Samsung abbandona ufficialmente il mercato cinese degli elettrodomestici e dell’elettronica di consumo, ritirando TV, monitor, audio e proiettori. Una decisione storica che ridisegna gli equilibri globali del settore
Con una decisione a sorpresa (seppur qualche lieve sentore serpeggiasse già da diversi mesi tra gli addetti ai lavori), Samsung ha ufficialmente annunciato il ritiro dalla vendita nel mercato continentale cinese di TV, monitor, proiettori, prodotti audio e una vasta gamma di elettrodomestici.
Samsung China ha comunicato la decisione parlando di un contesto di mercato in rapida evoluzione e, dopo un’analisi approfondita della situazione, l’azienda ha scelto di interrompere la commercializzazione di tutti i prodotti per la casa in Cina. La lista, come appena visto. è lunga e abbraccia praticamente l’intero ecosistema consumer del gigante coreano (elettrodomestici compresi), mentre resta attiva, almeno per ora, la divisione smartphone.
Sul fronte TV, la portata del ritiro è particolarmente significativa. Samsung aveva infatti costruito per il mercato cinese una lineup ambiziosa, che comprendeva pannelli Neo QLED, modelli QLED, display 8K LCD, televisori OLED e le linee lifestyle come The Frame. Prodotti che in patria, in Europa e negli Stati Uniti rappresentano ancora oggi il cuore dell’offerta premium dell’azienda, ma che evidente in Cina non bastava più.

I numeri raccontano infatti una storia impietosa. Secondo gli ultimi dati di AVC (Aowei Cloud Network), Samsung era già scivolata al quinto posto nel mercato televisivo cinese, con una quota di appena il 3,6% su circa 33 milioni di televisori spediti nel Paese lo scorso anno. Nel frattempo, i brand locali con in testa Hisense, TCL, Skyworth, Xiaomi e altri hanno consolidato una presa collettiva che oggi supera il 94% dell’intero mercato. Ovviamente, non è stato un sorpasso avvenuto dall’oggi al domani, ma è il risultato di un decennio di erosione progressiva, accelerata dalla capacità dei produttori cinesi di competere su prezzo, funzionalità e, soprattutto, sulla fiducia dei consumatori locali.
TCL aveva già brevemente superato Samsung come primo produttore mondiale di TV per volumi nel dicembre scorso. L’uscita di scena del colosso coreano da un mercato così grande potrebbe consolidare definitivamente quel primato, accelerando una transizione che il settore stava già osservando con attenzione. Per i produttori cinesi, questo rappresenta l’opportunità di rafforzare ulteriormente la propria posizione senza dover fronteggiare uno dei concorrenti globalmente più agguerriti.
Sul versante audio e proiettori, la decisione di Samsung segna la fine di una presenza che, pur non essendo mai stata dominante in queste categorie sul mercato cinese, aveva comunque contribuito a mantenere un certo livello di pressione competitiva. Con meno attori internazionali in gioco, i brand locali avranno ancora più libertà di manovra nel definire standard e prezzi.

C’è però una lettura più ampia di cui tenere conto. Samsung è generalmente considerata una delle aziende più competitive al mondo nel mercato televisivo, capace di innovare con costanza e di reggere il confronto su scala globale. Se anche un simile colosso cede il passo, il messaggio per gli altri brand stranieri ancora presenti in Cina (primi tra tutti LG) è a dir poco preoccupante e, di questo passo, non ci stupiremmo se tra qualche anno TCL e Hisense fagocitassero definitivamente il mercato TV anche dalle nostre parti.
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