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La grande promessa mancata del DVD Audio, il supporto ad alta risoluzione che non ha mai conquistato il grande pubblico

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Alla scoperta del DVD Audio: come funziona, le sue differenze rispetto a CD e SACD, perché è stato un flop commerciale e quali lettori si trovano oggi sul mercato del nuovo e dell’usato

Nel corso degli anni, la ricerca della massima qualità audio ha portato all’introduzione di formati alternativi al CD, nati con l’obiettivo di superarne i limiti tecnici. Tra questi, il DVD Audio rappresenta uno dei tentativi più ambiziosi, ma anche uno dei più clamorosi insuccessi dell’industria.

Introdotto all’inizio degli anni 2000 come erede naturale del CD e sfruttando l’infrastruttura tecnologica del DVD-Video (un disco poteva infatti contenere fino a 8.5 GB di dati), il DVD Audio offriva una qualità sonora superiore, mixing multicanale in alta risoluzione e una maggiore interattività. Eppure, nonostante le ottime premesse tecniche, questo formato è stato rapidamente oscurato da altri supporti fisici (SACD e Blu-ray) e dall’avvento della musica liquida e oggi diventato è di fatto relegato a una curiosità da collezionisti e appassionati.

Il DVD Audio nasce ufficialmente nel 1999, quando il DVD Forum (la stessa organizzazione che definì lo standard DVD) pubblica le specifiche per un supporto ottimizzato per la musica ad alta risoluzione. Il suo scopo era quello di offrire una qualità superiore al CD, che con i suoi 16 bit a 44,1 kHz rappresentava già da quasi vent’anni lo standard per la musica digitale domestica. Il DVD Audio, invece, poteva contenere tracce stereo a 24 bit con frequenze di campionamento fino a 192 kHz e tracce multicanale (fino a sei canali) a 96 kHz, sfruttando l’elevata capacità di archiviazione del supporto DVD (circa 12 volte quella di un CD).


Alla fine, solo alcuni formati sono sopravvissuti

Tuttavia, la complessità del formato si rivelò presto un ostacolo. La riproduzione delle tracce ad alta risoluzione richiedeva infatti lettori compatibili specificamente con il formato DVD Audio, non sempre facilmente distinguibili dai più diffusi lettori DVD-Video. Inoltre, per evitare la copia digitale non autorizzata, la maggior parte dei dischi DVD Audio utilizzava una forma di protezione chiamata MLP (Meridian Lossless Packing), una codifica lossless sviluppata da Meridian che permetteva la compressione senza perdita di qualità ma richiedeva una decodifica dedicata. Questo contribuiva a rendere il formato poco accessibile per l’utente medio e più adatto a una nicchia di appassionati dotati di hardware compatibile.

Parallelamente, nello stesso periodo, faceva il suo debutto il SACD sviluppato da Sony e Philips. A differenza del DVD Audio, l’SACD utilizza una tecnologia diversa chiamata DSD (Direct Stream Digital), che si basava su una codifica a 1 bit con una frequenza di campionamento molto elevata (2,8224 MHz), concettualmente lontana dal formato PCM del CD e del DVD Audio. I sostenitori del DSD ne esaltavano la naturalezza e la fluidità del suono, mentre i detrattori criticavano l’eccessiva rumorosità ultrasonica e la complessità della conversione. Il punto chiave, però, era che sia DVD Audio, sia SACD si stavano muovendo in uno scenario in rapido cambiamento, in cui la domanda del mercato non era più incentrata sulla qualità assoluta, ma sulla praticità e sulla portabilità.

Alla fine, entrambi i formati fallirono nel conquistare il grande pubblico, ma il DVD Audio soffrì più del SACD per un motivo molto semplice: l’incompatibilità con i lettori standard. Mentre molti lettori SACD venivano venduti come tali e riconoscibili come prodotti audiofili, numerosi lettori DVD-Video di fascia consumer supportavano solo parzialmente il DVD Audio, o lo facevano senza sfruttarne appieno le potenzialità.

Inoltre, pochi amplificatori erano dotati di ingressi analogici multicanale necessari per sfruttare l’audio ad alta risoluzione in multicanale del DVD Audio, il che obbligava a catene di collegamento complicate o a costosi decoder esterni. Nel frattempo, i contenuti disponibili in formato DVD Audio erano limitati, dal momento che la produzione discografica si concentrava soprattutto su ristampe di cataloghi classici o album di musica jazz e classica, lasciando fuori gran parte del repertorio pop e rock.

