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HiBy R6 Pro II 2025 vs R6 III 2025: sfida di DAP tra raffinatezza e pragmatismo

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Quale DAP scegliere tra gli HiBy R6 Pro II 2025 e R6 III 2025? Differenze tecniche, prestazioni audio, ergonomia e rapporto qualità/prezzo in un confronto pensato per audiofili esigenti

HiBy R6 Pro II 2025: 799 euro

HiBy R6 III 2025: 499 euro

Il mercato dei Digital Audio Player (DAP), che seguiamo con attenzione da quando, nel 2016, abbiamo ridato vita ad AF Digitale in questa versione web, ha subito una mutazione genetica profonda negli ultimi anni. Se un tempo questi dispositivi portatili erano visti come “gingilli” esoterici destinati a una nicchia di puristi disposti a sacrificare l’usabilità sull’altare della fedeltà, oggi la narrazione è cambiata radicalmente.

In questo scenario, HiBy (assieme ai rivali cinesi come FiiO, iBasso e Shanling) riveste ormai un ruolo di primo piano, essendo riuscita a fondere l’ecosistema Android con circuitazioni audio di altissimo pregio e creando un ponte tra la comodità dello streaming e la ricerca ossessiva del dettaglio sonoro. Ne riparliamo oggi perché diversi lettori ci chiedono sempre più spesso consigli su quale DAP acquistare e, avendo ormai una certa esperienza con i modelli HiBy, vogliamo mettere a confronto due dei suoi DAP più interessanti dello scorso anno.

Ci riferiamo all’HiBy R6 Pro II 2025, posizionato nella fascia medio alta del mercato con un prezzo di listino di 799 euro, e il fratello minore R6 III 2025, che si attesta sui 499 euro. Potrebbe sembrare una differenza trascurabile per chi non mastica pane e decibel, ma scavando sotto la scocca emerge chiaramente come questi due dispositivi parlino a utenti con priorità differenti. Non si tratta semplicemente di spendere 300 euro in più per avere “più volume” o un display più grande, quanto di scegliere una specifica filosofia di conversione del segnale e una gestione energetica che influisce direttamente sul piacere d’ascolto e sulla versatilità con i carichi difficili.


R6 Pro II 2025
R6 Pro II 2025

Questione di ergonomia

Approcciarsi all’R6 Pro II 2025 (qui la nostra recensione) significa innanzitutto accettare un compromesso fisico importante. Parliamo infatti di un dispositivo con display da 5,9” che ferma l’ago della bilancia intorno ai 300 grammi, racchiuso in uno chassis di alluminio lavorato CNC che non cerca di nascondere la propria natura muscolare. Le linee sono asimmetriche, quasi audaci, con una sezione posteriore che rompe i canoni del design minimalista per abbracciare una personalità forte. In mano si avverte una densità che trasmette un senso di preziosità, accentuata dalla cover in vera pelle inclusa nella confezione.

L’ergonomia, nonostante le dimensioni generose, è stata però studiata con cura; le curvature facilitano la presa, sebbene la scelta di raggruppare tutte le connessioni sul lato inferiore possa risultare divisiva per chi è abituato a gestire i cavi in modo differente. Al contrario, l’HiBy R6 III 2025 si presenta come il compagno ideale per chi cerca prestazioni elevate senza dover necessariamente rinunciare alla portabilità. Con un peso che non supera i 250 grammi e un display più compatto da 5 pollici, questo DAP risulta decisamente più agile nelle sessioni di ascolto in mobilità.

Il retro in vetro con taglio diamantato aggiunge un tocco di eleganza che non sfigura affatto accanto al modello superiore, dimostrando come HiBy non abbia voluto risparmiare sulla qualità costruttiva nemmeno nella fascia media. La presenza della rotella del volume sulla parte superiore è un dettaglio particolarmente riuscito, offrendo quel feedback analogico che rende la gestione dell’ampiezza sonora un atto fisico e gratificante, lontano dalla freddezza dei tasti a pressione che può suscitare il design dell’R6 Pro II 2025.

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R6 III 2025

L’architettura dei DAC e la nuova rotta Cirrus Logic

La vera rivoluzione di questi due modelli rispetto alla generazione precedente risiede nella scelta della componentistica dedicata alla conversione digitale-analogica. Per questi modelli, HiBy ha infatti deciso di abbandonare le soluzioni ESS o AKM per puntare tutto su Cirrus Logic, un brand che negli ultimi anni ha saputo riconquistare il cuore degli audiofili grazie a DAC dal timbro naturale e con una gestione magistrale della dinamica. Tuttavia, l’implementazione differisce in modo sostanziale tra i due modelli.

