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Samsung svela i segreti dell’HDR10+ Advanced e sfida il Dolby Vision 2

Samsung spiega come funziona HDR10+ Advanced tra intelligenza artificiale, tone mapping evoluto, gestione del movimento e nuove funzioni gaming per sfidare il Dolby Vision 2

Samsung ha svelato nuovi dettagli tecnici sull’HDR10+ Advanced, il formato HDR annunciato lo scorso anno che, oltre a porsi come rivale al più quotato Dolby Vision 2, punta a sfruttare meglio la luminosità dei TV moderni, introducendo algoritmi di intelligenza artificiale, metadati più sofisticati e una gestione del movimento personalizzabile direttamente dai creatori dei contenuti. Disponibile da agosto su alcuni televisori Samsung della gamma 2026, tra cui gli OLED S95H e i modelli Micro RGB, HDR10+ Advanced rappresenta l’evoluzione più importante dello standard HDR10+ introdotto nel 2017. Il primo servizio streaming a supportarlo è stato Amazon Prime Video, inizialmente attraverso una selezione limitata di contenuti compatibili.

Quando i TV diventano più luminosi dei contenuti

All’epoca del debutto dell’HDR10+ quasi dieci anni fa, i televisori consumer faticavano a raggiungere i livelli di luminanza utilizzati durante il mastering cinematografico. Il tone mapping serviva quindi soprattutto a comprimere l’intervallo dinamico originale entro le capacità dello schermo, cercando di preservare i dettagli delle alte luci. Oggi la situazione è cambiata. I migliori OLED e soprattutto i Mini LED possono raggiungere picchi luminosi molto elevati, mentre numerosi film e serie continuano a essere masterizzati con un riferimento di 1.000 nit.

Disporre di un televisore capace di raggiungere 4.000 nit non significa però che un contenuto masterizzato a 1.000 nit debba essere automaticamente reso quattro volte più luminoso. Un’elaborazione eccessivamente aggressiva rischierebbe infatti di alterare i rapporti tonali voluti dal colorist, producendo immagini spettacolari ma poco fedeli. HDR10+ Advanced affronta questo problema attraverso gli extended distribution metadata, informazioni statistiche più dettagliate che descrivono la distribuzione della luminosità all’interno delle scene. Questi metadati permettono al televisore di gestire con maggiore precisione il passaggio dalle ombre ai mezzitoni fino alle alte luci, sfruttando le capacità del pannello senza modificare indiscriminatamente l’esposizione complessiva.


L’IA entra nel tone mapping

La novità più interessante riguarda l’integrazione dell’intelligenza artificiale nel processo di tone mapping dinamico. Secondo Samsung, gli algoritmi utilizzati sono stati addestrati su migliaia di campioni HDR sottoposti a color grading professionale. Questi modelli vengono eseguiti direttamente dal processore del TV e analizzano in tempo reale le informazioni contenute nei metadati per elaborare curve tonali specifiche per ciascuna scena. L’obiettivo è evitare che l’incremento della luminosità comprometta la leggibilità delle ombre, oppure provochi una perdita di dettaglio nelle aree particolarmente luminose.

L’HDR10+ Advanced introduce inoltre il Local Tone Mapping, che permette una gestione più selettiva della luminosità nelle diverse regioni dell’immagine rispetto al tradizionale tone mapping globale, che applica una trasformazione tonale all’intero fotogramma. La tecnologia comprende anche un sistema avanzato di controllo cromatico, capace di utilizzare metadati relativi al gamut per migliorare la riproduzione dei colori.

Il problema dei 24 fps e la soluzione Intelligent Motion Smoothing

Uno degli aspetti più controversi di HDR10+ Advanced riguarda l’elaborazione del movimento, argomento particolarmente delicato per gli appassionati di cinema. I film girati a 24 fps (fotogrammi al secondo) possono mostrare scatti percepibili durante le panoramiche soprattutto sugli schermi OLED, caratterizzati da tempi di risposta estremamente rapidi. L’interpolazione dei fotogrammi permette di attenuare questo fenomeno, ma introduce spesso il famigerato soap opera effect, che conferisce alle immagini una fluidità artificiale.

