Anche voi, come un nostro lettore, pensate che parlare di un player SACD da 100.000 euro sia “ridicolo”? Vi sbagliate, perché il mercato (e la tecnologia) si basa anche sul “desiderio impossibile”
“Ma perché fare articoli su lettori CD da 90.000 euro o da 130.000 euro?? Pensate che chi legge la vostra rivista ha interesse o soldi da investire in apparecchi simili? Questa non è fare informazione ma è un riempitivo inutile che non serve a nessuno! Siete ridicoli.”
Questo è il testo della mail che il nostro lettore Emanuele B. ci ha inviato domenica 30 novembre in risposta alla news sul nuovo player hi-end Goldmund Eidos Excellence SACD. Non siamo mai stati avversi alle critiche se ben contestualizzate ed esposte (e mai lo saremo), ma il messaggio in oggetto ci ha colpiti per diversi motivi.
Il primo è che la notizia in oggetto ha avuto moltissime visualizzazioni (più della media per un articolo pubblicato nel weekend), segno che i nostri lettori, anche se non potranno mai permettersi un prodotto simile, ne sono affascinati, vogliono saperne di più e, perché no, fantasticare su come potrebbe suonare un player SACD da oltre 100.000 euro nel loro salotto.

Un po’ come chi va sull’home page di un sito di auto e rimane colpito dalla notizia di una nuova Ferrari o Lamborghini, anche se sa già benissimo che passare dalla sua Panda del 2005 a un mostro da 400.000 euro e 800 cavalli rimarrà sempre e solo un sogno. Dopotutto, il mercato di qualsiasi settore si basa anche sul “desiderio impossibile” e sulla curiosità innata che qualsiasi appassionato (ma forse il nostro Emanuele non lo è) prova quando esce un prodotto costosissimo.
Vuole vederlo meglio, scorrere le specifiche tecniche, conoscere i componenti interni, confrontarlo con altri prodotti simili. Ma c’è anche un fattore “futuribile” che rende interessanti notizie come quella del player Goldmund, ovvero la speranza che tra qualche anno parte di quella tecnologia venga traghettata su modelli dal costo nettamente inferiore.
Lo vediamo ad esempio con i diffusori di fascia media (ma non solo), che sempre più spesso integrano driver (anche solo un woofer o un tweeter), crossover o altri componenti fino a poco tempo prima esclusivi dei modelli top di gamma. Un po’ perché i produttori cercano di raggiungere un’utenza più ampia con prodotti dai prezzi più abbordabili, un po’ perché gli investimenti in ricerca e sviluppo sono già stati fatti e certi componenti diventano meno costosi da produrre, potendo quindi essere inseriti in modelli che non devono per forza costare come un rene.

Non parlare di un prodotto sicuramente elitario e “impossibile” per il 99% degli appassionati di hi-fi come il player Goldmund non è quindi solo stupido perché si impedisce a un lettore di conoscerne l’esistenza, ma va anche contro il desiderio di informazione e di sapere che un giorno (magari) quella meccanica di lettura, quel DAC estremo o quell’architettura di alimentazione ultra sofisticata (o anche solo uno di questi componenti) troveranno posto in un player molto meno costoso.
Se poi il nostro lettore ci ritiene ridicoli perché ne parliamo, ha tutta la libertà di farlo, ma dimentica che AFDigitale ha da sempre osservato il mercato dell’alta fedeltà nella sua interezza, partendo da dispositivi ultra economici (la fitta copertura che abbiamo riservato a Fosi Audio e Vulkkano è qui a dimostrarlo) fino appunto a prodotti che costano come un monolocale. Perché anche questi fanno parte del gioco, che Emanuele B. (che invitiamo comunque a continuare a seguirci) lo voglia o meno.
Come scriveva Eugenio Saint Pierre, “il mondo è bello perché è vario” e a noi variare piace da morire. Forse a Emanuale B. piace un po’ meno, ma questo è un problema suo, non nostro.
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