Il mercato delle cassette sta vivendo un boom senza precedenti. Ecco perché Gen Z, tirature limitate e nostalgia stanno trasformando un vecchio e bistrattato supporto audio fisico in un fenomeno da collezione
Che in fondo in fondo ci sia davvero il revival delle musicassette di cui si parla da mesi? Forse è ancora presto per dirlo (soprattutto riferendosi al mercato italiano), ma una recente analisi di Startle, condotta su 146 cassette vendute su eBay UK, mostra chiaramente che questo trend è in atto, sebbene solo per una piccola nicchia di collezionisti.
Il dato più interessante emerso dalla ricerca riguarda la crescita media dei prezzi. Le cassette (usate e non) oggi valgono in media il doppio del prezzo originale alla loro uscita. Non parliamo di rarità degli anni ’80 trovate in un armadio o in solaio, ma di album usciti negli ultimi vent’anni, molti dei quali ancora reperibili in formato CD o digitale. Proprio per questo il balzo dei prezzi stupisce, con il valore medio degli album degli anni 2000 su cassetta che ha raggiunto quota 60 sterline (circa 68 euro), seguito dai titoli del decennio successivo (53 sterline – 60 euro) e da quelli dal 2020 in poi (42 sterline – 48 euro).
Ci sono poi singoli casi che fanno davvero impressione. Il caso più eclatante è quello di Dangerous di Morgan Wallen, uscito nel 2021 e passato nel giro di quattro anni da 22 a 250 sterline (quasi undici volte in più). Anche Norman F**ing Rockwell! di Lana Del Rey (2019) ha seguito un percorso simile (da 18 a quasi 188 sterline). Rincari altissimi anche per DAMN di Kendrick Lamar del 2017 (+600%) e The Life of a Showgirl di Taylor Swift, la cui versione in cassetta a poche settimane dall’uscita dell’album costa già quasi tre volte tanto rispetto al prezzo del day one.

Questa dinamica si rispecchia in un dato ancora più emblematico. Nel primo trimestre del 2025, nel Regno Unito le vendite di cassette sono infatti aumentate del 204% anno su anno e, nello stesso periodo, le ricerche online per “cassette player” hanno sfiorato quota 20.000 al mese, un volume impensabile anche solo quattro o cinque anni fa. È un po’ lo stesso schema collezionistico visto con altri prodotti usciti sul mercato in quantità limitate; quando l’offerta è minuscola e la domanda è alimentata da un forte senso di appartenenza culturale, i prezzi salgono quasi automaticamente.
Appartenenza culturale che paradossalmente sembra quella della Gen Z. I ragazzi cresciuti con i CD prima e Spotify poi si stanno innamorando di un formato analogico che era già morente quando sono nati. Secondo Alex Tadros, proprietario del Mars Tapes (l’ultimo negozio inglese dedicato esclusivamente alle cassette), la maggior parte dei suoi clienti ha meno di trent’anni. Entrano per comprare un primo player economico e tornano regolarmente per ampliare la collezione di cassette, che come i vinili diventano oggetti fisici, personali e quasi identitari.

La chiave è proprio la fisicità, un valore che la generazione dello streaming sente di aver perso. La fotografia analogica, il ritorno dei camcorder e il fascino estetico del lo-fi convergono nello stesso bisogno di autenticità tattile. Quando Stranger Things ha riportato in auge l’immaginario degli ’80, racconta Tadros, le cassette degli Iron Maiden sono andate esaurite in poche ore. Anche grazie al tam tam social, le mode retro creano ondate emotive improvvise e il formato analogico diventa un accessorio culturale tanto quanto un mezzo di ascolto.
A questo si aggiunge un fattore spesso sottovalutato come la precarietà dello streaming. Le piattaforme possono rimuovere album o interi cataloghi senza preavviso, lasciando il pubblico senza un riferimento stabile. Su Reddit, molti giovani collezionisti raccontano di aver iniziato a comprare cassette proprio dopo aver visto sparire alcuni titoli dalle loro playlist, mentre altri parlano di un bisogno di “proteggere il proprio archivio”, come se preservare un oggetto fisico fosse un atto di resistenza digitale.

Dal punto di vista economico, la cassetta è anche un prodotto ideale per gli artisti. Costa poco da produrre (soprattutto rispetto al vinile), ancora meno da spedire e rappresenta una forma di merchandising accessibile che permette ai musicisti (soprattutto indipendenti) di guadagnare molto più che con lo streaming.
Che si tratti di una tendenza passeggera o dell’inizio di un nuovo ciclo analogo a quello del vinile è ancora presto per dirlo. L’obsolescenza della cassetta e il suo essere un oggetto quasi fuori dal tempo la rendono oggi più desiderabile che mai, ma il fattore nostalgia può anche avere una vita molto breve e i numeri odierni sono comunque lontanissimi da quelli del revival degli LP.
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