L’R6 Pro II 2025 è il primo dispositivo sul mercato a integrare i nuovi chip CS4308P in configurazione dual mono. Si tratta di convertitori a otto canali che permettono una gestione del segnale estremamente raffinata, garantendo un tappeto di rumore virtualmente assente e una separazione dei canali che raggiunge vette d’eccellenza. La struttura interna prevede alimentazioni indipendenti e clock a femtosecondi, una scelta tecnica che mira a eliminare il jitter e a restituire un’immagine sonora quanto più fedele possibile alla registrazione originale.

L’R6 III 2025 risponde con un’architettura basata su quattro DAC CS43198. Sebbene si tratti di chip tecnicamente meno complessi rispetto ai CS4308P del Pro II, la loro configurazione quadrupla permette di ottenere un rapporto segnale/rumore di ben 126 dB e una gamma dinamica di 127 dB. È un salto tecnologico notevole rispetto all’R6 del 2023, che utilizzava i chip ESS 9038Q2M. Il risultato è una pulizia del segnale che sorprende per questa fascia di prezzo, rendendo il “piccolo” di casa HiBy un concorrente temibile anche per dispositivi che costano il doppio.

R6 Pro II 2025

Amplificazione: la maturità della Classe A

Entrambi i dispositivi offrono la possibilità di scegliere tra amplificazione cuffie in Classe A e Classe AB tramite un semplice tocco nel menu a tendina. Questa è una funzione che definisce l’identità di HiBy e che trova in questi modelli 2025 una realizzazione particolarmente riuscita. La Classe A, sebbene sia notoriamente meno efficiente dal punto di vista energetico, garantisce una linearità e una corposità che la Classe AB fatica a replicare.

Nel caso dell’R6 Pro II, l’erogazione di corrente è sensibilmente più generosa, con una potenza massima di 632 mW sull’uscita bilanciata che riesce a gestire cuffie solitamente molto “affamate” come le Sennheiser HD 660S2, mantenendo al tempo stesso un controllo sui transienti che si traduce in un basso materico e mai slabbrato.

L’R6 III 2025, pur fermandosi a 405 mW, dimostra una sinergia incredibile con gli auricolari in-ear (IEM) e con cuffie dalla sensibilità più elevata come le Grado SR 225 X. In modalità Classe A, il calore e la naturalezza delle medie frequenze rendono l’ascolto di jazz o musica vocale un’esperienza intima e avvolgente. È importante sottolineare però che l’attivazione della Classe A comporta un sacrificio in termini di autonomia di circa il 30% su entrambi i modelli rispetto alla Classe AB, un prezzo che ogni appassionato sarà ben lieto di pagare a fronte di un miglioramento udibile nella tessitura degli strumenti e nella profondità della scena sonora.

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Fluidità Android ed ecosistema HiByOS

L’esperienza d’uso è affidata ad Android 12, scelta a nostro modo di vedere conservativa ma intelligente (dopotutto non stiamo parlando di smartphone). Entrambi i player montano il SoC Snapdragon 665, una piattaforma che, sebbene non sia l’ultima frontiera della velocità computazionale (risale al 2019), assicura una stabilità granitica e una gestione fluida delle applicazioni di streaming come Qobuz, Tidal o Amazon Music.

Il vero asso nella manica rimane però la Direct Transport Audio (DTA) Architecture, grazie alla quale si riesce a bypassare il campionamento nativo di Android (SRC) a livello globale, garantendo un’uscita bit-perfect per ogni singola applicazione installata (ne abbiamo parlato più diffusamente qui). È una funzione fondamentale che elimina la necessità di affidarsi esclusivamente a player specifici per godere della massima risoluzione possibile.

L’integrazione del software HiBy Music e del modulo MSEB (MageSound 8-Ball) rappresenta inoltre il culmine della personalizzazione sonora. Invece di agire su un tradizionale equalizzatore grafico (comunque disponibile), MSEB permette di intervenire su parametri percettivi come la “temperatura” del suono, l’estensione delle basse frequenze, la “consistenza” delle note e l’ariosità della gamma alta. È uno strumento potente che permette di correggere eventuali spigolosità delle cuffie utilizzate o, semplicemente, di adattare il lettore al proprio gusto personale senza introdurre le distorsioni tipiche dell’equalizzazione digitale classica.

