Sony e Panasonic rinunciano al CES 2027 dopo quasi 60 anni di presenza. Una scelta che riflette la trasformazione del mercato TV, AV e dell’intera industria dell’intrattenimento
Sony e Panasonic non avranno un proprio stand al CES 2027, previsto a Las Vegas dal 6 al 9 gennaio. Per due brand che hanno accompagnato la storia della manifestazione americana praticamente fin dalla sua nascita, nel 1967, è una decisione dal forte valore simbolico, soprattutto perché arriva in una fase in cui sta cambiando profondamente il rapporto tra grandi produttori, fiere internazionali e mercato dell’elettronica di consumo.
Nel caso di Sony, il ritiro definitivo dalla presenza espositiva della CES era in parte già nell’aria. L’edizione 2026 aveva infatti segnato un ulteriore ridimensionamento, con l’assenza di un tradizionale grande stand dedicato all’intero portafoglio consumer. Negli anni precedenti, inoltre, una parte consistente degli enormi spazi occupati dal gruppo giapponese era stata destinata a Sony Honda Mobility e al progetto Afeela, l’auto elettrica sviluppata insieme a Honda e successivamente abbandonata. Per il 2027 Sony ha ora deciso di fare un passo ulteriore, rinunciando completamente a una presenza autonoma insieme alle società collegate.
La motivazione ufficiale è legata al cambiamento delle priorità strategiche del gruppo. Sony sta spostando progressivamente il proprio baricentro verso entertainment, contenuti, proprietà intellettuale e tecnologie destinate ai professionisti della produzione audiovisiva, ridimensionando così il ruolo storico dell’hardware consumer all’interno di un’azienda che per decenni si è identificata con televisori, lettori, videocamere, console e sistemi audio.

Il caso Panasonic segue una traiettoria differente, ma conduce alla stessa conclusione. L’azienda avrebbe comunicato già durante l’estate agli organizzatori della CES la decisione di non allestire un proprio spazio espositivo nel 2027, spiegando che oggi esistono modalità più efficaci e mirate per presentare prodotti e tecnologie. La strategia prevede quindi un maggiore ricorso a eventi specializzati e iniziative rivolte a specifici segmenti di mercato.
D’altronde, la coincidenza temporale con la profonda riorganizzazione delle attività televisive dei due gruppi è palese. Sony ha annunciato insieme a TCL la creazione di una nuova società dedicata al business Home Entertainment, nella quale il produttore cinese controllerà il 51% mentre Sony manterrà il 49%. L’avvio della nuova struttura è previsto per aprile 2027 e dovrebbe coinvolgere sviluppo, produzione, distribuzione e altre attività legate al comparto BRAVIA.
Anche Panasonic sta modificando radicalmente il proprio modello operativo nel settore TV, con il colosso cinese Skyworth che in numerosi mercati assumerà un ruolo molto più ampio nelle attività di sviluppo, produzione, marketing, distribuzione e logistica dei televisori Panasonic. L’azienda giapponese continuerà a fornire competenze proprietarie, soprattutto nell’elaborazione delle immagini, negli standard qualitativi e nello sviluppo dei modelli OLED di fascia alta. È quindi evidente come entrambi i gruppi stiano cercando di alleggerire strutture e costi in un mercato televisivo diventato estremamente competitivo, dominato da produttori cinesi sempre più integrati verticalmente.
È difficile, invece, stabilire un legame diretto tra il ritiro dal CES e le tensioni commerciali internazionali. Dazi, rapporti tra Stati Uniti, Cina e Canada e la crescente complessità delle catene di approvvigionamento stanno certamente modificando l’economia dell’elettronica di consumo, ma né Sony né Panasonic hanno indicato questi fattori come motivazione della loro assenza.

La spiegazione più concreta riguarda probabilmente l’evoluzione stessa del CES. La fiera di Las Vegas rimane sicuramente uno degli appuntamenti tecnologici più importanti al mondo, ma non è più quella manifestazione fortemente identificata con televisori, amplificatori, diffusori e altri prodotti Home Entertainment. Il baricentro si è infatti spostato verso intelligenza artificiale, robotica, mobilità, smart home, energia e tecnologie per l’industria.
Il cambiamento è evidente anche nella composizione degli spazi espositivi. Le grandi installazioni dedicate ai televisori sono ormai soprattutto appannaggio di TCL, Hisense, Skyworth e degli altri produttori cinesi, mentre i brand giapponesi storicamente protagonisti hanno progressivamente ridotto la propria presenza. Anche perché per un produttore di TV allestire una gigantesca struttura a Las Vegas richiede investimenti enormi, mentre organizzare un evento proprietario, una presentazione online o un appuntamento riservato a stampa e rivenditori può raggiungere un pubblico molto più preciso.
Sta di fatto che per chi ha conosciuto la fiera come il grande palcoscenico mondiale dell’innovazione audiovisiva, vedere mancare due nomi così importanti presenti fin dal 1967 rappresenta una cesura significativa. Per l’industria, invece, potrebbe essere semplicemente il segnale che il modello delle grandi fiere generaliste deve adattarsi a un mercato nel quale tecnologia, contenuti, servizi, software e intelligenza artificiale hanno ormai un peso molto maggiore rispetto al semplice lancio di nuove gamme di TV.
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