La corsa all’IA fa aumentare il costo di chip e memorie e le conseguenze iniziano a vedersi anche nel comparto TV, con i componenti dei modelli LCD economici che già oggi possono arrivare a costare più del pannello
Per anni il pannello è stato, soprattutto nei TV economici, il componente che incideva maggiormente sul costo industriale del prodotto. La situazione sta però cambiando rapidamente e, a rischio di essere ripetitivi, la causa va cercata nei giganteschi data center costruiti per sostenere la crescita dell’intelligenza artificiale. La domanda di processori, memorie DRAM e NAND e altri semiconduttori sta infatti assorbendo una quantità crescente della capacità produttiva mondiale, con il risultato di aumento dei prezzi che comincia a riflettersi anche su prodotti apparentemente lontani dal boom dell’IA, televisori compresi.
Secondo Omdia, per alcuni modelli LCD di fascia bassa il processore ha ormai raggiunto un peso sul costo complessivo tale da superare quello del pannello. Il fenomeno riguarda soprattutto i televisori LCD più piccoli, come i 32 e 40 pollici Full HD, dove il pannello rimane particolarmente economico. Per un OLED, invece, il discorso è molto diverso, visto che la complessità e il costo del pannello restano nettamente superiori e rendono molto più difficile che l’elettronica di bordo ne superi il peso economico.
La velocità con cui sono aumentati i costi dei semiconduttori è però il dato più interessante. Nella prima metà del 2025 il processore o SoC rappresentava circa il 10% del costo di un piccolo TV economico, mentre nel terzo trimestre del 2026 la sua incidenza è arrivata, secondo Omdia, a circa il 45-50%. Una variazione di questa portata rende evidente che il problema non riguarda un singolo componente. Dentro un moderno Smart TV ci sono infatti processori, memorie, moduli di connettività e circuiti dedicati alla gestione delle immagini, dell’audio e delle funzioni di rete. Se il prezzo di ciascuno di questi elementi aumenta contemporaneamente, il margine con cui i produttori possono assorbire gli incrementi si riduce rapidamente.
Ancora più impressionante è l’andamento delle memorie. Omdia indica per la DRAM un costo medio di circa 25 dollari ad agosto 2026, quasi 4,5 volte superiore a quello di un anno prima. Per la NAND flash si arriva invece a circa 30,50 dollari, con un prezzo addirittura nove volte superiore rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Anche la connettività wireless è diventata sensibilmente più costosa. Il modulo Wi-Fi, che all’inizio del 2025 costava mediamente 33,90 dollari, è arrivato a 118,20 dollari. Per dare una dimensione concreta al fenomeno, si tratta di una cifra superiore al prezzo dei pannelli LCD 4K da 55 pollici più economici, indicati da Omdia intorno ai 116 dollari, e ormai molto vicina ai circa 123 dollari del costo medio di un pannello LCD 4K dello stesso formato.
Da precisare che questi valori non corrispondono al prezzo finale del TV e non significa quindi che un TV da 55 pollici integri oggi un modulo Wi-Fi da 118 dollari. Sono valori medi di componentistica utilizzati da Omdia per evidenziare uno squilibrio che fino a poco tempo fa sarebbe apparso difficilmente plausibile.
Di fronte a simili cifre viene però spontaneo chiedersi come mai i prezzi dei televisori siano rimasti finora relativamente stabili. Una delle risposte è nel modello di business adottato dai produttori negli ultimi anni. Il televisore infatti è diventato sempre più una piattaforma connessa capace di generare ricavi anche dopo la vendita, con pubblicità, servizi, applicazioni e raccolta di ricavi legati all’utilizzo della piattaforma Smart che consentono ai produttori di considerare il dispositivo come una fonte di reddito pluriennale, soprattutto nei segmenti più economici.
Questo permette di sacrificare parte del margine hardware pur di aumentare la base installata. Un televisore venduto a un prezzo aggressivo può quindi avere un valore economico che va ben oltre il semplice incasso ottenuto al momento dell’acquisto. Il problema è che questa strategia ha un limite. Se DRAM, NAND, processori e moduli wireless continuano a rincarare contemporaneamente, prima o poi il costo industriale diventa comunque troppo elevato per essere assorbito interamente dal produttore.
Il quadro è particolarmente delicato perché la pressione sulla componentistica non sembra destinata a esaurirsi rapidamente. Gli investimenti delle grandi aziende tecnologiche nell’infrastruttura necessaria per l’IA continuano a essere enormi e i data center richiedono (e richiederanno) quantità gigantesche di memoria e capacità di elaborazione. Il mercato TV si trova quindi davanti a un problema che non può risolvere semplicemente aumentando l’efficienza produttiva o affidandosi agli introiti diretti e indiretti derivanti dalla pubblicità e dalla raccolta dei dati. Se la disponibilità di semiconduttori rimane sotto pressione e i prezzi continuano a salire almeno fino al 2027, anche i TV dovranno inevitabilmente fare i conti con questa nuova struttura dei costi.
Il segnale arriva già dal mercato dei dispositivi streaming, dove tre giganti come Apple, Google e Nvidia hanno già aumentato i prezzi, nonostante dispongano anch’essi di modelli di business basati sulla pubblicità e sui ricavi ricorrenti. È quindi plausibile che il settore televisivo riesca ancora per qualche tempo a contenere gli aumenti, ma diventa sempre più difficile immaginare che possa farlo indefinitamente e già il prossimo anno il nostro portafoglio potrebbe accorgersene.
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