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Musica Hi-Res: quando l’alta risoluzione è al limite del fake

musica liquida

Molti brani venduti come audio in alta risoluzione sono in realtà semplici file con qualità da CD. Ecco come riconoscere questi “falsi” e acquistare vera musica hi-res

L’audio Hi-res non serve a nulla. Era questo il titolo (provocatorio) di un nostro articolo del 2023 in cui, sostanzialmente, parlavamo dell’audio in alta risoluzione come qualcosa che solo “pochi fortunati” potevano davvero sfruttare, ma di cui l’ascoltatore medio difficilmente avrebbe apprezzato la superiorità rispetto all’audio di un classico CD a 16-bit/44.1 kHz.

Fatto sta che negli ultimi anni la musica in alta risoluzione, anche grazie a piattaforme di streaming come Tidal, Apple Music e Qobuz, è diventata sinonimo di qualità audio superiore, con la promessa di dettagli più nitidi, maggiore fedeltà e un ascolto più vicino a ciò che l’artista ha davvero registrato.

Tuttavia, la realtà è un po’ diversa. Etichette discografiche e piattaforme digitali, comprese quelle che vendono album e brani in formato hi-res, hanno spesso offerto, spacciandoli per alta risoluzione, file audio che in realtà sono stati semplicemente ricampionati a risoluzioni superiori tramite upsampling, senza quindi aggiungere alcun contenuto musicale reale (in pratica, tracce in qualità CD camuffate da audio hi-res).


Qualche esempio? Già a partire dal 2019 alcuni utenti di Qobuz notarono tramite analisi spettrali che in molti file hi-res presenti nel catalogo della piattaforma c’era un taglio netto tra i 20 e i 22 kHz, ovvero la frequenza massima raggiungibile da un CD audio. Un chiaro indizio di upsampling che spinse Qobuz a migliorare i controlli di qualità, anche se episodi simili continuano a verificarsi.

Anche con il noto sito HDTracks si sono verificati casi simili (migliaia di falsi file hi-res sono stati infatti eliminati dal catalogo), mentre per quanto riguarda Tidal si scoprì alcuni anni fa che in diversi contenuti in formato MQA (oggi sostituito dal formato FLAC) le frequenze superiori ai 48 kHz non erano registrazioni reali, bensì ricostruzioni artificiali (in pratica, rumore creato dall’encoder) non presenti nella registrazione originale.

Ma perché si sono verificati così tanti casi di falso hi-res, che tra l’altro non hanno riguardato solo ristampe di vecchi album ma anche titoli molto più recenti? Semplicemente per una questione economica. Eseguire l’upsampling di un file audio costa infatti pochissimo, dal momento che convertire un brano da 44.1 kHz a 96 o 192 kHz è un’operazione che richiede pochissimo tempo e può essere eseguita con software alla portata di tutti e non per forza professionale. Non viene infatti aggiunto alcun dettaglio musicale, ma il bollino “hi-res” è perfetto per il marketing e permette di vendere il brano a prezzo maggiorato, o comunque di giustificare un’ampissimo catalogo di canzoni e album in alta risoluzione.

flac

Discorso diverso invece (e ben più dispendioso in termine di tempo e denaro) se si tratta di trasferire un master originale (magari analogico) in un vero contenuto hi-res. Secondo un super esperto in materia come Mark Waldrep, responsabile dell’area Audio Recording all’interno della Divisione di Digital Media Arts presso la CSU Dominguez Hills, nonché fondatore e gestore di AIX Media Group, AIX Records e iTrax.com, le major producono solo una decina di veri trasferimenti ad alta risoluzione a settimana. Ciò significa che eseguire questa operazione per l’intero catalogo di una grande compagnia discografica richiederebbe decenni. Risultato? Molto più semplice e redditizio riciclare file con qualità CD e spacciarli per file hi-res.

Non aiuta poi il fatto che per ottenere la certificazione Hi-Res Music il file debba essere codificato a 24 bit/48 kHz anche se deriva da un CD. In questo modo, qualsiasi file “upscalato” può essere venduto come “musica ad alta risoluzione”, anche se non contiene alcun dettaglio in più rispetto alla versione CD. 

Ma allora come si può essere sicuri al 100% che un file audio sia veramente hi-res? Purtroppo, almeno di non eseguire prima qualche ricerca in forum specializzati (ne parliamo più avanti), non possiamo saperlo con assoluta certezza prima di acquistare un album indicato come in alta risoluzione, ma post-acquisto si può eseguire un’analisi spettrale dei file hi-res scaricati (ad esempio dei FLAC a 24-bit/192 kHz) e vedere subito se c’è un taglio netto tra i 20 e i 22 kHz (in caso positivo, molto probabilmente c’è di mezzo un upsampling). Software gratuiti come Audacity, Spek e Fakin’ The Funk (100 analisi gratuite, oltre le quali si deve pagare) permettono a tutti di eseguire questa analisi spettrale.

Questi software funzionano solo con file in possesso dell’utente e quindi non con l’ascolto in streaming, scenario nel quale non abbiamo a disposizione i file fisici di ciò che stiamo ascoltando. In questo caso possiamo ricorrere a strumenti di analisi integrati in player software come Audirvana e analizzare i brani in streaming di Qobuz o Tidal mentre li ascoltiamo. Dynamic Range Database è invece un’immensa raccolta online di quasi 187.000 album di ogni genere che indica il range dinamico (DR) minimo, massimo e medio di ogni album e di ogni singola traccia in una scala che va da 0 a 48.

Teoricamente, solo gli album con un range dinamico medio superiore a 12 trarrebbero giovamento da una versione hi-res “autentica”, mentre la qualità degli album con valori medi di DR inferiori a 12 difficilmente migliorerebbe in formato hi-res. Ci sono poi forum di audiofili come Audiophile Style che spesso pubblicano analisi e liste di album hi-res “falsi”.

Audio Scan di Audirvana permette di sapere in pochi secondi la vera natura hi-res di quello che stiamo ascoltando.

Se poi si scelgono store noti e affidabili da cui scaricare contenuti hi-res (ad esempio HighResAudio), il rischio di pagare per acquistare album non davvero hi-res cala notevolmente e, già che ci siete, fate caso se nella descrizione di un album che state per acquistare vedete scritte indicazioni come “96 kHz transfer from original analog tapes” o “Recorded in 24/96 from the start”, che rappresentano un’ulteriore prova (ma anche qui nessuna certezza al 100%) della natura hi-res di quel contenuto.

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