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LaserDisc: l’antenato del DVD che ha rivoluzionato (senza conquistarlo) il cinema domestico

La storia del LaserDisc, il primo supporto video ottico domestico che ha anticipato il DVD ma che, soprattutto in Italia, non ha raccolto quanto avrebbe potuto

Ben prima che il DVD rivoluzionasse il mondo dell’home cinema, un altro supporto fisico aveva già cercato con grandi ambizioni e un fascino quasi futuristico di portare il cinema nelle case con una qualità audiovisiva inedita per l’epoca. Si trattava del LaserDisc, una tecnologia pionieristica che ha rappresentato, tra la fine degli anni Settanta e la metà degli anni Novanta, il vertice qualitativo dell’home video. Nato con l’obiettivo di superare le limitazioni del VHS, il LaserDisc ha saputo conquistare una nicchia di appassionati e collezionisti, ma non è mai riuscito a sfondare nel mercato di massa, complice una combinazione di fattori tecnici, economici e culturali.

Il primo disco LaserDisc fu commercializzato ufficialmente nel dicembre del 1978 negli Stati Uniti, inizialmente sotto il nome DiscoVision (il film scelto fu Tutti insieme appassionatamente). La tecnologia era frutto di una collaborazione tra MCA e Philips e prometteva un salto qualitativo enorme rispetto al nastro magnetico.

La superficie del disco, simile a un LP da 30 cm (12 pollici) ma in materiale riflettente simile al futuro CD, conteneva un segnale video analogico e una traccia audio che, negli anni successivi, sarebbe evoluta da mono e stereo analogico fino all’audio digitale e persino multicanale (con tanto di DTS). La qualità video, grazie alla registrazione su supporto ottico, era superiore a qualsiasi altro formato domestico dell’epoca, mentre l’assenza di contatto meccanico durante la lettura garantiva una maggiore durata e stabilità del segnale nel tempo.


laserdisc
Un LaserDisc a confronto con un CD

Per riprodurre un LaserDisc, era necessario un lettore dedicato. I primi modelli erano grandi, costosi e meccanicamente complessi, ma con l’avanzare della tecnologia sono diventati più affidabili e alcuni modelli di fascia alta includevano caratteristiche avanzate come la lettura automatica dei due lati del disco, l’audio surround tramite decodifica AC-3 (Dolby Digital) o DTS e la possibilità di controllare l’avanzamento fotogramma per fotogramma, cosa molto apprezzata nel contesto educativo e nei settori professionali.

Il formato si basava su tecnologia analogica per il video (standard NTSC negli Stati Uniti e PAL in Europa), ma poteva contenere tracce audio analogiche o digitali, a seconda del disco e del lettore. I dischi erano in genere double-sided e ogni lato poteva contenere solo circa 30 o 60 minuti di contenuti, a seconda della modalità di registrazione (CLV o CAV). Questo significava che un film lungo poteva richiedere due dischi e fino a quattro cambi di lato, un’operazione decisamente scomoda e macchinosa per gli standard odierni ma accettata da molti appassionati dell’epoca per la qualità complessiva dell’immagine.

La risoluzione video, decisamente superiore a quella del VHS ma inferiore a quella del DVD, era di circa 440 linee orizzontali per lo standard PAL e di 425 per l’NTSC, con in più un’immagine più stabile e nitida del VHS grazie alla lettura ottica (nessun contatto fisico) ma non priva di difetti analogici, come disturbi di crominanza o ghosting. Inoltre, solo pochissimi titoli sono stati pubblicati con video in widescreen anamorfico (il cosiddetto Squeeze LD), là dove la norma era il letterbox o, peggio ancora, il pan&scan per riempire completamente lo schermo dei TV di allora in 4:3 (i primi modelli in 16:9 arriveranno infatti solo a fine anni ’90).

Nonostante le sue caratteristiche tecniche superiori in tutto e per tutto al VHS, il LaserDisc non ne ha mai raggiunto la diffusione di massa, rimanendo confinato per lo più a un pubblico di appassionati e collezionisti in particolare in mercati come Giappone, Stati Uniti e Francia (primo mercato europeo), mentre in Italia (alla fine si conteranno poco più di 300 titoli) la sua presenza è stata sempre estremamente marginale. Le ragioni del mancato successo sono molteplici.

Anzitutto, il costo sia dei lettori (inizialmente molto elevato), sia dei dischi, che spesso superavano di gran lunga il prezzo delle controparti VHS. Inoltre, a differenza del VHS, il LaserDisc consumer non permetteva la registrazione, rendendolo un formato puramente da riproduzione: un limite non da poco in un’epoca in cui la funzione di registrazione TV era molto richiesta dagli utenti. C’è poi da sottolineare che i negozi di elettronica, salvo rare eccezioni, non investivano in questo segmento e il supporto delle emittenti televisive o delle videoteche fu molto limitato. Anche l’ingombro fisico dei dischi e la complessità d’uso (i frequenti cambi di lato e la gestione manuale della navigazione) contribuirono a frenare l’adozione su larga scala.

