Spotify ha inaugurato un esclusivo spazio d’ascolto nella sua sede londinese, con un impianto hi-end firmato Friendly Pressure, Bryston, Prima Luna e Bluesound. Un’esperienza hi-end che ci piacerebbe vivere anche in Italia
C’è una differenza sostanziale tra sentire la musica e “ascoltarla davvero” e Spotify sembra averla presa sul serio, al punto da costruire uno spazio fisico dedicato proprio a questa distinzione. Il Listening Lounge, inaugurato nei giorni scorsi nella sede londinese dell’azienda, è una sala d’ascolto progettata per portare l’esperienza dell’audio lossless offerto dalla piattaforma di streaming svedese in un ambiente capace di darle il contesto che merita.
L’apertura di questa sala d’ascolto arriva ad alcuni mesi dal lancio dell’audio lossless su Spotify, che permette di ascoltare un vastissimo catalogo di canzoni a un massimo di 24-bit/44.1kHz in formato FLAC. Meno dei 192kHz a cui arrivano praticamente tutte le altre piattaforme di streaming con un’opzione per l’audio hi-res, ma contando che Spotify ha fatto attendere i suoi utenti quasi otto anni per questo incremento qualitativo… meglio di niente.

Forse anche per recuperare questo ritardo, Spotify ha inaugurato questa sala d’ascolto per far conoscere ai londinesi i vantaggi dell’audio lossless e, a memoria, si tratta della prima installazione del genere realizzata da una piattaforma di streaming, anche se il concetto di “listening lounge” abbinato ai CD e ai vinili non è affatto nuovo. Qui però non c’è alcun supporto fisico, ma solo musica liquida che Spotify vuole far ascoltare ai presenti nel migliore dei modi (il numero massimo è di 30 persone per sessione).
Per farlo, le pareti della sala sono state trattate acusticamente con pattern calibrati che disperdono le frequenze e impediscono alla riverberazione di accumularsi negli angoli, un problema classico negli ambienti chiusi che anche i migliori impianti audio faticano a compensare da soli. Al centro del Listening Lounge c’è un sistema audio custom progettato e costruito dallo studio di design acustico londinese Friendly Pressure.

L’elemento dominante dell’ambiente è una coppia di diffusori a tromba custom (di cui non conosciamo il prezzo) con woofer Supravox, super tweeter Fostex di gamma alta, compression driver TAD 4001 e trombe SOES translucide che creano un insolito effetto sospeso, mentre i cabinet sono completamente rivestiti in alluminio, con piedini smorzati con sabbia per contenere le risonanze parassite. Sono diffusori con una sensibilità di 95 dB, il che significa che reagiscono con estrema prontezza a qualsiasi segnale venga loro fornito.
Il rovescio della medaglia della tromba come architettura di riferimento è una certa tendenza alla precisione “fredda” che può sacrificare le tinte più calde degli strumenti acustici. Va però detto che in un contesto pensato per dimostrare la differenza tra audio lossless e compresso, questa trasparenza quasi “brutale” può trasformarsi in un punto di forza.

A pilotare i diffusori ci sono due amplificatori finali Bryston 3B Cubed (8600 euro ciascuno), scelti per la loro stabilità e il controllo che garantiscono su questi speaker esigenti. Il 3B Cubed eroga 200 W su 8 ohm e fino a 300 W su 4 ohm per canale, con una distorsione armonica totale inferiore allo 0,005% a piena potenza e una risposta in frequenza che si estende da sotto 1 Hz fino a 100 kHz.
Il preamplificatore è il Prima Luna Evo 400 da 5500 euro, una scelta che introduce nella catena un “calore” valvolare scelto forse per contrastare la “freddezza” dei diffusori. Il DAC valvolare è anch’esso Prima Luna (si tratta dell’EVO 100 da 3500 euro), mentre come sorgente è stato scelto lo streamer Bluesound Node Icon, modello del 2024 da poco più di 1000 euro che forse, in un sistema di questo livello e di questo valore (circa 26.000 euro esclusi i diffusori), è una scelta un po’ “al ribasso”.

Il Node Icon è comunque uno streamer validissimo. Monta un doppio DAC ESS Sabre ES9039Q2M in configurazione dual-mono, con chip separati per ogni canale, e implementa la tecnologia QRONO d2a di MQA Labs per la correzione degli errori di timing nella conversione digitale-analogica.
Chi ha già potuto assistere a una sessione di ascolto con brani come Life di Blood Orange, Ain’t Nobody di Chaka Khan e Chop Suey dei System of a Down, ha parlato di un’esperienza eccellente a livello di dinamica, dettaglio, estensione dei bassi e trattamento acustico. Un motivo in più per farci desiderare un’esperienza (e un luogo) simile anche in Italia, dove già ci sono listening bar e sale d’ascolto allestite da alcuni negozi specializzati, ma dove manca una location (magari nel centro di una grande città) di un brand di enorme richiamo come Spotify, che potrebbe catturare l’attenzione di un vasto pubblico di appassionati o semplici curiosi.
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