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Videoproiettore JVC N7, ora è 4K vero

JVC N7

L’N7 rappresenta il modello intermedio di serie nella più recente line up di videoproiettori JVC. Ecco la nostra review dopo un completo test di utilizzo

Il JVC N7 (o Rs2000 nella sua denominazione tipica della “Reference Series”) è l’ultimo modello di fascia intermedia proposto da JVC nel campo della videoproiezione home theater. Assieme ai fratelli minore N5 e maggiore NX9 rappresenta la prima macchina DILA dotata di matrici native 4K, compatibile con la modalità HDR (sia HDR10 che HLG) e quindi, a tutti gli effetti, soddisfacente le specifiche Ultra HD attuali. Provenendo JVC da una celebre tradizione in quanto a qualità ed affidabilità delle proprie macchine, in special modo per quanto riguarda i valori di contrasto raggiunti nei suoi proiettori (ai vertici del settore grazie alla tecnologia riflessiva), la domanda che ci poniamo riguardo questa nuova serie è se sarà in grado di replicare, magari incrementadoli, i fasti del passato.

Videoproiettore JVC N7, ora è 4K vero
Modello di JVC N7/RS2000

Il fatto di avere (finalmente) una risoluzione UHD nativa potrebbe suggerire già una prima risposta affermativa. Tuttavia l’insidia al contrasto dell’immagine derivante dalla “pericolosa” accoppiata 4K+HDR è sempre in agguato. Abbiamo eseguito pertanto una prova completa onde giudicare oggettivamente la resa di questo N7, comparandolo in particolare alle performance dei modelli precedenti. Di seguito le nostre opinioni.

Costruzione

La nuova macchina “middle level” di JVC si distingue dai suoi già illustri predecessori per un cambio piuttosto marcato sia nel design che nelle dimensioni. Rispetto le serie pregresse, infatti, aumenta il suo ingombro in percentuali che vanno dal 5 al 30%. L’altezza, in particolare, è la parte con la variazione più significativa: si passa da 179 a ben 234 mm, cosa che rende il proiettore N7 uno dei più massicci della categoria.

Videoproiettore JVC N7, ora è 4K vero
Ingombri e dimensioni dell’immagine proiettabile del JVC N7

L’aumento di dimensioni è legato con ogni probabilità alla riprogettazione del percorso ottico, ottimizzato al fine di ospitare il nuovo engine 4K DILA da 0.69″, garantendogli un raffreddamento adeguato. Ciò si nota dallo spostamento della presa di aspirazione dell’aria dalla zona inferiore al retro della macchina – una manna per eventuali operazioni di pulizia sul filtro – e dalle dimensioni maggiorate delle relative griglie, sia anteriori che posteriori. Da alcune osservazioni emerse in rete sembra che il design del case, unitamente alla disposizione interna dei componenti, presuppongano un possibile futuro inserimento di illuminazione laser. Ma si parla di semplici opinioni.

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Prese d’aria posteriori e posizionamento del filtro nel JVC N7

La luminosità dichiarata è di 1900 lumen, lo stesso valore del “vecchio” Rs 600 (punta di diamante di serie pregressa), pur facendo uso entrambi di una lampada da 265 W. Il tutto si riflette inevitabilmente sulla massa dell’apparecchio, la quale si attesta intorno ai 20 Kg. Cosa che, unita alle dimensioni non proprio contenute ed all’assenza di punti di presa sicuri, ne raccomanda caldamente una movimentazione “assistita” (ovvero almeno in due).

Il telecomando fornito, al pari del design, ha subito un restyle: ora risulta di dimensioni più contenute senza tasti “in rilievo”, fatta eccezione per quello della retro illumimazione. La cosa potrebbe essere fastidiosa: al buio è infatti difficoltoso riconoscere i singoli tasti, dovendo armarsi di pazienza e ricorrendo sempre alla vista (e alla retro illuminazione) onde non sbagliare. Anche il numero di pulsanti è stato ridotto: diversamente dal precedente Rs 400, ad esempio, sono scomparsi i comandi di richiamo diretto delle sorgenti e dei picture mode, obbligando pertanto a ripetute pressioni o ad un passaggio dal menu. Questo, specialmente in sede di setup iniziale, potrebbe risultare piuttosto scomodo.