Eppure, nonostante tutti questi limiti, il LaserDisc ha avuto una produzione imponente. Si stima che ne siano stati pubblicati circa 20.000 negli Stati Uniti e oltre 28.000 in Giappone, dove il formato ha goduto di una notevole longevità grazie alla dedizione dei fan e all’integrazione con il mondo degli anime, dei concerti live e del cinema d’autore. In Europa le cifre sono state molto più modeste, ma il formato ha comunque lasciato un’impronta, soprattutto tra i “videofili” degli anni Ottanta e Novanta.

Tra i contenuti più ricercati ancora oggi in LaserDisc ci sono infatti versioni estese o alternative di film che non sono mai state pubblicate in DVD o Blu-ray (se non molti anni dopo), edizioni con mix audio originali, o commenti e contenuti speciali che in alcuni casi non sono stati più riproposti in altri formati.

Il LaserDisc è stato infatti il primo supporto audiovisivo a portare l’idea dei contenuti extra, delle scene tagliate, dei commenti del regista e di tutto ciò che oggi diamo per scontato dall’avvento dei DVD in poi. In questo senso, è stato un pioniere assoluto, più innovativo del VHS e persino del DVD nelle sue prime incarnazioni.

Il declino del formato è iniziato nella seconda metà degli anni Novanta, quando il DVD, introdotto nel 1996–1997, ha rapidamente guadagnato terreno. Più compatto, con maggiore capacità, video digitale e supporto audio multicanale nativo, il DVD ha semplicemente offerto tutto ciò che il LaserDisc prometteva, ma in una forma più pratica ed economica. Come conseguenza, nel giro di pochi anni la produzione di LaserDisc è stata interrotta quasi ovunque.

Una delle uscite uscite ufficiali (se non proprio l’ultima in assoluto) risale al 2001 in Giappone con Tokyo Raiders di Jingle Ma, che tra l’altro ha raggiunto quotazioni folli nel mercato dell’usato. Anche i produttori di hardware hanno progressivamente abbandonato il formato; l’ultimo player LaserDisc prodotto è stato il Pioneer DVL-919, un lettore combinato LaserDisc/DVD commercializzato in Giappone (ma uscito anche nel resto del mondo) fino al 2009.

Oggi il LaserDisc sopravvive in un limbo affascinante tra vintage e culto. Molti lettori Pioneer delle serie CLD, come il CLD-925 o il CLD-D703, sono ancora molto ricercati per le loro qualità costruttive e la compatibilità con audio digitale AC-3 e DTS. Alcuni collezionisti vanno a caccia dei rari lettori combi come i già citati DVL-909 o DVL-919, capaci di leggere sia LaserDisc che DVD rappresentando così l’ideale anello di congiunzione tra due epoche.

In Giappone si trovano ancora lettori in buono stato e anche in Europa o negli Stati Uniti è possibile acquistarli tramite mercatini, forum di appassionati o aste online. Tuttavia, è bene tenere presente che si tratta di macchine complesse, talvolta soggette a problemi meccanici o ottici e che necessitano di un televisore compatibile con segnale composito o S-Video, a meno di passare da convertitori per l’uso con TV odierni.

Resta il fatto che, a differenza di supporti “passati” come DVD Audio e SACD che ancora oggi possono dare enorme soddisfazioni agli audiofili, l’interesse odierno per il LaserDisc è una mera questione di collezionismo e preservazione culturale, in quanto il DVD prima e il Blu-ray e l’UHD Blu-ray dopo lo hanno reso un supporto qualitativamente e funzionalmente superato sotto tutti i punti di vista.

Se infine vi state chiedendo quale sia il LaserDisc più celebre di sempre, la nostra scelta è caduta su Star Wars: The Definitive Collection, un cofanetto a nove dischi (18 lati in tutto) uscito nel 1993 e diventato celebre sia perché propone l’ultima versione originale “non modificata” della trilogia classica (i tre film dell’edizione in DVD del 2006 erano un trasferimento diretto proprio da questo LaserDisc), sia perché fu una delle prime edizioni home video THX approvate da Lucasfilm.

Il trasferimento video e il mix audio furono curati con standard altissimi per l’epoca, tanto che ancora oggi molti fan considerano questo LaserDisc la migliore rappresentazione disponibile delle versioni originali prima dei contestati interventi “correttivi” di George Lucas a partire da fine anni ’90.

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