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Italia del Covid multicolore – La parola agli specializzati

Italia del Covid multicolore – La parola agli specializzati

L’elettronica di consumo colpita anche in questa seconda ondata, pesi e misure diverse per regione: cosa ne pensano i negozi specializzati

In piena seconda ondata, con i DPCM che si susseguono nel tentativo di limitare la curva pandemica, l’elettronica di consumo tra specializzati e GDS vive un altro momento di grande difficoltà. I negozi presso la grande distribuzione costretti a chiudere i battenti nei weekend ma ci sono sempre gli altri, quelli esterni ai centri commerciali con diverso margine di respiro se al di fuori della zona rossa. Cambiamenti sul territorio che nel giro di una manciata di ore rischiano di ribaltare la situazione aggiungendo problemi a chi sta facendo i salti mortali per restare aperto e continuare, seppur con estreme complicazioni, a lavorare.

Perché se è vero che in certe città e comuni è possibile tenere la serranda alzata restano impedimenti di diversa natura da parte del potenziale acquirente, bloccato per l’ordinanza locale, interdetto a uscire dalla regione o peggio ancora dal proprio comune. In particolare sofferenza ci sono per esempio i residenti a cavallo tra Piemonte e Lombardia, regioni che hanno subito guadagnato la bandiera rossa. In una situazione così fluida quanto confusionaria dove non si ha possibilità di stabilire una minima pianificazione marketing / commerciale in quanti sarebbero disposti a scommettere portando merce a magazzino rischiando l’invenduto?

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Per il momento l’elettronica di consumo non è ancora stata parcellizzata e suddivisa in merce di prima necessità come parte del bianco (per esempio frigoriferi, lavatrici e lavastoviglie) da altri settori come audio e video, almeno nelle zone non rosse. Consulenti e amministrazioni centrali e locali sono messi di fronte a scelte quotidiane bene o male azzardate e legate all’indice pandemico, elevato il rischio di stravolgere ulteriormente il mercato dell’elettronica di consumo, in particolare audio e video.

Per farci un quadro più preciso del vissuto sul campo abbiamo interpellato due importanti rivenditori specializzati: AudioQuality (Milano – zona rossa e Bologna zona arancione) e il Gruppo Garman in quel di Roma (Lazio – zona gialla). Due realtà di vendita specializzate ma comunque eterogenee: AudioQuality dispone solo di showroom, mentre Garman ha un sei luci in zona centrale della capitale. Un colloquio sull’andamento delle vendite, com’è cambiato il mercato e una previsione per l’immediato futuro, da cui è scaturito il ritratto di cosa significa in questo momento essere negozianti specializzati nell’audio video.

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SHOWROOM GRUPPO GARMAN

AudioQuality: Già dalla volta scorsa il flusso di persone è drasticamente crollato. Pochissime in negozio, fortunatamente il business principale per noi non è la vendita del singolo prodotto ma la progettazione di impianti completi, come la saletta dedicata al cinema in casa così come per la domotica. Anche il negozio faceva la sua parte dove il giro d’affari è calato tantissimo, siamo nell’ordine del 70%, anche se si potrebbe circolare la gente al momento preferisce non muoversi. Il problema sono i cambiamenti repentini di ‘colore’, gli ulteriori giri di vite sul territorio e le ripercussioni sul commercio. Quando c’è stata la riapertura tra giugno e luglio c’era calma piatta, è aumentato il rapporto a distanza con tante telefonate dove abbiamo anche venduto ma anche tanta perdita di tempo.

Nell’arco di questi mesi siamo andati avanti coi lavori grossi e i cantieri che erano già aperti prima dell’arrivo del virus. Una ripresa più sensibile c’è stata in ottobre ma è durata poco, poi l’arrivo dei nuovi DPCM ci ha rigettato nell’incubo. La nostra è una realtà commerciale diversa da chi ha il negozio sulla strada in città, noi abbiamo degli showroom che ci vai se li conosci, non perché ti capita per sbaglio di passarci davanti. Già si veniva su appuntamento, in questo periodo ancora di più per l’esposizione a Bologna, quella di Milano in quanto rossa la si può contattare al telefono. Aiuti da parte dello stato per la vostra categoria? Abbiamo visto 600 euro come partite IVA, praticamente nulla a parte per esempio in Emilia Romagna tramite la quale è stato possibile avere un finanziamento a tasso zero; altri fondi erano disponibili andando a vedere, grave errore, solo il fatturato del mese di aprile e noi, facendoci anticipare dei lavori in corso, non avendo avuto calo non abbiamo potuto ottenere. Si sarebbe comunque trattato di qualche migliaio di euro, poca cosa.

