornamenti software e la possibilità di collegare sorgenti esterne anche cablate (ma non tutti gli speaker wireless lo permettono), il rischio è che il vostro modello appena acquistato non verrà più supportato dopo un tot di anni. Vero, Sonos?

Non rimarrete mai a piedi

Ascoltare quello che si vuole da Spotify o Tidal direttamente da uno speaker wireless tramite smartphone è una comodità senza pari, ma che succede se il vostro servizio streaming preferito è temporaneamente inaccessibile o se la fibra di casa ha deciso di abbandonarvi da un giorno all’altro e il vostro impianto multi-room casalingo diventa inservibile? Certo, c’è sempre lo streaming tramite Bluetooth (se però non è aptX o aptX HD, la qualità audio ne risente), ma non è la stessa cosa. È poi vero che anche un sistema hi-fi tradizionale può farvi “rimanere a piedi” in caso di guasti alla rete se la vostra unica sorgente audio è uno streamer, ma tra CD, vinili e chiavette USB sempre a portata di mano uno scenario di “zero musica” è praticamente impossibile.

Sistema hi-fi contro speaker wireless: noi preferiamo il primo

Il meglio di due mondi

Come appena accennato per lo streamer, se avete un sistema hi-fi non è affatto detto che dobbiate rinunciare alle ultime tecnologie. Proprio lo streamer sta diventando una sorgente audio sempre più in voga e la possibilità di aggiungerne uno a un sistema stereo anche di 20 o 30 anni fa significa rimanere sempre aggiornati e non dover rinunciare ai servizi di streaming o a riprodurre tramite rete domestica i vostri file su PC o NAS.

E non dimentichiamo che tramite appositi “bridge” (si pensi al Sonos Port) è possibile rendere connesso un vecchio amplificatore e creare un sistema multi-room casalingo senza dover per forza acquistare un nuovo modello con funzionalità di rete. Se insomma è possibile trarre vantaggio dalle ultime tecnologie anche con un sistema hi-fi un po’ anzianotto, l’inverso non vale per uno speaker wireless, che fino a prova contraria non può riprodurre CD o vinili (e in molti casi nemmeno i file su una chiavetta USB).

Una questione di cuore

Il quinto punto è sicuramente quello più soggettivo ed “emozionale”, ma la sua importanza resta comunque alta. Assemblare da zero un sistema hi-fi scegliendo accuratamente i componenti, eseguire il cablaggio, studiare bene il posizionamento dei diffusori. Sono tutte azioni che, alla fine, fanno sentire più nostro il sistema che ci siamo costruiti con tempo e risorse nel salottino di casa rispetto a uno speaker wireless che, una volta tolto dalla scatola e connesso a uno smartphone, è già operativo in cinque minuti. Chiamatela pure una questione di cuore o un’esagerazione per iper-appassionati, ma la soddisfazione di ascoltare musica seduti di fronte a un impianto con quattro o cinque componenti e due bei diffusori tradizionali spesso non ha prezzo.

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