Cosa distingue davvero un amplificatore per cuffie in Classe A da uno in Classe AB? Eccome come funzionano queste due tipologie, quale scegliere e come HiBy integra entrambe le modalità in alcuni dei suoi DAP di fascia medio-alta
Quando si parla di amplificazione per cuffie, si tende spesso a dare per scontato il modo in cui un circuito gestisce il segnale audio. Eppure, la differenza tra Classe A e Classe AB è una scelta progettuale che determina il comportamento dell’amplificatore a ogni livello, dal consumo energetico alla caratterizzazione timbrica del suono. Capire questa distinzione significa capire una parte fondamentale della catena audio portatile, specialmente nel contesto dei DAP (Digital Audio Player).
Tutto parte dal concetto di angolo di conduzione, ovvero per quanto tempo nell’arco di un ciclo completo del segnale sinusoidale i transistor dell’amplificatore rimangono attivi. Nei dispositivi in Classe A, l’angolo di conduzione è pari a 360 gradi e i componenti attivi non si spengono mai, ma restano in conduzione continua indipendentemente dall’ampiezza del segnale in ingresso. Questo significa che l’amplificatore consuma energia a pieno regime anche in assenza di musica, o durante le pause, generando una quantità rilevante di calore per dissipazione termica. In un contesto portatile, questo comportamento ha un impatto diretto sull’autonomia della batteria.
Classe A: purezza a caro prezzo

Il vantaggio di questa conduzione continua è di natura qualitativa. L’assenza di transizioni tra stato attivo e stato di riposo elimina infatti alla radice la cosiddetta distorsione di crossover, che nei circuiti meno lineari si manifesta nel preciso istante in cui il segnale passa da valori positivi a negativi o viceversa. Il risultato è un segnale amplificato con elevatissima fedeltà, una linearità difficile da eguagliare e una caratterizzazione timbrica che gli appassionati descrivono tipicamente come calda e corposa, con una presenza nelle medie frequenze capace di restituire un coinvolgimento emotivo più spiccato.
La Classe A esprime il suo meglio proprio nelle applicazioni a bassa potenza come l’amplificazione per cuffie. In questi contesti, la sua scarsa efficienza energetica, che in assoluto rappresenta il suo limite principale, cessa di essere un problema concreto, perché i valori di potenza in gioco sono abbastanza contenuti da rendere gestibile la dissipazione termica. In uno spazio fisico ridotto e “compresso” come quello di un DAP, la gestione del calore diventa però una variabile critica, tanto che i progettisti devono prevedere dissipatori adeguati e materiali con buone proprietà termiche come l’alluminio, scelto non a caso dal produttore cinese HiBy per il proprio DAP di fascia alta R8 II AL.
Classe AB: il pragmatismo dell’ingegnere

La Classe AB nasce storicamente come soluzione agli sprechi energetici della Classe A e alla distorsione della Classe B. Quest’ultima, pur essendo più efficiente perché ogni transistor amplifica solo una semionda del segnale (180 gradi di conduzione), introduce una discontinuità proprio nella zona di crossover, rendendola inadatta a contesti hi-fi. La Classe AB risolve il problema mantenendo una piccola corrente di polarizzazione sui transistor anche quando non stanno amplificando attivamente, così da evitare che si spengano del tutto durante la transizione tra le due semionde.
L’angolo di conduzione della Classe AB si colloca quindi in un range intermedio, compreso tra 180 e 360 gradi, a seconda del livello di polarizzazione impostato in fase progettuale. Il risultato pratico è una distorsione di crossover drasticamente ridotta rispetto alla Classe B e, al tempo stesso, con un consumo energetico sensibilmente inferiore rispetto alla Classe A. L’efficienza di un circuito in Classe AB oscilla tipicamente tra il 50% e il 70%, contro valori decisamente più bassi della Classe A. Per un DAP, questa differenza si traduce concretamente in ore aggiuntive di ascolto con una singola carica.
Due modalità, un solo dispositivo

