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CES 2026: ecco perché l’intelligenza artificiale spingerà in alto i prezzi dei TV

tv intelligenza artificiale

L’aumento dei prezzi dei chip di memoria, spinto dalla domanda per l’intelligenza artificiale, metterà pressione anche il mercato TV e Samsung avverte: nel 2026 i prezzi saliranno

Dal CES 2026, per voce di Samsung, è emerso un avvertimento tutt’altro che piacevole che riguarda i prezzi dei nuovi TV. Il colosso coreano ha infatti spiegato che, a causa dell’impennata dei costi dei chip di memoria DRAM e NAND, raddoppiati in appena quattro mesi, i TV del 2026 costeranno più del previsto.

La causa principale di questo squilibrio è l’intelligenza artificiale. L’esplosione della domanda di server dedicati al training e all’inferenza dei modelli generativi sta infatti drenando risorse da altri segmenti industriali. Ogni piattaforma di IA richiede quantità enormi di memoria ad alte prestazioni e i produttori non riescono a tenere il passo. Samsung (e non è la sola) ha addirittura riconvertito parte delle proprie linee produttive per soddisfare gli ordini legati all’IA, riducendo di conseguenza la produzione delle memorie cosiddette “legacy”, poco performanti ma ancora fondamentali per i televisori e molti altri dispositivi di largo consumo.

Durante il CES 2026, il co-amministratore delegato di Samsung Tae‑Moon Roh ha definito la situazione “senza precedenti”, sottolineando come nessuna azienda sia immune dall’impatto di questa scarsità di memorie. Una dichiarazione che a prima vista sembra in contraddizione con la natura diversa dei chip impiegati, considerando che i server per l’IA utilizzano memorie HBM (High Bandwidth Memory), molto più sofisticate rispetto alle DRAM tradizionali presenti nei TV. La realtà però è che per costruire più HBM serve ridurre la fabbricazione dei chip meno evoluti.


La conseguenza è che le memorie destinate ai TV sono diventate improvvisamente più difficili da reperire. A peggiorare il quadro, contribuisce il fatto che da alcuni anni (e ancora di più nel 2026) tutti i produttori stanno introducendo nei loro TV sempre più funzioni basate sull’intelligenza artificiale, dai sistemi di ottimizzazione automatica dell’immagine agli assistenti vocali integrati. L’effetto paradossale è che questa corsa a rendere i televisori sempre più “smart” finisce per aumentare la dipendenza proprio da quei chip diventati più costosi.

Per ora, i consumatori non hanno ancora percepito l’effetto sul prezzo finale, dal momento che molti produttori operano con contratti pluriennali di fornitura che mantengono stabili i costi dei componenti fino alla scadenza. Il ciclo di rinnovo annuale si sta però avvicinando e, con i listini dei semiconduttori in crescita vertiginosa, è inevitabile che le nuove condizioni si riflettano sul prezzo dei prossimi TV (ovviamente, non solo quelli di Samsung). Wonjin Lee, responsabile marketing globale di Samsung, lo ha confermato in un’intervista a Bloomberg: “I prezzi stanno già aumentando. Nessuno vuole scaricare il peso sui consumatori, ma potrebbe diventare inevitabile.”

Gli ultimi dati raccolti da Omdia mostrano già un raddoppio dei prezzi DRAM rispetto alla prima metà del 2025. È vero che la memoria non rappresenta la quota principale del costo di un TV, ma in questo mercato ogni frazione di margine conta e già ora i modelli di fascia media e bassa vengono spesso venduti con profitti sottilissimi quasi nulli. Quando un componente cruciale come la memoria raddoppia di prezzo, non esiste un modo per assorbirne l’impatto che non sia il ritocco dei prezzi di listino verso l’alto. Al contrario, i TV di fascia premium godono di una flessibilità maggiore, visto che il loro prezzo elevato consente una gestione più elastica dei costi interni e le aziende possono decidere come bilanciare redditività e competitività.

La situazione apre scenari interessanti anche dal punto di vista strategico. Samsung, che produce sia i chip, sia i televisori che li utilizzano, da un lato beneficia dell’aumento dei prezzi nel business dei semiconduttori, ma dall’altro deve fronteggiare il rischio di una contrazione delle vendite dei propri dispositivi consumer, proprio a causa dei prezzi in salita. E per i produttori che non dispongono di una divisione interna di chip, la dipendenza dai fornitori esterni rende la prospettiva ancora più rischiosa.

C’è poi un aspetto meno immediato ma altrettanto importante legato alla filiera tecnologica globale. Le memorie DRAM e NAND non sono intercambiabili e richiedono impianti di produzione specifici dai costi elevatissimi. Espandere la capacità produttiva richiede quindi tempo, grandi investimenti, materiali avanzati e personale altamente specializzato. Le fabbriche attualmente in costruzione non potranno bilanciare il deficit prima di fine 2026 o 2027, lasciando il mercato in uno stato di tensione cronica. Nel frattempo, la volatilità dei prezzi sarà accentuata anche dalle fluttuazioni del mercato IA, che resta fortemente speculativo e dipendente da nuovi lanci di modelli e servizi cloud.

Al CES 2026 Samsung non ha parlato di numeri anche per l’estrema volatilità dei prezzi odierni delle memorie, ma i TV del 2026 potrebbero costare anche il 10% o il 20% in più di quelli del 2025 a parità di gamma soprattutto nei segmenti entry e mid-range, dove l’aumento percentuale (come appena spiegato) peserà di più. Aumenti che Samsung e tutti gli altri produttori giustificheranno probabilmente parlando di innovazione e nuove esperienze legate all’intelligenza artificiale e che, volenti o nolenti, ci toccherà subire.

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