Editoriali Hi-Fi Tecnologie

Come rovinare una passione: l’audiofilo e i sensi di colpa

Qualche volta, rigidi atteggiamenti filosofici tutt’altro che oggettivi, concorrono al formarsi nella mente degli appassionati dell’idea che determinati approcci verso l’ascolto siano sconvenienti, anzi, addirittura dannosi, cosa che porta alcuni di loro ad utilizzare con mal celato senso di colpa determinate tecnologie. Intendiamoci, di corsi e ricorsi storici è pieno il mondo, ed in effetti non è scritto da nessuna parte che una tecnologia non possa essere rivista e migliorata, ma se questa non presenta oggettivi colli di bottiglia ed anzi – come dimostrano i sempiterni avanti e indietro di tanti presupposti – produce ottimi risultati perché mai doversi accanire sui presunti difetti?

 

I SENSI DI COLPA DELL’AUDIOFILO – VITTIME (IN)CONSAPEVOLI

Uno dei primi capisaldi a cadere sotto i colpi della nomenklatura audiofila è stata la sospensione pneumatica, accusata di essere un sistema meno efficiente dal punto di vista della riproduzione sonora – probabilmente lo era dal punto di vista meramente economico – poiché richiede un progetto necessariamente accurato pena un notevole decadimento delle prestazioni.

A tal proposito, meritano ampia citazione gli ottimi progetti della ESB (Electroacoustic Systems Building) fondata negli anni ’70 da Vincenzo Biasella al cui successo contribuì l’immenso Ing. Renato Giussani, azienda che alle porte di Roma produceva eccellenti sistemi di diffusione sonora che utilizzavano proprio questa tipologia di carico. Ebbe un successo travolgente anche negli USA, notoriamente mercato quasi impenetrabile per aziende estere, almeno all’epoca.


Una coppia di ESB 7/06: modello all’epoca appena al di sotto del top di gamma, ebbe uno straordinario successo negli USA, tanto da essere scelte quale riferimento da Doug Sax, noto sound engineer a capo della Sheffield Lab

 

La produzione attuale è incentrata sul settore car di elevato livello, in ogni caso suggerisco caldamente ai lettori una visita al sito ESB dove è riportata la storia di questa eccellente realtà italiana.

La linea di trasmissione? Non ne parliamo, gli sforzi fatti da Bailey & Radford (oltre che da Benjamin Olney) al fine di ideare un sistema che riuscisse ad immettere in ambiente basse frequenze corpose e potenti – pur provenienti da un woofer di dimensioni non esagerate – sembrano quasi vani agli occhi di qualcuno. Eppure si tratta di un sistema eccellente dal punto di vista della riproduzione delle basse frequenze, un tipo di carico che ha visto anche REGA utilizzarlo in alcuni modelli.

Il diffusore REGA RS10: configurato in linea di trasmissione, è l’ammiraglia della produzione del costruttore britannico

 

E via di bass reflex.

Successivamente è stato il circuito dei controlli di tono a finire sotto processo, quindi il loudness e via discorrendo, al punto che molti appassionati hanno iniziato un lento processo di disintossicazione dal presunto avvelenamento che questi “inutili” circuiti accessori avrebbero apportato alla purezza dell’ascolto, terapia che ha comportato la scomparsa dal frontale degli amplificatori di questi indubbiamente utili controlli.

Tranquilli, poi li hanno rimessi al loro posto.

E le valvole? Sapete bene come è andata – quindi evito di ripetermi – ma non posso esimermi dall’affermare che mai come in questo caso, il revisionismo ha portato ad un ritorno che definire prepotente appare un pallido eufemismo.

Insomma, tutto quello che è stato alla base dello sviluppo dell’alta fedeltà prima o poi è stato sottoposto a revisione.

I SENSI DI COLPA DELL’AUDIOFILO – DIVIDI ET IMPERA

Ricorderete certamente la scissione anni ’80 tra misuroni ed ascoltoni, due simpatici ed assolutamente efficaci neologismi astutamente creati al fine di connotare coloro che anteponevano le misure all’ascolto o viceversa.

Ebbene, a prescindere dal sostantivo – che la dice lunga sul presupposto alla base tra le due differenti tipologie di ascoltatore – soprattutto i primi sono quelli che a mio modesto avviso hanno prodotto il danno maggiore.

Non sempre ovviamente, altrimenti si potrebbe intendere che le misure non servano a nulla.

In ogni caso, l’affannosa ricerca di una correlazione tra quanto rilevato strumentalmente e quanto fornito dall’impianto, legame al quale è stata attribuita un’importanza sovente davvero eccessiva, ha fatto si che la parte più reale – ovvero l’ascolto – fosse messa da parte in favore di una specie di autopsia sonora tesa all’identificazione di quanto scoperto in laboratorio.

È in quel momento – sempre a mio avviso – che nasce e si sviluppa quella sorta di malapianta infestante che porta a conferire importanza a dettagli che successivamente (e quando mai) si scoprirà averne di assai relativa, se non altro proprio a causa della decorrelazione tra misure ed ascolto.

Un esempio? La distorsione armonica: da sempre vista come l’elemento base del cattivo suono, si è scoperto che nel caso delle valvole pare sia proprio questo elemento a renderle particolarmente suadenti e morbide; pensa te che scherzetti organizza la natura.

Quindi – dopo aver cercato di ottenere valori di THD prossimi allo 0,000000001% – si è addirittura scoperto che un 5% è valore tollerabile in un amplificatore valvolare.

I SENSI DI COLPA DELL’AUDIOFILO – POSSIBILISMO 

La corrente di pensiero risalente ai primi del ‘900 – perfettamente applicabile al presente contesto sociale, dove pare che tutto sia effettivamente fattibile, a partire dalla semplice ideazione di un pensiero fino alla sua messa in pratica – sembra essere alla base del continuo smonta e rimonta che taluni amano mettere in pratica in determinati contesti.

In effetti, il possibilismo colloca l’uomo in un contesto molto più attivo di quello di semplice spettatore, in altre parole, come sostenuto dal pensiero alla base della suddetta filosofia: la natura propone e l’uomo dispone.

Sebbene quindi sembri del tutto logico darsi da fare per superare i limiti imposti dalla natura, non ha molto senso l’annullamento degli stessi mediante quella sorta di cancellazione filosofica proposta da molti dei guru che nel tempo si sono avvicendati nel settore.

I SENSI DI COLPA DELL’AUDIOFILO – STABILITÀ

Parliamo di stabilità allora – se non della corrente di BIAS – di quella dei naturali presupposti che influenzano il concetto stesso di alta fedeltà, qualcosa dalla quale non si prescinde, stante la perenne (ed infruttuosa) agitazione di molti appassionati sempre alla ricerca della pietra filosofale.

Ma è ben noto che trasformare il piombo in oro non è cosa fattibile e sbattersi in tal senso, perdendo di vista la realtà delle cose in favore di psico-tecnicismi tutti da dimostrare, serve solo a creare dubbi, insoddisfazione e frustrazione.

Molto meglio sarebbe godersi in pace il risultato raggiunto!

Ovviamente, questo articolo non intende suggerire all’appassionato di vivere passivamente la propria passione – ci mancherebbe – ma sarebbe il caso che eventuali iniziative siano prese solo dopo essersi fatti una corposa e quindi stabile idea di come stiano le cose in concreto, evitando cioè di rimanere vittima di oscure teorie e considerazioni personali di coloro che speculano a loro vantaggio nel settore.

In conclusione, una per tutti: volete usare i controlli di tono? Fatelo senza sentirvi in colpa!!

Come al solito, ottimi ascolti!!!

 

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