Dal febbraio 2026 Bose disattiverà la piattaforma SoundTouch, eliminando funzioni di streaming e multi-room e rendendo gli speaker interessati utilizzabili solo via Bluetooth, Aux o HDMI
C’è poco da fare contro l’obsolescenza programmata e non è certo la prima volta che ne parliamo (vero, Sonos?). Chi ha investito in un sistema Bose SoundTouch, riceverà presto una notizia tutt’altro che piacevole, visto che a partire da febbraio 2026 l’azienda statunitense interromperà ufficialmente il supporto alla piattaforma wireless che per oltre un decennio ha permesso di creare ecosistemi multi-room e di accedere ai principali servizi di streaming musicale. Un duro colpo per molti utenti, che tra meno di quattro mesi si ritroveranno con prodotti perfettamente funzionanti ma fortemente limitati nelle loro funzioni di connettività, trasformati di fatto in semplici e costosi speaker Bluetooth.
Lanciata nel 2013, la gamma SoundTouch (oggi non più presente nel catalogo Bose) rappresentava per il brand USA il tentativo di entrare nel mercato dei sistemi multi-room dominato da Sonos. Attraverso una rete Wi-Fi domestica, gli speaker SoundTouch consentivano infatti di riprodurre musica sincronizzata in più stanze, di accedere a servizi come Spotify, Deezer, TuneIn Radio o Amazon Music e di controllare il tutto tramite app dedicata o telecomando. Il catalogo comprendeva modelli molto diffusi come il SoundTouch 10, il SoundTouch 20, la soundbar 300 e le versioni Series III.

Per oltre dieci anni, questa architettura ha rappresentato una soluzione solida e intuitiva per chi desiderava la qualità sonora di Bose unita alla flessibilità del multi-room. Tuttavia, con il passare del tempo, la piattaforma ha mostrato i limiti di una struttura software ormai datata e legata a un’infrastruttura cloud complessa da mantenere.
Secondo quanto comunicato dall’azienda, a partire dal 18 febbraio 2026 tutti i dispositivi SoundTouch perderanno la connessione con i server Bose, rendendo impossibile l’utilizzo delle funzioni multi-room e l’accesso diretto ai servizi di streaming online. Ciò significa che non sarà più possibile gestire le playlist tramite app, collegare più speaker in rete o riprodurre musica da Spotify, TuneIn o simili.
Bose ha precisato che i dispositivi interessati non diventeranno mattoni inutili, dal momento che gli utenti potranno ancora utilizzare Bluetooth, ingressi Aux o HDMI, dove disponibili, per riprodurre musica da sorgenti esterne come smartphone e PC. Tuttavia, le funzioni che avevano reso SoundTouch un sistema “intelligente” scompariranno del tutto.

Nella comunicazione ufficiale, Bose ha spiegato di non essere più in grado di sostenere lo sviluppo e il supporto dell’infrastruttura cloud che alimenta questa generazione di prodotti. Una dichiarazione che sottolinea come la decisione sia legata più a fattori economici e tecnologici che di strategia commerciale. Mantenere attiva una piattaforma di streaming proprietaria richiede infatti risorse notevoli, soprattutto in un contesto in cui i protocolli e gli standard evolvono rapidamente.
L’azienda afferma di voler concentrare i propri sforzi su “nuove esperienze d’ascolto basate su tecnologie moderne”, lasciando intendere che i futuri prodotti saranno compatibili con ecosistemi più attuali, probabilmente integrando soluzioni come Bose Music, AirPlay 2 o Chromecast.
Nonostante le motivazioni tecniche, la decisione ha suscitato inevitabilmente un grande malcontento tra gli utenti, in particolare tra chi aveva costruito un intero sistema domestico basato su SoundTouch. Molti hanno investito somme considerevoli (anche diverse migliaia di euro) per realizzare un impianto multi-room affidabile e coerente, che ora si troveranno a dover sostituire o riconfigurare completamente.

Il malumore è acuito dall’assenza di qualsiasi programma di trade-in o compensazione. Bose non ha infatti annunciato alcuna forma di sconto o permuta per chi volesse passare a modelli più recenti, lasciando molti clienti con l’amara sensazione di essere stati abbandonati.
Il caso richiama alla mente quanto accadde con Sonos nel 2020, quando l’azienda decise di interrompere gli aggiornamenti per alcuni dispositivi di vecchia generazione nel passaggio alla piattaforma S2. In quel caso, però, i prodotti continuavano a funzionare tramite la vecchia app Sonos S1, mantenendo la compatibilità tra loro. Inoltre, Sonos introdusse un programma di rottamazione che consentiva ai clienti di ottenere sconti sull’acquisto di nuovi modelli.
I dispositivi SoundTouch invece non solo perderanno le funzioni cloud, ma non potranno essere gestiti tramite alcuna app alternativa. In altre parole, si tratta di un vero e proprio spegnimento dell’ecosistema, una scelta che appare più severa e molto meno attenta alla fidelizzazione del cliente rispetto a quella fatta da Sonos.
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