Videoproiettore JVC N7, ora è 4K vero
Telecomando di un JVC RS400 (sopra) e del JVC N7 (sotto)

Funzioni del proiettore

Il JVC N7 si caratterizza per un’ampia possibilità di installazione, potendo sia essere appeso al soffitto (previa disponibilità di staffa adeguata ai suoi quasi 20 Kg di peso) che semplicemente appoggiato su di una mensola o mobile abbastanza solidi. Eventuali aggiustamenti nella posizione dell’immagine sono comodamente assorbibili dagli shift orizzontale e verticale, nonchè dalla generosa escursione dello zoom, cavalli di battaglia delle macchine JVC oramai da lustri. Tutti i movimenti sono ovviamente motorizzati, con possibilità di memorizzare le diverse configurazioni in banchi di memoria dedicati (funzione lens recovery).

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Opzioni nel menu Installation Mode del JVC N7

A tal proposito vale la pena far notare una differenza rispetto le serie precedenti, vale a dire l’introduzione dell’Installation Mode. In pratica si possono memorizzare assieme, richiamandoli alla bisogna, diversi parametri specifici di un’installazione, quali la posizione della lente, il masking di contornatura, la modalità della lampada eccetera. In pratica il passaggio da un formato Flat ad uno Scope, per installazioni CIH (Constant Image Height), può avvenire impartendo un unico comando. Si tratta di una comodità notevole rispetto il passato, che accoglie parzialmente una nostra “critica” fatta in sede di review del modello Rs400. Diciamo parzialmente in quanto non sono stati inclusi nel raggruppamento dei parametri Installation Mode i banchi di gestione del CMS. Sarà per la prossima volta, si spera.

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Connessioni ed ingressi del JVC N7

Il parco connessioni rispecchia quanto già presente nei passati modelli, quindi un doppio ingresso HDMI 2.2 (capace di gestire risoluzioni fino 4096 X 2160 a 60Hz), l’ingresso per l’emettitore 3D, il controllo seriale via Rs232 e l’immancabile ethernet per accedere alla rete LAN. Completano il tutto una USB di servizio per l’aggiornamento del firmware ed un trigger a 12V per eventuali automazioni terze (tipicamene sipari e/o schermi elettrici).

Immagine

L’immagine restituita dal JVC N7 è davvero sorprendente. Tralasciando l’ovvio improvement rappresentato dall’aumentata risoluzione, per cui la transizione da tecnologia e-shift a 4K reale è quasi un gol a porta vuota, ciò che stupisce in positivo è la globale compattezza della resa video. Testando ad esempio Bloodshot, un film UHD nativo, si nota come quel minimo residuale di “effetto griglia” tipico delle macchine vobulate svanisca, lasciando il posto a contorni  senza apparente soluzione di continuità e, mediamente, etremamente definiti.

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Il tutto a condizione di regolare la messa fuoco in modo molto preciso, tipicamente usando un pattern di scritte a video (meglio non usare il menu date le sue dimensioni ridotte), dacchè rispetto i modelli precedenti la risoluzione 4K rende il parametro ancora più critico. Il risultato che si ottiene è davvero spettacolare in termini di definizione, merito anche (e soprattutto) della nuova ottica sviluppata da JVC, lasciando trasparire nitidezza e dettaglio una spanna superiori alle serie precedenti. Come rilevato anche in sede di recensione, il volto di Vin Diesel viene restituito con dovizia estrema di particolari, tali da far risaltare le limitazioni del trucco: vedasi le cicatrici posticce, la cui artificiosità è ampiamente “sgamabile” quando osservate in 4K reale.

