La passione per l’Alta Fedeltà presenta un duplice aspetto, perché oltre al sistema audio, ovvero il mezzo attraverso cui si tenta di replicare l’evento dal vivo nel migliore dei modi, occorre considerare l’immancabile software musicale che gli si dà in pasto, perché va da sé che una pessima registrazione farà suonare male anche il più costoso e raffinato degli impianti.
Pertanto, quando ci si riferisce a registrazioni di altissima qualità – laddove si spera che tecnica ed arte si uniscano in opportuna sinergia – l’appassionato sa bene che esistono alcune etichette che da sempre rappresentano il non plus ultra in merito alla qualità della presa di suono: TELARC, ECM, CHESKY, CAM JAZZ, ACT, solo per citarne alcune le cui produzioni sono caratterizzate da una qualità tecnica elevatissima, circostanza che rende l’ascolto assai appagante.
Ovviamente la cosa non nasce affatto in modo casuale, perché accostare due elementi letteralmente posti alla base dell’opera richiede non solo passione ma indubbia conoscenza di tutti quegli aspetti, e sono molti, diversificati e parecchio sfaccettati tra loro, che incidono sul risultato sonoro finale, ragione per cui non ci si può improvvisare da un giorno all’altro.

Questo breve preambolo mi serve per introdurre ENOTORRE RECORDS, un’altra eccellente realtà tutta italiana cui affidarsi allorquando si decida di investire un po’ dei vostri sudati guadagni in software musicale senza rischiare acquisti sbagliati.
La suddetta nasce ad opera di due grandi appassionati di musica e chiaramente di Alta Fedeltà – come vedete ci ricolleghiamo all’incipit del presente articolo – ovvero Roberto ROCCHI e Antonio SARCINELLI POSTIGLIONE, collaboratore della storica rivista SUONO il primo e proprietario dell’enoteca LA TORRE in quel di Spilimbergo (PN) il secondo, chiaramente più che amici oltre che soci i quali, non senza qualche rischio, decidono di mettere su questa interessante avventura.
Circostanza che li porta a coinvolgere Stefano AMERIO, il Bob LUDWIG italiano, vale a dire un Mastering Engineer proprietario dello studio ARTESUONO in quel di Cavalicco (UD) che si occupa della captazione sonora dell’evento che si svolge, molto ovviamente, presso l’enoteca e davanti ad un pubblico selezionato; in altre parole una sorta di live in studio come sovente hanno fatto in passato alcune etichette note per la qualità sonora delle loro opere (GRP ad esempio con l’immancabile GRP – Live in Session).
Il risultato di tanto impegno è diretta conseguenza della sensibilità artistica e tecnica dei tre, la cui positiva sinergia (amo questo termine) è assolutamente essenziale per la riuscita dell’operazione, visto che come al solito si tratta di bilanciare sapientemente arte e tecnica al fine di ottenere un risultato degno di nota.
Ed infatti, proprio il connubio tra apparecchiature di altissimo livello e sensibilità musicale – elementi concretamente imprescindibili se il fine dichiarato è quello di ottenere un prodotto di alto profilo che si elevi dalla massa – porta ad un risultato di assoluto rilievo non sempre così facile da rintracciare nella media delle produzioni musicali.
Produzioni che attingono a piene mani dal jazz, genere classicamente frequentato quando si tratta di mettere insieme artisti dello strumento che possano in qualche modo elevare la produzione verso esaltanti vette sonore, a loro volta vero e proprio ingrediente di questa gustosa ricetta.
Navigando nel sito di ENOTORRE RECORDS si ha modo di comprendere in pieno la filosofia cui la stessa si riflette, potenzialmente riassumibile in quel less is better di britannica origine che allude a quella opportuna semplicità che molto più spesso di quanto ipotizzabile rende le cose molto migliori e certamente meno complesse.

Quattro sono i lavori finora pubblicati, tutti derivati da differenti serate nelle quali l’enoteca si è trasformata in un caleidoscopio di piacevoli suoni magistralmente captati da Stefano AMERIO ed il suo staff, attimi fermati da macchine digitali come MERGING TECHNOLOGIES HORUS + ANUBIS a 24bit/96Khz – formato altresì disponibile che a detta di Roberto ROCCHI, col quale mi trovo d’accordo, consente di apprezzare al meglio l’evento senza scomodare campionamenti a frequenze elevatissime associati ad una praticamente inutile profondità di bit – vale a dire il top di quanto attualmente disponibile per fini di registrazione del suono.
Un altro aspetto considerato è relativo al pubblico presente in sala, il cui vestiario presenta distinte caratteristiche a seconda della stagione: pesante in inverno, molto più leggero in primavera o estate, circostanza che ha delle conseguenze sulla fase del segnale proprio a causa dell’assorbimento dei tessuti, ragione per cui il sound check prende di mira e corregge anche questo aspetto.
Pertanto, ad una produzione connotata da eccellenza sonora e qualità tecnica realmente poste sullo stesso piano, si aggiunge una grande attenzione ad aspetti che potrebbero anche essere meno considerati, ma visto che sappiamo bene che sono proprio i dettagli a fare la differenza, il tutto si traduce (giustamente) in un prodotto concretamente realizzato “ad arte”.
Il livello di incisione, come accade anche in altri casi (vedi TELARC) è volutamente più basso del solito, circostanza che consente di sfruttare la dinamica degli strumenti evitando indebite saturazioni del segnale: inutile sottolineare che qui la perniciosa loudness war è assolutamente bandita!

I musicisti coinvolti, i cui nomi sono già probabilmente conosciuti agli appassionati in quanto maestri del genere, sono artisti che a vario titolo, oltre che personale, hanno prestato la loro opera affiancando mostri sacri e non sono certo secondi a nessuno, anzi, appare chiarissimo come siano eccellenti esecutori di quel jazz che rifugge dall’eccesso – e del quale ci si stancherebbe presto – favorendo l’ascolto in modo disteso ed assai piacevole sebbene dinamico e non certo soporifero.

Gli strumenti sono fantasticamente tangibili, la spazialità eccellente con ottima scansione dei piani sonori, timbrica perfettamente rispettata e notevole la dinamica, cosa che invoglia ad alzare il volume senza problemi; la cifra sonora generale è piena, morbida e priva di inopportuno ed innaturale (iper)dettaglio, davvero un bel sentire.
In conclusione, se volete arricchire il vostro patrimonio discografico con un poker d’assi, non mancate di prendere in considerazione i primi quattro volumi della produzione ENOTORRE RECORDS, siamo più che certi che all’ascolto un bel sorriso nascerà sulle vostre labbra.
A proposito, per coloro che se lo stessero chiedendo, è prevista un’altrettanto curatissima edizione in vinile della quale al momento poco sappiamo, ma se tanto dà tanto, vi conviene rimanere sintonizzati.
Come al solito, ottimi ascolti!!!
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