Due anime a confronto

Passando alla prova pratica, emerge la vera distinzione tra i due contendenti. L’HiBy R6 Pro II 2025 propone una firma sonora che definiremmo “caldo-neutra”. La gamma bassa ha un impatto fisico che colpisce per autorevolezza e che garantisce una presenza solida capace di dare corpo a ogni genere musicale, dal rock più energico alle sinfonie orchestrali complesse.

La gamma media è il fiore all’occhiello di questo DAP; le voci sono infatti riprodotte con una ricchezza di dettagli che permette di percepire ogni minima sfumatura dell’emissione fiato, mantenendo una fluidità che evita qualsiasi affaticamento uditivo. Gli alti sono estesi e ricchi di micro-dettaglio, ma conservano una dolcezza che li rende sicuri anche con registrazioni meno brillanti.

L’R6 III 2025 vira verso una presentazione leggermente più precisa e trasparente. In modalità Classe AB, il suono è asciutto, veloce, perfetto per chi cerca il rigore analitico e vuole sezionare la traccia per scovare ogni singola imperfezione. Passando alla Classe A, il profilo si addolcisce, avvicinandosi alla musicalità del fratello maggiore pur mantenendo una scena sonora leggermente più raccolta.

La capacità di questo DAP di restituire un palcoscenico stratificato e ben definito è comunque sorprendente se contestualizzata al suo prezzo di vendita e là dove il Pro II eccelle nella profondità e nell’ariosità, l’R6 III si difende con un posizionamento spaziale degli strumenti millimetrico che non sfigura affatto.

Connessioni e versatilità

La dotazione di ingressi e uscite è identica per entrambi i modelli, a conferma della generosità di HiBy anche verso la fascia media. Troviamo infatti uscite cuffie da 3,5 mm sbilanciate e 4,4 mm bilanciate, affiancate da uscite di linea separate (line-out). Questa configurazione permette di utilizzare i DAP come sorgenti di alto livello all’interno di un impianto hi-fi domestico o di collegarli ad amplificatori esterni senza degradazione del segnale.

La porta USB-C supporta la ricarica rapida PD 2.0 e permette l’utilizzo come DAC esterno per PC o Mac senza la necessità di driver aggiuntivi, un plus non trascurabile per chi vuole migliorare drasticamente l’audio della propria postazione desktop. Sul fronte wireless, la connettività è completa grazie al Bluetooth 5.0 bidirezionale che supporta diversi codec ad alta risoluzione incluso LDAC, permettendo di utilizzare cuffie wireless di alta qualità o di inviare musica dallo smartphone al DAP (modalità Bluetooth DAC).

Tuttavia, è chiaro che la vera magia accade quando si collegano cuffie cablate, sfruttando la raffinata sezione di conversione e amplificazione interna. Il Wi-Fi dual-band garantisce download rapidi e una riproduzione in streaming senza interruzioni, anche con file pesanti in formato DSD o FLAC a 24-bit/192kHz.

La sfida dei carichi pesanti: quale scegliere?

La scelta tra R6 Pro II 2025 e R6 III 2025 dipende in larga misura dal parco cuffie. Se avete prevalentemente auricolari IEM, anche di alta gamma e con multi-driver complessi, l’R6 III 2025 offre tutto ciò che serve. Il suo rumore di fondo estremamente basso lo rende perfetto per gli auricolari più sensibili, dove anche il minimo sibilo risulterebbe fastidioso, mentre la sua agilità e la gestione energetica equilibrata ne fanno un compagno di viaggio formidabile.

Se invece il vostro obiettivo è pilotare cuffie over-ear impegnative o se cercate quell’ultima oncia di raffinatezza timbrica e ampiezza del soundstage, l’investimento aggiuntivo per l’R6 Pro II 2025 è ampiamente giustificato. La maggiore riserva di potenza e l’architettura DAC a otto canali garantiscono una dinamica superiore e una capacità di gestire i picchi orchestrali con una disinvoltura che l’R6 III può solo avvicinare.

Entrambi i modelli, che tra l’altro offrono un’autonomia molto simile (giusto qualcosina di più per il Pro II), rappresentano comunque l’eccellenza nei rispettivi segmenti di mercato, dimostrando come HiBy abbia raggiunto una maturità progettuale difficilmente attaccabile. La scelta dei chip Cirrus Logic si è rivelata vincente, regalando a questi DAP un’anima sonora vibrante, autentica e vicina all’emozione pura dell’ascolto musicale. Che si opti per il pragmatismo dell’R6 III o per la raffinatezza superiore del Pro II, ci si trova di fronte a strumenti pensati da appassionati per appassionati. E di questi tempi non è cosa da poco.

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