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Wish You Were Here tra prime stampe, Immersion Box e 50th Anniversary: come orientarsi nel labirinto pinkfloydiano?

wish you were here

Guida alle migliori edizioni di Wish You Were Here dei Pink Floyd: prime stampe, Immersion Box, remaster moderni e nuovo cofanetto 50th Anniversary in Dolby Atmos per scegliere la versione giusta in base a impianto e ascolto

Wish You Were Here, uscito nei negozi il 12 settembre del 1975, è uno di quegli album che in collezione non restano quasi mai in una sola copia. Tra stampe originali anni ’70, ristampe audiophile, edizioni multicanale e ora l’imponente 50th Anniversary Edition, il fan medio dei Pink Floyd si trova davanti a un labirinto di versioni che promettono ciascuna la resa definitiva. Per non perdersi, diventa quindi essenziale ragionare meno in termini di feticismo collezionistico e più in funzione di sorgente, impianto, sensibilità timbrica e reale modo d’uso.

Le origini: prime stampe analogiche e fascino del 1975

La prima grande distinzione è tra il mondo analogico delle stampe storiche e quello ibrido di remaster e rielaborazioni digitali successive. Le prime edizioni UK in vinile del 1975, in particolare le copie con matrici A1/B3, sono tuttora considerate un riferimento per naturalezza e tridimensionalità, con un palcoscenico ampio e una gamma bassa piena ma controllata. La stessa cerimonia tattile con la busta nera e l’artwork di Storm Thorgerson fa parte di un’esperienza che, per molti, è inscindibile dall’album.

Accanto alle prime press UK esistono stampe alternative che si sono ritagliate una reputazione specifica. Una prima sedizione olandese (5C 062-96918) masterizzata da André Leenders e alcune copie promo USA con mastering “HTM” di Harold T. Moss sono spesso descritte come leggermente meno dinamiche della UK ma con un basso più solido e rotondo, un aspetto interessante per impianti che tendono all’esile.


Dalla rimasterizzazione alla Immersion Box del 2011

Immersion Box

Il salto all’era dei remaster parte con la rimasterizzazione 2011, cuore anche della Immersion Box, che ha ridefinito il modo “ufficiale” di ascoltare il disco in digitale. In questo caso, si è cercato di bilanciare il rispetto del mix storico con una maggiore trasparenza, un migliore controllo del basso e una chiarezza sui dettagli che l’LP originale suggeriva ma non esplicitava con la stessa evidenza.

L’Immersion Box è composto da due CD (album rimasterizzato e inediti live e studio, fra cui Live at Wembley 1974), più DVD e Blu-ray con il mix stereo hi‑res, i mix quad 4.0 originali del 1975 e il 5.1, oltre a video, booklet oversize e memorabilia vari. Si acquista così un vero e proprio archivio multiformato che permette di vivere Wish You Were Here da qualsiasi prospettiva possibile tra stereo, quadrifonia d’epoca, surround moderno e documenti live, che mostrano un gruppo ancora in transizione dopo The Dark Side of the Moon.

I remaster su vinile: praticità contro ossessione

Per chi ascolta soprattutto vinile ma non vuole inseguire prime stampe costose e potenzialmente “vissute”, i remaster recenti rappresentano la soluzione più razionale. Alcune ristampe europee del 2016, masterizzate da Bernie Grundman, sono facilmente reperibili, pressate con buona qualità e con una coerenza timbrica che, pur non replicando al 100% la grana delle prime edizioni UK, offre pulizia e dinamica più che convincenti. Per un impianto domestico medio, spesso questo tipo di ristampa è un best buy concreto, soprattutto se l’obiettivo è godersi il disco senza ansia da collezionismo e senza dover riassegnare metà del budget a un esemplare di quarant’anni fa.

Il vinile del 2016 da 180 grammi

Dall’altra parte, il culto delle stampe import di pregio, come alcune versioni giapponesi Master Sound lodate per la silenziosità dei solchi e la cura produttiva, risponde all’esigenza di spremere ogni sfumatura possibile dal master analogico, spesso al prezzo di interpretazioni talvolta un filo più asciutte o “hi‑fi” rispetto alla generosa morbidezza UK. La scelta dipende molto dal carattere dell’impianto, con un sistema già analitico che potrebbe trovarsi meglio con un’edizione originale più calda, mentre un setup più rotondo potrebbe beneficiare di una ristampa moderna più neutra.

Wish You Were Here 50: cosa offre davvero?

La nuova edizione del 50° anniversario, battezzata Wish You Were Here 50 e uscita il 12 dicembre, segna un cambio di scala, introducendo per la prima volta un mix dell’album in Dolby Atmos curato da James Guthrie. È un passaggio concettuale importante, perché porta il disco nel territorio degli ascolti immersivi contemporanei, con una ricostruzione dello spazio sonoro che non vuole più limitarsi alla quadrifonia storica, ma sfrutta una topologia di canali molto più evoluta.