L’uniformità luminosa e cromatica sono anch’esse da primato, fatto che sottolinea l’ottimo lavoro di ingegnerizzazione svolto (specialmente se si pensa come la lampada abbia gli stessi 265W dei modelli precedenti, pur servendo un light engine 4K) in sede progettuale e costruttiva. Ciò che però fa veramente la differenza è la modalità Frame Adapt dedicata all’HDR10 – aggiunta da JVC tramite aggiornamento firmware – la quale esegue un processamento sulle immagini ed in base alla luminosità ne applica un’ottimizzazione dinamica. In pratica una sorta di  HDR dinamico, ottenuto però senza l’ausilio dei metadati presenti in codifiche come Dolby Vision o HDR10+, ed applicato quindi in tempo reale alle immagini.

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La resa che ne consegue è oltremodo notevole. Basta confrontare il citato Bloodshot switchando il Frame Adapt Mode tra on e off: si osserverà un netto incremento di contasto e di sfumature cromatiche con la modalità attivata, del tutto non raggiungibili in modalità HDR standard. Per questo aspetto non si può negare JVC abbia ottenuto un grande risultato che, di fatto, pone le sue macchine ad un livello notevolmente superiore rispetto la concorrenza. La domanda che sorge spontanea a questo punto è: qual’è stato il reale costo dell’operazione, specialmente in termini di contrasto globale?

Ebbene, pur considerando i limiti intrinseci nella tecnologia di videoproiezione, esacerbati ulteriormente dall’engine 4K e dall’incremento luminoso indispensabile per gestire l’HDR, dobbiamo ammettere che l’impatto detrimentale sul contrasto è stato minimo. Se da un lato la visione di materiale in semplice HD non ha palesato “sollevamenti” del nero anomali – visionando il Blu-ray di IT Capitolo 2 la profondità dei suddetti è anzi apparsa maggiore rispetto il precedente Rs400 – i test condotti in UHD hanno confermato una situazione sostanzialmente in linea con le serie pregresse.

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A parità di hardware sorgente e settaggi, ovviamente, film come L’uomo invisibile (già critico di per sè sulle scene scure) o Il primo uomo, quando testati in UHD, non hanno mostrato evidenti cedimenti di sorta, ne sulle alte ne sulle basse luci. A voler essere davvero pignoli – ed avendo un occhio molto (ma molto) critico – si potrebbe in effetti ravvisare un leggero peggioramento sulle basse luci. Stiamo parlando tuttavia di un effetto fisiologico e, cosa più importante, assolutamente marginale. Bisogna del resto mettercisi davvero di impegno, andando a cercare con la proverbiale lente di ingrandimento nelle scene scure più critiche, per riuscire a trovarlo. In generale il JVC N7 è risultato una macchina davvero superba dal punto di vista dell’immagine. Un prodotto che si colloca ai vertici dell’attuale mercato.

Calibrazione

Al pari dei suoi predecessori, N7 è fornito con la possibilità di eseguire una calibrazione dell’immagine in modo automatico, sfruttando un software proprietario di JVC unitamente ad una sonda (colorimetro), non inclusa tuttavia nella fornitura della macchina. I risultati dell’operazione sono assolutamente apprezzabili, dal momento che il software è in grado di regolare sia il gamma che i colori con uno scostamento molto ridotto rispetto al riferimento. Per chi desiderasse raggiungere livelli di precisione ancora superiori, l’autocalibrazione può rappresentare semplicemente il punto iniziale dal quale partire per un successivo affinamento manuale.

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Auto calibrazione, posizionamento del sensore

Le sonde di misurazione compatibili con la nuova serie JVC sono sostanzialmente tre:

  • Il classico Spyder 5 della Datacolor, sonda storica nonchè buon compromesso di accuratezza per gamma e colori
  • Lo Spyder X, successore del precedente sempre made in Datacolor, il quale mostra qualche limite sulle misure di gamma a basse luci. Buono invece sui colori.
  • L’ i1 Basic Pro 2 della X-Rite, sonda di livello semi professionale e di accuratezza notevole. Al pari del suo costo.

