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Diffusori vs Cuffie: esiste un vincitore assoluto?

La fruizione della musica è profondamente cambiata, si è trasformata da ascolto attento ad ascolto distratto, rapido, onnivoro, sebbene questa cosa a molti non piaccia e continuino a rimanere ancorati a sistemi oramai considerati quasi superati come diffusori e cuffie di qualità.

Coloro che per qualsiasi motivo si recano al lavoro con i mezzi pubblici, avranno certamente notato come praticamente tutti gli utenti di queste carovane, tali sono in certi casi, siano perennemente connessi via Bluetooth al proprio smartphone con un paio di cuffie al fine di interagire con la tecnologica propaggine oramai acquisita.

Soprattutto i giovani, naturalmente attratti da queste tecnologie, sono i massimi utilizzatori di questi sistemi, gingilli techno che hanno praticamente sostituito il caro vecchio impianto stereo.

Molto spesso, questo atteggiamento continua persino al rientro nella propria abitazione, dove prende la forma di invalicabile muro separatore tra molti adolescenti ed i rispettivi genitori, chiusi nel confort dell’isolamento garantito da una coppia di cuffie.


Altri preferiscono l’ascolto tramite diffusori, magari non eccessivamente grandi dovendo essere ospitati nella loro camera – per i fortunati che ne hanno una – liberando in tal modo le orecchie dal fardello, che per quanto leggero sia dopo un po’ di tempo (solitamente lungo) affatica comunque.

Sono due tipologie d’ascolto diverse – entrambe in contrapposizione con la natura sebbene in maniera differente – comunque in grado di fornire ascolti di qualità laddove sia scelto con cura uno dei due sistemi.

Se Cassandra Wilson si esibisse di fronte a voi, al vostro cervello giungerebbero due soli stimoli sonori

 

Il “contro natura” testé citato risiede nel fatto che non esistendo suoni stereofonici in natura – qualsiasi sorgente, infatti, è monofonica – ed essendo pertanto due e solo due gli stimoli sonori in grado di raggiungere il nostro cervello attraverso le orecchie, entrambi questi sistemi operano alterando il naturale contesto.

I primi, essendo una coppia disposta frontalmente all’ascoltatore, forniscono un palcoscenico sonoro più o meno ampio rappresentando un’immagine fantasma centralmente, il tutto teso a fornire un’idea sufficientemente realistica dell’evento sonoro; le seconde invece, operano inviando alle orecchie due segnali dedicati e quindi perfettamente separati.

In ogni caso il funzionamento di questi sistemi non rispetta le naturali condizioni cui il nostro udito è quotidianamente sottoposto: un semplice ragionamento porta alla conclusione che tramite i diffusori, al nostro cervello sono inviati un totale di 4 stimoli sonori poiché il segnale del diffusore sinistro sarà percepito (con un certo ritardo) anche dall’orecchio destro e viceversa; la cuffia volendo fa anche peggio, isola completamente le orecchie fornendo loro un segnale esclusivo.

In entrambi i casi, sebbene si tratti di “difetti” insiti ed ampiamente accettati, i due sistemi presentano alcune criticità che è bene conoscere anche al fine di meglio comprendere il perché del funzionamento caratteristico di un sistema rispetto all’altro.

Questo comporta una scelta di tipo concettuale: quale dei due difetti è maggiormente sopportabile?

Tutto dipende da ciò che si desidera, in quanto entrambe le soluzioni possono portare a soddisfacenti ascolti, questo purché la scelta avvenga nel rispetto dei corrispondenti limiti evitando considerazioni irragionevoli ma considerando piuttosto le reali esigenze d’ascolto.

Nel caso dei diffusori occorre pensare bene alla collocazione in ambiente – circostanza assai importante ai fini di un funzionamento ottimale da noi sovente evidenziata nei nostri articoli – mentre con le cuffie tale aspetto può essere tranquillamente dimenticato.

L’aspetto principale risiede, forse, nel fatto che non sempre si dispone di un locale dedicato dove accomodare l’impianto ed effettuare ascolti in solitudine; spesso gli ambienti sono condivisi con il resto della famiglia che logicamente non può “magicamente scomparire” per favorire gli ascolti.

In tal caso una cuffia può essere risolutiva garantendo quell’isolamento necessario per ascolti riservati (non per nulla questa tipologia di ascolto è anche definita personal audio) che non disturbino le attività altrui.

streamer giradischi

Come spiegato inizialmente, le criticità evidenziate a carico dei due diversi sistemi di riproduzione risiedono in una talvolta inesatta “visione acustica” dell’evento sonoro, problema causato dai due stimoli supplementari citati – qui potete leggere un’interessante articolo che chiarisce questo aspetto – che rendono meno chiara la rappresentazione del palcoscenico virtuale (e.g. la fisica disposizione degli esecutori/strumenti).

Con la cuffia accade praticamente il contrario: malgrado siano 2 gli stimoli che raggiungono le orecchie questi sono completamente isolati – come non accadrebbe in natura – circostanza che determina la sensazione di suono nella testa e contemporanea assenza di profondità spaziale.

POLK AUDIO
Matthew Polk, ideatore del sistema SDA (Stereo Dimensional Array)

 

Quindi che si fa?

In teoria andrebbero presi in considerazione entrambi gli scenari, concedendo ovviamente il massimo riguardo a quello più probabile e frequente – anche perché sarebbe inutile investire denaro in qualcosa che resterà praticamente inutilizzato – rammentando che laddove ci si trovi bene non ha alcun senso lasciarsi convincere che un sistema sia necessariamente migliore dell’altro, tutto dipende dalle vostre esigenze, come sempre.

Tra l’altro, gli odierni amplificatori e/o lettori digitali, sono quasi sempre dotati di uno specifico amplificatore per cuffia di eccellente livello, il che non costringe ad un ulteriore acquisto e conseguente maggiore esborso.

Come al solito, ottimi ascolti!!!

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