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DA SINISTRA: FABIO DE ANGELIS E MARCELLO CANE’

Tirando le somme tra l’anno scorso e quest’anno al momento siamo attorno a un 20-25% di fatturato in meno. Riteniamo impossibile che la grande distribuzione specializzata possa provare a prendere il nostro posto, sono andati sempre più dalla parte opposta, sempre meno specializzati. Questo ha anche determinato una domanda da terra di mezzo a cui nessuno riesce a rispondere adeguatamente: clienti a metà strada che non possono permettersi impianti specifici come i nostri perché troppo costosi e che non possono nemmeno rivolgersi al Mediaworld o Unieuro della zona perché troppo limitati a soddisfarne le esigenze. Previsioni poco rosee anche per il 2021: un po’ di lavoro ci sarà sempre, chi ha disponibilità economiche continuerà ad averne. La perdita più grossa c’è stata per quella fetta di clienti che passava in negozio per ascoltare e magari acquistare una coppia di casse da 2.000/3.000 euro, qui il calo è stato drammatico.

Gruppo Garman: Nel corso della prima ondata c’è stato il tracollo. Eravamo comunque aperti perché noi facciamo anche noleggio e assistenza di macchine per ufficio, ma per audio e video si è fermato tutto, come tutti quando è scattato il lockdown i cantieri si sono bloccati. Questo è stato il vero problema, al momento abbiamo perduto qualcosa come il 12% del fatturato dell’anno precedente. Con audio video e domotica siamo partiti circa 10 anni fa e in questo ambito le persone ci conoscono ancora poco. Nella fase di riapertura dopo la prima ondata c’è invece stato un picco di vendite, con clienti con “esaurimento da lockdown” desiderosi di rinnovare e aggiornare il proprio impianto, questo almeno a giugno. Nuovo scivolone a luglio e poi una fase di assestamento su livelli normali di fatturato.

A ben guardare la sensazione è che almeno in parte questa psicosi del restare fermi in casa abbia sensibilizzato parte dei clienti, facendogli venire la voglia di sistemare il nido domestico. Chi ha possibilità economiche il lockdown l’ha visto solo come impedimento a spendere e oggi vogliono usare i soldi risparmiati quando ci fu chiusura totale, rinnovando l’entertainment domestico. Argomento aiuti ho personalmente visto le pinne da squalo delle banche girare attorno al negozio, proponendo prestiti a tassi agevolati pur di far circolare i soldi, proponendoli a quelli che sanno che glieli possono restituire. Per gli aiuti statali ho preferito non disporre dei famosi 25.000 euro perché ho scoperto che poi chi ne approfittava non aveva possibilità di prendere dividendi dall’azienda fino alla restituzione. Abbiamo ricevuto 6.000 euro a fondo perduto, approfittando della cassa integrazione perché comunque io ho 8 dipendenti.

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FULVIO CECCONI

Comunque piuttosto che vedere le casse piene di soldi non miei ho preferito tenere duro, soffrire e sfruttare il momento come stimolo per continuare con le mie forze. Rispetto alla grande distribuzione si apre una riflessione molto ampia: nel nostro piccolo non possiamo cambiare le regole del mercato, bisogna sempre sapersi adattare. Dopo l’office automation ho cavalcato l’onda delle installazioni di computer, passando poi per video e audio, aggredendo quella fascia di mercato che non si rivolge all’e-commerce per acquistare, perlopiù clienti facoltosi, dove a volte l’interfaccia è l’architetto o il segretario.

Nella mia visione futura il negozio come esiste adesso non avrà più ragion d’essere, dove chi non migrerà verso lo showroom, che io chiamo “centro esperienziale” più vicino alle mura domestiche che non al negozio con l’esposizione, sarà destinato a chiudere. Del resto non mi sono inventato niente, all’estero lo fanno da anni e anche qui da noi qualcuno della GDS ci sta provando, arrivando a creare esigenze che non esistono, stimolando l’acquisto. Anche l’approccio col cliente è cambiato, bisogna dimenticarsi di chiedere quanto possa spendere, una formula che almeno qui da noi si è rivelata vincente. Nell’immediato futuro speriamo non ci sia un altro lockdown, anche se di fatto per me il Natale commercialmente non ha mai fatto la differenza.

Un particolare ringraziamento a Fabio De Angelis e Marcello Canè – AudioQuality e Fulvio Cecconi – Gruppo Garman

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