Il processo di calibrazione è completamente automatizzato: una volta connessa e posizionata la sonda come da indicazioni del software, le letture e le correzioni vengono svolte in completa autonomia. Da tenere sempre ben presente come la configurazione iniziale “di fabbrica” della macchina vada conservata in un luogo noto e sicuro, dal momento che eventuali ripristini dovuti a malfunzionamenti non si risolveranno con il semplice reset. Si renderà infatti necessario ricaricare ex novo il setup originale. Per questo motivo il software, alla prima calibrazione eseguita, procederà ad un back-up delle impostazioni di fabbrica sul vostro PC.

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Auto calibrazione, misure e correzioni automatizzate

La gestione dei banchi calibrati, come da tradizione JVC, ha una filosofia tutta sua. In pratica non si devono calibrare gamma e colore per ogni profilo e/o user mode, basta farlo per un riferimento unico. Dopodichè tutte le combinazioni che facciano uso degli stessi parametri specifici risulteranno calibrate a loro volta. Tali parametri specifici sono:

  • Per la curva del gamma: modalità lampada (alta/bassa) e filtro (normale/ampio). Quindi, per esempio, quando si sia eseguita la calibrazione del gamma a 2.2, nello spazio colore BT.709, ad una temperatura colore di 6500K, tutte le altre curve del gamma disponibili (2.4, HDR10, 5500K, ecc) risulteranno calibrate a loro volta. Fatto salvo che i parametri di modalità lampada e filtro siano gli stessi usati nella calibrazione principale.
  • Per i colori: stessi parametri del gamma con l’aggiunta del valore di apertura del diaframma (iris). Anche qui vale lo stesso discorso fatto prima: calibrato che sia uno spazio colore, lo sarà anche in tutte le situazioni in cui lampada, filtro ed iris coincidono con quelli della calibrazione iniziale.

Ragion per cui, posto di utilizzare principalmente due user mode in lampada bassa (uno per l’HD ed uno per l’UHD), basterà fare due calibrazioni per il gamma in modalità 2.2 (una con filtro normale e l’altra con ampio), per avere tutti i gamma disponibili regolati. Poi si potrà agire sugli spazi colore interessati, BT.709 e BT.2020, calibrandone i colori con le aperture di iris necessarie. Il Frame Adapt Mode non è selezionabile per la calibrazione. Tuttavia facendo egli uso del gamma HDR10 e dello spazio BT.2020, basterà assicurarsi di aver regolato quelli per garantire la sua correttezza.

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Auto calibrazione, risultati gamma e colori

Conclusioni

Il JVC N7 rappresenta sicuramente l’attuale vetta per quanto riguarda la tecnologia di proiezione riflessiva, almeno all’interno della classe “middle level”. Resa dell’immagine, luminosità, contrasto, flessibilità di installazione e supporto pieno alle specifiche UHD sono di per se risultati già importanti. Se aggiungiamo inoltre l’esclusiva modalità Frame Adapt raggiungiamo praticamente l’optimum. Di fatto nessun modello della concorrenza, al momento in cui si scrive, può offrire la stessa combinazione di prestazioni, sebbene rumors insistenti indichino l’imminente lancio da parte di Sony di una sua versione Frame Adapt dedicata al proprio parco macchine. A tutto questo ben di Dio fa da contraltare un costo che potrebbe apparire alquanto impegnativo: parliamo di un livello base fissato a 7990€. Visti i livelli prestazionali raggiunti, tuttavia, è alquanto difficile poterlo ritenere del tutto ingiustificato. In definitiva, ci troviamo di fronte ad una macchina assolutamente superlativa nel suo genere.

JVC N7 - 4K HDR DILA
9.0 Recensione
Pro
Immagine di alta caratura
Frame Adapt Mode per l'HDR
Contrasto globale in linea con le serie precedenti
Calibrazione automatica via software
Versatilità di installazione
Contro
Contrasto sulle basse luci lievemente peggiorato per l'UHD
L'Installation Mode non include il CMS
Telecomando poco pratico al buio
Costo impegnativo
Immagine
Funzioni
Costruzione
Audio
Il giudizio di AF

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