Audio portatile Featured home Hi-Fi Notizie

Cuffie e auricolari più sporchi di un water: quando l’audiofilia non fa rima con igiene

Uno studio britannico sostiene che cuffie e auricolari possono contenere più batteri di una tavoletta del water. Ecco i rischi per la salute e le linee guida per una corretta pulizia

Molti considerano cuffie e auricolari semplici accessori di uso quotidiano, innocui e sempre a portata di mano. Eppure, secondo una recente ricerca britannica (e non solo), questi dispositivi portatili a contatto con il nostro corpo possono nascondere un livello di contaminazione batterica sorprendentemente alto, persino superiore a quello di una tavoletta del water. Una scoperta che mette in evidenza quanto sia sottovalutata l’igiene delle cuffie, utilizzate da milioni di persone ogni giorno senza alcuna attenzione alla pulizia.

Uno studio condotto nel Regno Unito da Boots Hearingcare ha analizzato diversi modelli di cuffie, riscontrando una proliferazione di colonie batteriche significativa. In particolare, i modelli on-ear hanno raggiunto una media di circa 205 colonie, gli over-ear 165, gli auricolari wireless 80 e i cablati 48. Per confronto, il campione di una tavoletta del water non superava le 21 colonie. Si tratta quindi, almeno per le cuffie on-ear, di una contaminazione dieci volte superiore a quella riscontrata nel sanitario preso come riferimento.

L’audiologa Hannah Samuels ha commentato i risultati definendoli sorprendenti, ricordando come difficilmente le persone immaginino che un oggetto indossato quotidianamente possa ospitare una simile carica microbica. Tuttavia, è bene precisare che lo studio non fornisce dettagli tecnici sul numero di dispositivi testati né sul metodo di analisi, motivo per cui i dati vanno interpretati come indicativi e non assoluti.


Anche altre ricerche hanno confermato la tendenza. All’Università di Manipal, ad esempio, è emerso che il 96% degli utilizzatori abituali di cuffie presentava una crescita batterica rilevante, in alcuni casi superiore a 100.000 CFU/ml. Un test indipendente condotto nel 2024 da CloudZero ha invece rilevato una media di 1.073 colonie sulle cuffie on-ear, contro le 425 presenti nei campioni di tavolette del water, circa 2,5 volte in più. Nonostante le differenze metodologiche, il quadro resta coerente: le cuffie sono un terreno fertile per i batteri.

I rischi per la salute

Trovare batteri sulle cuffie non significa automaticamente andare incontro a un’infezione, ma aumenta l’esposizione a microrganismi potenzialmente dannosi. L’uso di auricolari, in particolare, ostruisce parzialmente il condotto uditivo creando un ambiente caldo e umido che favorisce la proliferazione dei germi. Se la pelle è irritata o presenta microlesioni, il rischio che i batteri penetrino e causino un’infezione cresce notevolmente.

Tra i principali responsabili di otiti e infezioni auricolari compaiono lo Staphylococcus aureus e la Pseudomonas aeruginosa, microrganismi noti anche per il cosiddetto “otite del nuotatore”. Quest’ultima, in particolare, è spesso difficile da trattare a causa della resistenza a diversi antibiotici. Altri batteri meno aggressivi, come lo Staphylococcus epidermidis o i coryneforms, convivono normalmente sulla pelle ma possono diventare problematici in condizioni favorevoli.

Un’indagine condotta dall’Università di Tripoli ha dimostrato come il 96% dei condotti uditivi analizzati e il 92% degli auricolari testati ospitassero colonie batteriche. Un dato che rende chiaro come la contaminazione non sia un’eventualità remota, ma una quasi certezza.

Il livello di rischio varia comunque da persona a persona. Soggetti con eczema, diabete, difese immunitarie compromesse o recenti ferite all’orecchio sono più vulnerabili, ma anche individui sani possono sviluppare fastidi se utilizzano cuffie per periodi prolungati in ambienti caldi o umidi, come durante l’attività sportiva. Sintomi come dolore auricolare, gonfiore, secrezioni o prurito persistente possono indicare l’insorgenza di un’infezione. In questi casi, è consigliabile sospendere l’uso degli auricolari e rivolgersi a un medico.

ATH-CKS50TW

Come pulire cuffie e auricolari

La buona notizia è che mantenere le cuffie pulite non richiede procedure complicate, ma solo una regolare routine di igiene. Gli esperti suggeriscono una pulizia almeno settimanale, con maggiore frequenza se si utilizzano durante l’allenamento, i viaggi o in condizioni di sudorazione.

Il metodo di base prevede l’uso di un panno morbido leggermente inumidito con acqua, facendo attenzione a non far penetrare liquidi nelle aperture. I gommini in silicone degli auricolari possono essere rimossi e sciacquati con sola acqua, evitando detergenti o alcol, mentre i gommini in schiuma vanno sostituiti periodicamente, poiché non tollerano liquidi. I padiglioni e gli archetto delle cuffie si puliscono invece con un panno imbevuto in acqua e sapone delicato, lasciandoli poi asciugare completamente all’aria.

Per le superfici esterne in plastica o metallo, molti produttori consentono l’uso di salviette con alcol isopropilico al 70%, mentre le griglie dei driver vanno trattate solo con una spazzola morbida a secco o con prodotti specifici. Importante è anche sostituire regolarmente i cuscinetti o i gommini usurati, che tendono a trattenere sporco e umidità.

Un’altra regola fondamentale riguarda la condivisione. Scambiarsi auricolari con altre persone aumenta notevolmente la possibilità di trasmettere batteri e infezioni e, se si soffre di un’infezione all’orecchio, l’uso di cuffie in-ear va evitato del tutto, poiché può ritardare la guarigione o favorire ricadute.

I produttori “anti-batteri”

A testimonianza di come l’igiene di cuffie e auricolari sia un elemento a cui porre sempre più attenzione, diversi produttori hanno cominciato da alcuni anni a proporre in-ear true wireless attenti alla carica batterica. Ecco qualche esempio.

LG Tone Free
  • LG Tone Free (es. HBS-FN6 e HBS-FN7)

Questi auricolari sono dotati di una custodia di ricarica “UVnano” che emette luce ultravioletta per eliminare il 99,9 % dei batteri (inclusi E. coli e Staphylococcus aureus), soprattutto sulle parti in silicone a contatto con l’orecchio. La sanificazione avviene durante la ricarica. La tecnologia è stata verificata da UL (Underwriters Laboratories), che ha confermato la riduzione microbica dopo circa 10 minuti di esposizione UV nel case.

  • Audio-Technica ATH-TWX9

Questi auricolari integrano un sistema UV nella custodia di ricarica che, grazie al “mirror processing”, promette di eliminare virus e batteri con efficacia superiore al 99 % contro E. coli e batteriofagi, e oltre il 90 % contro Staphylococcus aureus.

  • Happy Plugs Air 1 Zen

Un modello dotato di Biomaster antimicrobial technology, una tecnologia basata su materiali impregnati con additivi antimicrobici (fino al 99,99 % di efficacia) che impediscono la proliferazione di microbi sulla superficie del prodotto. Va però sottolineato che questa protezione riguarda il dispositivo e non garantisce protezione per l’utilizzatore.

© 2025, MBEditore – TPFF srl. Riproduzione riservata.

Vuoi saperne di più? Di' la tua!

SCRIVICI



    MBEditore network

    Loading RSS Feed

    Pin It on Pinterest