Un tempo era il giradischi la sorgente per eccellenza, al massimo il sintonizzatore, per coloro che amavano ascoltare senza pensieri, soprattutto la musica classica trasmessa da Radio Vaticana oppure il jazz di qualche programma ad hoc, poi venne il CD e tutto cambiò.
Più che altro è stata la “rivoluzione digitale” a spostare l’ago della bilancia verso una o l’altra scelta, facendoci parlare all’infinito circa la presunta superiore qualità di quest’ultimo, accreditato di qualità infinitamente migliori rispetto all’analogico.
Ora tocca allo streaming far discutere, ulteriore risvolto digitale alternativo al classico lettore di argentei dischetti che addirittura – ma attenzione ai ciclici corsi e ricorsi – nota caratteristica di questa passione, sembrerebbe aver esaurito il suo richiamo in favore dell’ancora più pratica sorgente.
Sarà, ma sinceramente troppa praticità rende le cose eccessivamente semplici e prive di coinvolgimento, attività che l’appassionato di Alta Fedeltà letteralmente adora, se non altro per quel senso di maggiore soddisfazione emotiva che ne deriva.
Talvolta, infatti, questo approccio richiama la pratica del fast food: gusto omologato e rapido soddisfacimento di uno dei bisogni primari; non per nulla per contrapposizione è nato il presidio slow food proprio al fine di preservare l’inevitabile annullamento della qualità in favore della quantità, cui taluni paiono assai proni.
Veniamo quindi all’argomento di questo articolo, ovvero all’individuazione della migliore sorgente in funzione delle specifiche esigenze dell’appassionato, non sempre in linea col pensiero comune, anzi, spesso in contrasto laddove la qualità sia collocata al primo posto.
L’analogico: croce e delizia dell’appassionato
Come detto inizialmente, anche per questioni di univoca presenza sul mercato, un tempo era il giradischi la sorgente principale di un sistema audio, un sistema che nelle varie iterazioni poteva essere configurato in molti modi al fine di soddisfare le specifiche necessità.
Infatti, a partire da sistemi regolati direttamente in fabbrica e gestibili in maniera tutto sommato semplice – sempre considerando quel minimo di interazione che dev’essere messo in atto successivamente dall’acquirente – è possibile raggiungere le vette della riproduzione analogica attraverso sistemi complessi non semplici da configurare, punto d’arrivo dell’appassionato evoluto ma bisognevoli di attenzioni costanti proprio in virtù della loro complessità cinematica.

Pertanto, si inizia a parlare di “sistema analogico”, un vero e proprio concetto non così semplice, potendo tale configurazione essere composta da numerosi elementi ciascuno in grado di fare la differenza all’ascolto: tipologia di trasmissione, plinto, braccio, fonorivelatore, stadio fono variamente configurabile, eventuali accessori in aggiunta all’iniziale insieme di elementi – tipicamente sistemi isolanti come basi o piedini – senza dimenticare il cav0 di collegamento, che con la sua influenza capacitiva può avere la sua influenza sul risultato finale.
Tutto questo, a prescindere che l’appassionato sia in possesso della necessaria cultura atta a gestire quanto rappresentato, può spaventare, inducendo molti alla rinuncia o all’abbandono di un assetto d’ascolto che laddove ben configurato regala emozioni a iosa.
Non va dimenticato poi l’elemento tattile, caratteristico del vinile laddove copertine di ampie dimensioni e maneggiabilità del supporto costituiscono una caratteristica per alcuni irrinunciabile.
Il digitale: il plug & play rapido ed indolore (in apparenza)
Molto più semplice appare invece l’approccio digitale, anche in virtù della naturale predisposizione dei lettori digitali verso una connessione rapida unita ad una gestione della macchina priva di regolazioni, fatto salvo (ove presente per questioni di sicurezza nel trasporto) lo sblocco della meccanica di lettura, attuabile senza alcun problema praticamente da chiunque.
A partire dalla classica risoluzione CD – ovvero 44bit/16KHz – fino a raggiungere formati esagerati come 32bit/768KHz – che garantiscono una dinamica di 192dB (assolutamente inutile) ed una risposta in frequenza che raggiunge i 384KHz – il digitale parrebbe avere al suo arco acuminatissime frecce per colpire in modo precisissimo il bersaglio realizzando l’agognata quadra che toglie il sonno all’appassionato.