Samsung propone una soluzione chiamata Intelligent Motion Smoothing, che consente ai creatori e ai distributori di specificare attraverso i metadati il livello di interpolazione desiderato per ciascuna scena. Sono previsti sei livelli, da 0 a 5, con il primo che disattiva completamente l’elaborazione e il quinto che applica la correzione più intensa. Un regista potrebbe quindi mantenere intatta la cadenza cinematografica durante una sequenza drammatica e autorizzare un’interpolazione moderata in presenza di movimenti particolarmente difficili da riprodurre.

Per gli eventi sportivi, invece, sarebbe possibile privilegiare una maggiore fluidità. Il vero interrogativo riguarda l’effettiva volontà dei registi di intervenire su un elemento che molti considerano parte integrante del linguaggio cinematografico. Affidare il controllo dell’interpolazione ai metadati potrebbe rappresentare un compromesso interessante, ma soltanto se utilizzato con criterio.

Sedici categorie e 64 descrittori per riconoscere le scene

L’HDR10+ Advanced introduce anche una classificazione dei contenuti decisamente più articolata rispetto ai tradizionali preset Cinema, Sport e Standard presenti sui televisori. Il sistema utilizza infatti 16 classi di contenuto e 64 descrittori specifici, capaci di fornire informazioni sulla tipologia delle riprese, sulle condizioni di illuminazione e sulle caratteristiche del movimento. Durante una partita di calcio, per esempio, i metadati possono segnalare la presenza di movimenti rapidi, panoramiche orizzontali, riprese grandangolari e illuminazione diurna.

In questo modo il TV dispone di indicazioni supplementari per adattare elaborazione cromatica, contrasto e movimento alle caratteristiche della scena.  Questa architettura richiede però che produttori e distributori integrino correttamente le informazioni aggiuntive nei contenuti.

HDR10+ Advanced guarda anche al cloud gaming

Samsung ha dedicato una parte dello sviluppo ai videogiochi in streaming, introducendo la funzionalità Adaptive Cloud Gaming. Il sistema combina tone mapping dinamico e informazioni sull’illuminazione ambientale per adattare la resa HDR alle condizioni effettive di utilizzo. Lo scopo è rendere più leggibili le scene scure e valorizzare le alte luci senza costringere il giocatore a intervenire continuamente sulle impostazioni.

L’integrazione con HDR10+ GAMING potrebbe rivelarsi interessante soprattutto per chi utilizza direttamente le piattaforme cloud disponibili sui televisori. È bene precisare che queste elaborazioni riguardano la qualità dell’immagine e non comportano miglioramenti nella latenza, nel frame rate o nella qualità dello streaming, che continuano a dipendere dal servizio e dalla connessione utilizzata.

Una sfida a Dolby Vision 2 che si giocherà sui contenuti

Dal punto di vista tecnologico, HDR10+ Advanced presenta diversi punti di contatto con Dolby Vision 2, a partire dall’elaborazione intelligente del tone mapping fino alla gestione del movimento controllata dai creatori. Samsung può contare sulla natura royalty-free dell’ecosistema HDR10+ mentre il Dolby Vision 2 richiede una licenza a pagamento, anche se Dolby dispone di una presenza consolidata nella produzione cinematografica e nella distribuzione streaming.

Inoltre, sui televisori Samsung HDR10+ Advanced non è supportato quando viene attivata la modalità Filmmaker Mode, una limitazione significativa per gli appassionati che privilegiano la riproduzione fedele delle intenzioni artistiche. Senza dimenticare che per il momento Prime Video rimane l’unico riferimento per i contenuti HDR10+ Advanced, con una disponibilità che rimane quindi ancora molto circoscritta. Le informazioni pubblicate da Samsung non garantiscono nemmeno l’arrivo del formato sui TV delle generazioni precedenti.

Lo standard mantiene la compatibilità con HDR10+ e HDR10, ma i benefici delle nuove elaborazioni richiedono ovviamente dispositivi e contenuti specificamente compatibili. L’eventuale adesione di Netflix, Disney+ e dei principali studi cinematografici potrebbe cambiare sensibilmente gli equilibri del mercato, ma per ora le potenzialità tecniche sono più ampie della disponibilità effettiva dei contenuti e sarà interessante capire quante delle nuove funzionalità verranno realmente utilizzate nelle produzioni future.

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