L’ascesa della musica digitale in formato compresso (MP3 prima e poi i AAC, FLAC e ALAC) contribuì ulteriormente al declino del DVD Audio. Con l’avvento dell’iPod, dello streaming e delle librerie musicali su computer, la necessità di supporti fisici si ridusse drasticamente. Anche il pubblico audiofilo si spostò progressivamente verso DAC USB, file ad alta risoluzione e servizi in streaming lossless, relegando i dischi DVD Audio a un mercato di nicchia. Alcuni tentativi di rilancio, come l’inclusione del supporto nei lettori universali (come quelli prodotti da Oppo), non bastarono a invertire la tendenza.

Il DVD Audio ha avuto insomma una vita commerciale piuttosto breve. I suoi ultimi titoli rilevanti sono stati pubblicati intorno al 2007–2008, anche se il picco produttivo e di visibilità si è concentrato tra il 2001 e il 2005. Già dopo il 2006, infatti, molte etichette avevano abbandonato il formato o si erano spostate su supporti più flessibili come il DualDisc o, successivamente, il Blu-ray Audio.

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Il lettore Denon DVD-3910 uscito nel 2004 a 1500 euro, quando ancora il DVD Audio “tirava”… si fa per dire.

Nonostante la scarsa fortuna commerciale, il DVD Audio continua a suscitare l’interesse di alcuni collezionisti e appassionati di musica in alta risoluzione. I dischi prodotti nei primi anni 2000 sono spesso ricercati per la qualità delle rimasterizzazioni e per la presenza di mix multicanale di altissimo livello. Album come Rumours dei Fleetwood Mac, Hotel California degli Eagles o Brothers in Arms dei Dire Straits hanno conosciuto una seconda giovinezza in questo formato, offrendo esperienze d’ascolto sorprendenti se riprodotti con l’hardware adeguato.

Nel mercato dell’usato è ancora possibile trovare lettori compatibili con il DVD Audio, sebbene la loro disponibilità sia sempre più limitata e i prezzi piuttosto elevati. Alcuni modelli di marchi storici come Denon, Marantz, Pioneer, Yamaha e Onkyo offrivano lettori universali capaci di gestire sia DVD Audio, sia SACD, oltre ai tradizionali DVD e CD. Particolarmente apprezzati sono i lettori Pioneer DV-AX10, DV-79AVi o DV-578A, capaci di prestazioni eccellenti anche in ambito audio grazie a sezioni di conversione digitale-analogica molto curate.

Marantz, con il suo modello DV-9500, ha prodotto una delle macchine più complete e raffinate della sua generazione, capace di riprodurre praticamente ogni formato disponibile all’epoca. Denon, con lettori come il DVD-2910 e il DVD-3930, ha offerto prodotti di fascia media e alta molto amati per il loro equilibrio tra qualità audio, compatibilità e robustezza.

Prima dell’arrivo dell’HDMI 1.1 nel 2004, i DVD Audio con mixing multicanale potevano essere sfruttati appieno solo da lettori con uscite analogiche multicanale collegati ad amplificatori con altrettanti ingressi analogici.

Oggi questi lettori si trovano nei mercatini dell’usato, nei forum di appassionati o nei negozi specializzati in hi-fi vintage, spesso a prezzi contenuti rispetto alla loro qualità originaria. Tuttavia, chi decide di intraprendere la strada del DVD Audio deve essere consapevole delle limitazioni attuali: molti di questi apparecchi richiedono collegamenti analogici multicanale per sfruttare l’audio HD e alcuni dischi possono avere menu complessi o richiedere un TV collegato per la navigazione. Inoltre, l’offerta di nuovi titoli è pressoché ferma da anni, sebbene in alcuni casi l’audio multicanale sia stato recuperato e ristampato su supporti Blu-ray Audio, più moderni e compatibili con l’hardware attuale.

Non mancano però le eccezioni odierne. I due costosi lettori universali di Magnetar (UDP800 e UDP900) riproducono anche DVD Audio e lo stesso dicasi per il Block HD-120 da 1800 euro (altro player universale), a testimonianza di come il DVD Audio continui a rimanere ancora oggi un supporto a dir poco elitario ma non per questo non degno di considerazione da parte di molto audiofili.

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