REL Acoustics lancia Planar, una nuova categoria di subwoofer wireless ultra-sottili che possono essere installati a parete. I dubbi non mancano, ma le potenzialità sono notevoli
REL prova a intervenire sulla convivenza, spesso problematica, tra prestazioni in gamma bassa, vincoli d’arredo e facilità di collocazione. Con la nuova serie Planar disponibile da fine maggio, il brand britannico vuole infatti portare il subwoofer fuori dalla sua sede tradizionale, cioè il pavimento, e lo sposta sulla parete. Il risultato sono PL-1 e PL-2, due modelli accomunati da una profondità di appena 14,4 cm e pensati per offrire un rinforzo credibile alle basse frequenze con un form-factor decisamente particolare.
L’idea, di per sé, è tutt’altro che banale, visto che raramente si è visto un produttore storicamente associato al subwoofer “serio” tentare una strada così netta sul piano progettuale. I due modelli condividono l’impostazione generale, ma si differenziano in modo piuttosto netto per architettura e obiettivi. Il PL-2, che è il più generoso dei due, adotta un driver attivo da 8 pollici FlatPiston a lunga escursione, montato su telaio in acciaio e accoppiato a un radiatore passivo posteriore da 10 pollici con cono FibreAlloy.
Il più compatto PL-1 sceglie invece una strada diversa, con due altoparlanti attivi da 6,5 pollici (sempre a lunga escursione e sempre su chassis in acciaio) e li abbina allo stesso radiatore passivo da 10 pollici collocato sul retro. È una distinzione importante, perché suggerisce due personalità potenzialmente differenti: da una parte maggiore estensione e autorità, dall’altra una gestione più discreta e flessibile del rinforzo in basso.

REL dichiara per il PL-2 un’estensione fino a 27 Hz a −6dB, mentre il PL-1 si ferma a 38 Hz sempre nelle stesse condizioni di misura. Sono valori da leggere con attenzione, perché la specifica è legata esplicitamente al comportamento “in room” e quindi sfrutta il rinforzo dato dalla vicinanza alla parete. In tal senso, il progetto assume un’installazione vicina al muro come parte integrante del risultato finale. Una scelta intelligente ma anche impegnativa, dal momento che lega la resa a un presupposto preciso di posizionamento e interazione con la stanza.
In molte abitazioni moderne, il problema è spesso trovare un subwoofer accettabile dal punto di vista pratico. L’ingombro a pavimento resta uno dei principali ostacoli all’adozione, insieme ai compromessi imposti dal partner, dall’arredo, dai passaggi obbligati e dalla semplice indisponibilità di spazio utile. Una soluzione on-wall con montaggio a parete, ovviamente se ben implementata, può cambiare in modo sostanziale la percezione dell’oggetto, facendo diventare il subwoofer un elemento integrato nel progetto sonoro della stanza.
Naturalmente, a fronte di questo vantaggio, emergono interrogativi molto concreti. Il primo riguarda le vibrazioni strutturali. Un subwoofer fissato alla parete non interagisce soltanto con l’aria, ma anche con il supporto su cui è installato e, in particolari contesti condominiali, la trasmissione meccanica può diventare un tema sensibile.

Il secondo nodo è la compatibilità con affitti e installazioni temporanee, visto che non tutti possono o vogliono forare una parete per appendere un componente audio di quasi 20 kg. Il terzo aspetto, più strettamente audiofilo, riguarda l’integrazione. REL ha costruito la propria identità proprio sulla capacità di far “sparire” il subwoofer all’ascolto; resta quindi da verificare se un’unità così sottile, addossata alla parete o direttamente montata su di essa, riesca a conservare quella sensazione di continuità e di pressione controllata che gli appassionati del brand britannico si aspettano.
Dal punto di vista pratico, però, REL sembra aver ragionato con una certa lucidità. Entrambi i modelli restano poco sotto i 20 kg e ciò rende credibile anche un montaggio fai-da-te da parte di un utente esperto. Il supporto a parete, benché non obbligatorio, è incluso nella confezione e rappresenta, secondo REL, la configurazione preferenziale, anche perché stabilisce la distanza corretta dal muro per ottenere il miglior comportamento acustico.
In alternativa è previsto un carrello con ruote opzionale che permette di usare i Planar anche a pavimento, mantenendo lo spazio corretto rispetto alla parete posteriore e il disaccoppiamento dall’appoggio diretto a terra, con benefici dichiarati in termini di stabilità e fedeltà.

C’è poi un dettaglio che, nel 2026, pesa non poco ed è la connettività wireless integrata. I due modelli sono infatti venduti con il modulo AirShip Direct incluso del valore di circa 400 euro. Il ricevitore è nascosto nel pannello laterale ed è sostituibile in caso di evoluzione tecnologica futura. È un approccio sensato, perché su un prodotto che punta tutto sull’integrazione visiva il cavo di segnale sarebbe stato una contraddizione bella e buona. Resta ovviamente il vincolo dell’alimentazione elettrica, che impedisce di parlare di soluzione davvero priva di cavi, ma il beneficio in termini di pulizia visiva e di installazione rimane evidente.
In attesa dei prezzi ufficiali, delle specifiche tecniche complete (non sappiamo ancora la potenza dei due modelli) e soprattutto dei primi test in ambienti reali, la serie Planar si presenta come una delle operazioni più stimolanti viste di recente nel mondo dei subwoofer domestici. Il PL-2 appare, sulla carta, come il modello più interessante per un home theater ambizioso o per impianti hi-fi che richiedano un’estensione più profonda e una maggiore riserva di energia in gamma bassa.

Il PL-1, invece, sembra destinato a installazioni più eleganti e controllate, dove la discrezione visiva, la flessibilità e il contenimento degli ingombri pesano quanto la pressione sonora disponibile. In entrambi i casi, REL, oltre a snellire il cabinet, sta cercando di ridefinire il luogo stesso in cui il subwoofer può vivere all’interno di un’abitazione.
I prodotti REL Acoustics sono distribuiti in Italia da Audiogamma.
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