L’operazione è declinata in diverse configurazioni: 3LP, 2CD, Blu‑ray standalone, uscite digitali e un cofanetto Deluxe che raccoglie praticamente tutto. Il filo rosso tra i formati è la presenza di sei versioni alternative e demo inediti dell’album e di 25 tracce bonus complessive, compresi i 16 brani live registrati da Mike Millard al Los Angeles Sports Arena il 26 aprile 1975, ora restaurati e rimasterizzati da Steven Wilson (e chi se no?) e resi ufficiali per la prima volta senza passare per i compromessi qualitativi dei vecchi bootleg.

La nuova edizione per il cinquantesimo anniversario

Il Deluxe Box Set 50th da 200 euro racchiude il senso totale del progetto. All’interno si trovano infatti i due CD, i tre LP su vinile trasparente con album e rarità, il Blu‑ray con il mix Atmos, il Live Bootleg e i video dei filmati da palco del tour 1975, oltre a Live at Wembley 1974 come quarto LP, un 7” giapponese replica di Have a Cigar”/“Welcome to the Machine, un libro di foto inedite e un poster di Knebworth. È un oggetto che si muove a metà fra documento storico e feticcio da collezione, con un’attenzione al packaging che richiama da vicino la logica “Immersion” ma con una visione aggiornata sul fronte audio.

Questa edizione è rivolta a chi vuole condensare in un unico set il percorso completo dell’album, dall’incarnazione analogica al live restaurato, passando per Atmos e hi‑res stereo. Di contro, il prezzo è impegnativo e c’è un forte grado di sovrapposizione con materiale già posseduto da chi ha la Immersion Box e varie ristampe viniliche.

3LP, 2CD, Blu‑ray e vinili speciali: quale formato ha più senso?

Le versioni “standard” del 50esimo anniversario cercano di intercettare pubblici diversi con compromessi mirati. La versione a 3 LP (anche in variante Yellow Flame limitata) e quella a due CD propongono l’album del 1975 più i nove brani di rarità in studio, offrendo quindi una prospettiva espansa sul materiale di base senza dover entrare nel territorio del box mastodontico.

Il Blu‑ray standalone è la scelta più interessante per l’audiofilo già attrezzato a livello home cinema o impianto multicanale. Oltre al mix in Dolby Atmos, contiene infatti le nove bonus track in stereo hi‑res e l’esclusivo segmento Live Bootleg con i sedici brani del concerto di Los Angeles, anch’essi in alta risoluzione. Per chi ha un sistema 5.1 o Atmos ben tarato, è il formato che offre il maggior salto qualitativo rispetto alle edizioni precedenti, soprattutto se confrontato con il vecchio 5.1 della Immersion Box.

Il mega cofanetto da 200 euro

Stereo, surround, Atmos: tre modi diversi di ascoltare lo stesso album

Il mix stereo classico su vinile, CD, Blu-ray in formato hi-res e streaming (24-bit/96-192 kHz su Qobuz) mette l’accento sulla coesione. La chitarra di David Gilmour e le texture sintetiche di Richard Wright respirano in un campo relativamente compatto, con micro‑dinamica e interplay al centro della scena. Il mix 4.0 del 1975, recuperato nella Immersion Box, è invece un documento storico di sperimentazione spaziale, con scelte talvolta un po’ radicali ma affascinanti proprio perché figlie dell’epoca.

Il nuovo mix Atmos di Guthrie sposta ovviamente l’attenzione sul concetto di immersione discreta, ma lo fa, oltre che distribuendo gli strumenti attorno all’ascoltatore, lavorando sulle verticalità, sulle code di riverbero e sulla sensazione di trovarsi all’interno della macchina sonora floydiana, in modo quasi più sfumato rispetto alla vecchia quadrifonia. Non è necessariamente “migliore” (io comunque l’ho preferito al mix Quad), ma rappresenta un modo diverso di vivere l’album, soprattutto nelle sezioni più ambient e nei passaggi di Shine On You Crazy Diamond, dove la profondità del campo sonoro diventa un elemento quasi narrativo.

L’iconica cover di Storm Thorgerson

Come scegliere la giusta versione

Per orientarsi tra tutte queste opzioni, bisognerebbe farsi innanzitutto alcune domande concrete: che tipo di impianto si utilizza, quanto conta l’oggetto fisico rispetto al contenuto audio, quanto interessa il materiale bonus oltre all’album canonico? Chi ha un sistema stereo di buona qualità e ama la fisicità del vinile, troverà il miglior equilibrio in una ristampa 2010‑2016 ben pressata o, con budget più generoso, in una buona prima versione UK olandese/giapponese, lasciando che l’analogico faccia il suo lavoro.

Chi possiede già la Immersion Box, deve chiedersi quanto realmente sfrutterà il Dolby Atmos e il live del 1975. Se l’impianto è pronto per l’ascolto immersivo, il nuovo Blu‑ray (alla fine ho acquistato proprio questo) diventa un upgrade sensato che apre scenari nuovi, altrimenti il rischio è accumulare duplicati del medesimo master stereo. Per i collezionisti “totali”, il Deluxe Box 50th è l’oggetto inevitabile, ma a quel punto la scelta esce dal campo della razionalità audiofila e rientra in quello, altrettanto legittimo, della costruzione di una narrazione personale attorno a uno dei dischi più emblematici della storia del rock.

A voi la scelta.

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