La vera svolta per l’utente audiofilo è la possibilità, introdotta da alcuni produttori di DAP, di commutare in tempo reale tra le due modalità di amplificazione. HiBy ha fatto di questa caratteristica uno dei punti di forza distintivi della propria gamma di DAP, implementandola in più modelli e rendendola accessibile tramite una semplice pressione sul display durante la riproduzione.
L’approccio è particolarmente intelligente perché non impone una scelta definitiva all’acquisto. L’utente può infatti adattare la modalità operativa al contesto d’ascolto, al tipo di cuffie utilizzate e anche al livello di carica rimanente nella batteria. Ascoltare jazz contemporaneo o musica da camera con la Classe A, sfruttando la sua impronta più analogica e dinamica, per poi passare alla Classe AB per un’elettronica precisa e rigorosa o per una sessione di ascolto prolungata in mobilità, è una libertà concreta che un DAP a singola modalità non può offrire.

I DAP HiBy con doppia amplificazione
Tra i DAP HiBy che integrano questa doppia modalità operativa, il punto di riferimento assoluto per prestazioni è il già citato R8 II AL da 2199 euro, il quasi top di gamma del brand cinese (è secondo solo al RS8 II da oltre 4000 euro) che sfrutta la tecnologia proprietaria Darwin-MPA per la decodifica e l’amplificazione discreta. L’R8 II garantisce fino a 18 ore di autonomia in Classe A e fino a 21 ore in Classe AB, con la stessa potenza erogata in entrambe le modalità su uscita bilanciata e single-ended. La commutazione è libera e avviene a sistema operativo attivo, senza interrompere la riproduzione.
Scendendo di fascia senza rinunciare alla versatilità, l‘R6 III 2025 da 499 euro adotta quattro DAC Cirrus Logic CS43198 e offre la medesima scelta tra Classe A e Classe AB. Le misure rivelano un THD+N di appena 0,0006% in Classe A e 0,0007% in Classe AB, con un rapporto segnale/rumore di 120 dB. Valori che testimoniano una qualità circuitale di assoluto rispetto per la fascia di prezzo. L’autonomia in Classe AB arriva fino a 15 ore sull’uscita single-ended, mentre in Classe A è prevista una riduzione stimabile intorno al 20-25%.

L’R6 Pro II 2025, posizionato attorno ai 799 euro, propone amplificazione discreta in Classe A e AB con doppio DAC Cirrus Logic a 8 canali. La sezione di amplificazione discreta, rispetto a una soluzione integrata su singolo chip, offre un maggiore controllo nella gestione dei transitori e una headroom più generosa, aspetti che si percepiscono concretamente con cuffie planari magnetiche o driver dinamici di impedenza medio-alta.
Suono soggettivo o differenza misurabile?
Una domanda lecita riguarda quanto la differenza tra Classe A e Classe AB sia realmente percepibile all’ascolto e quanto invece appartenga alla sfera (ben nota in campo audiofilo) del condizionamento psicologico. La risposta onesta è che dipende dal contesto. Su cuffie di alta qualità con ampia risposta in frequenza, la Classe A tende a esibire un palcoscenico sonoro leggermente più avvolgente e una maggiore definizione dei transienti nelle medie frequenze, mentre la Classe AB appare più controllata e neutra, soprattutto nella resa delle basse frequenze in condizioni di alta potenza erogata.

I dati strumentali confermano che la distorsione è minimale in entrambe le modalità nei DAP di fascia alta, il che rende la scelta tra le due non tanto una questione di “migliore” o “peggiore”, quanto di preferenza timbrica soggettiva e di priorità d’utilizzo. Chi ascolta prevalentemente con cuffie di alta impedenza in ambienti controllati, troverà nella Classe A un alleato fedele, mentre chi privilegia la portabilità e la flessibilità giornaliera riconosce nella Classe AB un compromesso che non rinuncia quasi a nulla sul versante qualitativo.
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