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Vale davvero la pena spendere migliaia di euro per un cavo RCA? I test dicono di no

audioquest lone ranger

Diversi test strumentali hanno messo a confronto negli anni cavi RCA ultra economici e modelli hi-end da migliaia di euro. Ecco cosa emerge realmente a livello di schermatura, rumore e qualità costruttiva

Tra gli appassionati di alta fedeltà, pochi argomenti riescono a dividere quanto quello dei cavi di segnale. C’è chi li considera un elemento fondamentale per ottenere il massimo dal proprio impianto, mentre altri sostengono che, una volta rispettati determinati requisiti elettrici e costruttivi, le differenze tra modelli ultra economici e modelli hi-end diventino trascurabili, se non inesistenti. Difficilmente queste due fazioni si potranno mettere d’accordo, ma una recente analisi proposta da Audiosciencereview condotta con strumenti di laboratorio di riferimento ha riportato il dibattito su basi decisamente più oggettive, mettendo a confronto una cavo RCA dal prezzo irrisorio con uno che costa migliaia di euro.

Il primo è un banalissimo cavo Amazon Basics da poco meno di 10 euro e lungo 1,2 metri, mentre il secondo cavo è un Kimber KS 1036, che nella versione da 1 metro costa oltre 6000 euro.. Non è il cavo RCA più costoso sul mercato, ma si parla sempre e comunque di un prodotto altamente elitario, che nella versione da 2 metri supera addirittura gli 11.000 euro. Per eliminare qualsiasi dubbio sull’affidabilità delle rilevazioni, è stato utilizzato un analizzatore Audio Precision APx555 da oltre 30.000 euro, strumento sofisticatissimo in grado di misurare distorsione, rumore e risposta in frequenza con precisioni ben superiori alla soglia di percezione dell’orecchio umano.

I risultati hanno sorpreso molti osservatori. Le curve di risposta in frequenza dei due cavi risultano praticamente sovrapponibili, così come le misure di fase e il comportamento ai transienti. Anche osservando il passaggio di un’onda quadra a 20 kHz, tradizionalmente utilizzata per verificare eventuali differenze nella trasmissione del segnale, i due cavi si sono comportati in modo indistinguibile. In altre parole, dal punto di vista strettamente elettrico il costosissimo modello hi-end di Kimber non ha mostrato alcun vantaggio misurabile rispetto al cavo Amazon.


L’aspetto più curioso riguarda invece proprio la qualità dei connettori, spesso indicati come uno degli elementi distintivi dei cavi premium. Durante le prove il Kimber ha evidenziato addirittura una presa meno stabile sulla presa RCA. Muovendo leggermente il cavo, l’analizzatore ha infatti rilevato brevi anomalie del segnale e piccoli impulsi di rumore dovuti a un contatto non perfettamente saldo. Il cavo Amazon, pur utilizzando connettori molto più semplici, è invece rimasto stabile durante le stesse sollecitazioni meccaniche, garantendo una connessione più affidabile.

Non si tratta tra l’altro di un episodio isolato. Già nel 2020, infatti, un confronto simile aveva coinvolto un cavo AudioQuest Wind (circa 2000 euro per la versione da un metro), la cui particolarità è la presenza di un sistema di polarizzazione dell’isolamento alimentato da un pacco batterie da 72 volt integrato nel cavo, che dovrebbe migliorare la qualità della trasmissione del segnale analogico. Anche in quel caso le misure non avevano evidenziato benefici concreti, con distorsione armonica, ampiezza del segnale e risposta in frequenza che erano rimaste sostanzialmente identiche rispetto a un normale cavo di fascia economica. Persino modificando la configurazione del circuito di alimentazione del sistema a batteria non è emersa alcuna variazione misurabile.

Anzi, alcune prove dedicate alle interferenze elettromagnetiche hanno restituito risultati opposti rispetto a quanto ci si sarebbe aspettato. Sottoponendo i cavi a una sorgente di disturbo esterna, il modello AudioQuest aveva mostrato un incremento del rumore sensibilmente superiore rispetto al comune cavo economico. Una circostanza interessante considerando che il produttore pubblicizza un sofisticato sistema multilivello dedicato proprio alla dissipazione del rumore. Alle misure strumentali era stato affiancato anche un rapido confronto d’ascolto utilizzando componenti di alto livello, tra cui un DAC RME, l’amplificatore Topping A90 e cuffie Ether CX. Anche in questa configurazione, non erano emerse differenze chiaramente riconoscibili tra i due cavi, sebbene quando si parla di ascolto si entri inevitabilmente in una sfera più soggettiva.

Cavo Kimber KS 1036

Nel 2021 i test erano stati estesi e ancora una volta una volta il cavo Amazon Basics aveva dimostrato prestazioni assolutamente allineate ai concorrenti, mantenendo una trasmissione lineare ben oltre i 200 kHz, una frequenza circa dieci volte superiore al limite dell’udito umano. Solo in presenza di trasformatori di alimentazione posti molto vicino ai cavi sono emerse leggere differenze nella capacità di schermatura, con il modello Amazon che, paradossalmente, si è rivelato tra i più efficaci nel limitare l’ingresso di interferenze.

Conclusioni analoghe erano già state raggiunte diversi anni prima anche dal blogger Archimago, che aveva confrontato sei differenti cavi RCA, dai più economici fino a modelli realizzati in argento puro con connettori professionali. L’unico parametro che mostrava leggere variazioni era la separazione tra i canali stereo, ma persino il risultato meno brillante rimaneva abbondantemente al di sotto dei livelli normalmente generati da una testina per giradischi, rendendo la differenza praticamente irrilevante durante un ascolto reale.

Un’altra convinzione molto diffusa riguarda la lunghezza del cavo. Secondo alcuni audiofili, aumentando la distanza percorsa dal segnale dovrebbero emergere perdite tali da giustificare l’impiego di interconnessioni sempre più costose. Anche questa teoria è stata verificata sperimentalmente utilizzando cavi lunghi fino a circa sette metri.

Crediti: AudioScienceReview

Le misure raccontano una storia diversa. L’attenuazione introdotta da un normale cavo RCA alle frequenze udibili è così ridotta da risultare praticamente inesistente anche con lunghezze superiori a quelle normalmente presenti in un impianto domestico. Solo in un test dedicato al collegamento digitale S/PDIF il cavo più lungo ha mostrato un leggero incremento del jitter rispetto a uno più corto, ma si tratta di variazioni dell’ordine dei picosecondi, ben al di sotto dei valori generalmente considerati udibili e comunque inferiori al jitter prodotto dalla maggior parte delle elettroniche stesse.

L’insieme di queste prove non dimostra che tutti i cavi siano identici, né che qualsiasi prodotto economico rappresenti automaticamente la scelta migliore. La qualità costruttiva continua ad avere un peso concreto tra connettori ben realizzati, saldature affidabili, schermature efficaci e materiali resistenti nel tempo, tutti elementi che contribuiscono alla durata e alla stabilità della connessione. Le misure suggeriscono però che il prezzo, la presenza di conduttori in argento, trattamenti esotici o sofisticate soluzioni di marketing non costituiscono una garanzia di migliori prestazioni elettriche.

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