In questo caso, almeno a prima vista, la scelta si limita ai formati leggibili dal lettore – CD, SACD, MP3, HiRES – ed alla tipologia del DAC presente a bordo, reale responsabile delle prestazioni unitamente alla meccanica ed agli stadi d’uscita, altro collo di bottiglia che per fortuna nel tempo si è ampiamente allargato, non fosse altro per la maggiore cura posta nella loro realizzazione, circa i quali è sufficiente pensare ai moduli HDAM (Hyper Dynamic Amplifier Module) utilizzati praticamente da sempre da MARANTZ nei suoi lettori oppure alle versioni a valvole di cui sono dotati alcuni esemplari.
Se poi si aggiunge che anche col digitale è possibile parlare di sistema visto che meccanica, DAC e clock possono essere separatamente opzionabili, si capisce che le cose non sono poi tanto semplici, soprattutto con le configurazioni dal costo elevato, dove la sinergia tra i componenti realizza il presunto miracolo sonoro; ed anche qui non va dimenticato l’importante cavo di collegamento, qualunque sia la sua tipologia, potenziale fonte di disturbo e/o alterazione delle prestazioni timbriche.
Permane la fisicità del formato, imprescindibile elemento cui molti, sebbene in formato ridotto, non intendono rinunciare.
Lo streaming: la soluzione ideale?
Ed eccoci giunti a quella che di recente sembra essere diventata “la sorgente” se non proprio per eccellenza – resiste comunque uno zoccolo duro di appassionati, non necessariamente vetusti – almeno in virtù di quella specie di ecumenismo che questa pare in grado di garantire.
Comodo, versatile, dotato di software di gestione dell’acustica ambientale e DAC con filtri configurabili dall’utente dalle indubbie prestazioni timbriche, ai quali in qualche caso si aggiunge la presenza di stadi d’uscita facenti uso di elementi termoionici al fine di unire il meglio dei due mondi (il calore analogico e la precisione del digitale detto per inciso) rendendo questo dispositivo in concreto parecchio interessante; non ultimo lo sterminato catalogo a disposizione, cui si accede in base a piani offerti dalle varie piattaforme come Spotify, Qobuz, Tidal ed altri a costi tutto sommato contenuti.

Anche qui ovviamente la fanno da padrone sistemi di conversione ad alta risoluzione che garantiscono prestazioni elevate in termini di qualità sonora, sebbene per le massime prestazioni sia necessario un abbonamento alla rete di tipo cablato, non potendo l’uso a mo’ di router dello smartphone rappresentare un’affidabile protocollo di trasmissione dati.
In tal caso però, a causa delle natura immateriale dei file, occorre dire addio al formato fisico, sostituito da display OLED variamente configurati via software al fine di gestire l’infinita libreria musicale a disposizione.
In sintesi
Giunti alla fine di questa comunque breve esposizione delle possibili sorgenti audio attualmente opzionabili da chi voglia in qualche modo ascoltare musica (si spera di qualità), concludiamo con qualche consiglio in merito, e sebbene sia possibile allargare le proprie conoscenze scandagliando la rete alla ricerca di ulteriori informazioni o aspetti di quanto narrato più approfonditi, quelle che seguono sono le prerogative delle sorgenti sopra citate:

Vinile: la gestione richiede attenzione ed assenza di fretta, se rientrate nel tipo da fast food lasciate perdere, l’attesa non fa per voi, rischiereste di stancarvi presto di un sistema che per natura dev’essere gustato con calma;

Digitale: infinitamente più pratico e – laddove ben configurato – assolutamente non inferiore all’analogico, nemmeno come suono e/o timbrica in generale (quante stupidaggini si leggono in giro per il web) aspetto questo che per determinati casi può tranquillamente essere identico (o anche superiore) al formato da molti ritenuto migliore in assoluto;

Streaming: per dati versi la praticità diventa quasi parossistica, se non altro per lo sterminato catalogo a disposizione (attenzione a non fare indigestione trasformandovi in onnivori fruitori di tutto ciò che passa il convento!) ed anche per l’assenza di spazio richiesta da dispositivi “virtualmente giganteschi” come, a titolo d’esempio, può esserlo il WiiM ULTRA, vero e proprio campioncino del rapporto qualità/prezzo.
Come al solito, ottimi ascolti!!!
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