Dura la vita dell’appassionato di Alta fedeltà, perennemente incerto sui risultati ottenuti e combattuto tra budget, allettanti offerte ed imprescindibili affaroni, vere e proprie audio sirene, senza mancare di dover sempre tenere a mente la concreta audio-realtà.
E non alludiamo ai famosi controlli di tono – malgrado resti uno degli argomenti audio ancora maggiormente dibattuti – ma della ciclica delusione che puntualmente affligge l’appassionato di Alta Fedeltà, qualcosa cui purtroppo nessuno sfugge e che anzi, paradossalmente, talvolta pare aumentare con l’esperienza.
Pertanto, non parleremo del mitico Ulisse e del suo periglioso navigare per mari burrascosi, ma del fatto che la passione per l’Hi-Fi non è fatta solo di infinite elucubrazioni tese ad indentificare le migliori scelte tecniche da fare, ma anche – aggiungerei soprattutto – di conoscenza di tutti quei fattori in grado di dare soddisfazione all’ascolto, importantissimo aspetto che, appunto, può evitare delusioni.

Ad esempio la consapevolezza di come, nella realtà, suoni un determinato strumento musicale, unico riferimento concreto al fine di comprendere se il sistema di cui ci siamo dotati sia effettivamente in grado di riprodurre al meglio il programma musicale da noi scelto.
Messa così parrebbe affermazione banale, ma non sempre è così semplice distinguere strumenti affini; un flicorno ed una tromba oppure un violino ed una viola – pur appartenenti alle stesse rispettive famiglie (quella dei fiati e quella degl’archi) – hanno differente estensione in frequenza, in parte sovrapponibile ma certamente non identica, diversamente non avrebbe alcun senso differenziarli.

Ma non è solamente l’estensione in frequenza a fare la differenza, giacché è proprio il timbro caratteristico a cambiare, più aperto oppure più pieno e scuro, anche emettendo la stessa identica nota.
Questo accade per via del fatto che ogni strumento presenta un suono caratteristico, alquanto diverso anche se, come detto, appartenente alla medesima famiglia: un violoncello, ad esempio, ha una gamma bassa alquanto robusta (80Hz >), certamente non identica a quella di un contrabbasso (40Hz >) ma comunque importante.
Tanto che il primo potrebbe essere scambiato per il secondo, soprattutto se suonato con l’archetto, accessorio in grado di complicare ulteriormente le cose, ancora di più se la nota suonata ha la stessa frequenza.

Pensate per un momento all’accordatura che prima di un esecuzione eseguono comunemente gli orchestrali: la nota di riferimento è il LA (440Hz) cui tutti gli strumenti si riferiscono, sebbene notevolmente diversa sarà l’impressione sonora percepita dalle nostre orecchie.
Pertanto, appare chiaro che se il nostro sistema ad Alta Fedeltà non riuscisse a differenziare questo aspetto, perché magari carica eccessivamente la gamma bassa ovvero la alleggerisce, il concetto stesso perderebbe di significato.
Idem dicasi per quanto riguarda le percussioni – un ambito praticamente sterminato – dove, a puro titolo d’esempio, la differenza tra due rullanti appare evidente: tipo di fusto (metallo oppure legno), pelle battente e risonante (sabbiata, tipica nel jazz, oppure idraulica, maggiormente smorzata e di impatto), tensione e cordiera, contribuiscono a generare una determinata sonorità.

A tale scopo basta ascoltare il differente “timbro” del set di tamburi di alcuni tra i maggiori batteristi, laddove un Dave Weckl si presenta assai più corposo e compatto di un Jack De Johnnette.
Appare quindi oggettivamente chiaro come sia in concreto determinante – come anticipato anche e soprattutto ai fini di un ascolto soddisfacente e privo di frustrazioni per il mancato risultato – conoscere le caratteristiche sonore reali di uno strumento, soprattutto la sua versione acustica, meno gravata da influssi esterni di tipo elettrico/elettronico e certamente alquanto diversa dalla controparte elettrificata.

A ben vedere si tratta di una sorta di collaborazione tra l’appassionato ed il sistema audio, laddove al primo è richiesto di individuare quelle che sono le caratteristiche di emissione dell’impianto – vale a dire quanto sia in concreto ad Alta Fedeltà – qualcosa che ovviamente favorisce la scelta di un’elettronica piuttosto che un’altra, fermo restando una basilare verosimiglianza con la realtà, notoriamente, considerata (a ragione) l’unico riferimento assoluto.
In questa maniera sarà possibile comprendere immediatamente se il sistema scelto sia idoneo a riprodurre correttamente – ovvero con la massima accuratezza timbrica quindi, che ricordo essere determinante ai fini di una reale Alta Fedeltà – il programma musicale scelto oppure, e succede anche in sistemi di livello a causa di qualche mancata sinergia tra le elettroniche, presenti qualche discrepanza causata da un limitato contenuto armonico responsabile, in linea di massima, dell’alterazione percepita e quindi, inevitabilmente, della conseguente insoddisfazione all’ascolto.
Come al solito, attimi ascolti!!!
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