JBL debutta nel multiroom domestico con Cove M1, P1 e X1, tre speaker Wi-Fi con AirPlay 2, Roon Ready, Dolby Atmos, calibrazione automatica e sinergia con le soundbar Bar MK2
JBL ha costruito negli anni un catalogo praticamente onnivoro nel settore degli speaker wireless tra modelli portatili, soundbar, soluzioni da esterno e prodotti smart. Quello che finora è mancato al brand del gruppo Harman è però un ecosistema domestico multiroom realmente organico, capace di affrontare sul proprio terreno Sonos, HEOS e BluOS. Sotto la sigla Cove, JBL lancia finalmente tre nuovi speaker che vanno a comporre una piattaforma per l’ascolto distribuito in casa, sfruttando in più un’ampia integrazione con le sue numerose soundbar.
La nuova gamma, disponibile da ottobre, parte da 229,99 euro per il Cove M1, sale a 449,99 euro per il Cove P1 e raggiunge i 449,99 euro per il Cove X1, il modello più grande e completo.
L’aspetto più interessante non riguarda tanto il listino, che appare competitivo rispetto alle alternative premium più consolidate, quanto la strategia dietro l’operazione. JBL ha già una base installata di Bar MK2 e può cercare di trasformare una soundbar in un punto d’accesso a un sistema più vasto con un diffusore in cucina, uno in camera da letto, una coppia stereo nello studio oppure un prodotto portatile da spostare fra soggiorno e terrazzo. È un approccio potenzialmente più efficace rispetto alla richiesta implicita di sostituire tutto l’impianto domestico in una sola volta.
Cove utilizza JBL One come app di configurazione e controllo, ma la compatibilità comprende Wi-Fi 6 dual-band, Bluetooth 5.3, AirPlay 2, Google Cast, Spotify Connect, Tidal Connect, Qobuz Connect e Roon Ready. In altre parole, chi ascolta da iPhone, Android, Roon, Spotify o servizi lossless compatibili può inviare musica agli speaker con il metodo che preferisce, senza essere costretto a passare ogni volta dall’app JBL.
Questa rimane importante per inizializzazione, aggiornamenti firmware, creazione dei gruppi, regolazioni e impostazioni dei diffusori, ma un ecosistema che pretende di vivere quotidianamente deve essere rapido da raggiungere. Aprire Spotify e selezionare uno speaker, avviare una sessione AirPlay dallo smartphone oppure richiamare una zona da Roon è più immediato rispetto a entrare in una seconda applicazione soltanto per ascoltare un album.
JBL prevede sia la riproduzione sincronizzata in più stanze, sia l’uso indipendente dei singoli dispositivi. La promessa è quella di poter avviare un flusso musicale in un altro ambiente senza sciogliere il gruppo già in riproduzione e senza interrompere chi sta ascoltando altrove. Sembra una banalità, ma proprio la gestione dei gruppi, della latenza e dei passaggi tra stanze determina la qualità percepita di un sistema whole-home.
In questo quadro si inserisce Music Follows Me, forse la funzione più intelligente della proposta. Tenendo premuto il pulsante Moment, musica e (in alcuni scenari) anche l’audio del televisore possono essere trasferiti a un altro speaker Cove senza prendere in mano smartphone o tablet. L’idea è rendere naturale il passaggio dall’ascolto in soggiorno a quello in cucina o nello studio. La reale efficacia dipenderà dalla velocità con cui il sistema aggancerà il nuovo diffusore e dalla stabilità della rete domestica, ma è un’interazione più fisica e immediata della consueta selezione di una stanza dentro un’app.
Tre modelli, ruoli diversi
Il Cove M1 è il punto d’ingresso della nuova gamma e, almeno sulla carta, non va confuso con un piccolo speaker mono da comodino. JBL lo definisce un “sistema 3.0 canali” da 110 watt RMS, con tre tweeter da 20 mm e un woofer da 105 mm. La risposta in frequenza dichiarata è di 55 Hz-20 kHz, con tolleranza di -6 dB, mentre le dimensioni di 12,4 x 18,3 x 12,4 cm lo rendono adatto a una mensola, a una scrivania, alla cucina o a una camera (inoltre, due M1 possono formare una coppia stereo).
Il dato dei “3.0 canali” richiede tuttavia una certa prudenza interpretativa. In un cabinet compatto, la presenza di più tweeter punta soprattutto a migliorare dispersione e ampiezza della riproduzione, ma non equivale alla creazione di tre canali discreti come in un impianto home cinema. JBL parla infatti di Constant Sound Field, una tecnologia pensata per mantenere una risposta tonale più uniforme nell’ambiente e non limitare la resa migliore a un solo punto d’ascolto.
Il Cove P1 è probabilmente il modello più originale dell’intera serie. Integra una batteria da 10,8 V e 4.800 mAh, promette fino a 14 ore di autonomia e viene fornito con una base di ricarica, mentre la certificazione IP56 dichiara protezione dalla polvere e dai getti d’acqua. Qui JBL combina portabilità, Wi-Fi e Dolby Atmos Music. Il sistema 3.0.1 da 120 watt RMS prevede un tweeter da 20 mm, tre tweeter da 30 mm (uno dei quali orientato verso l’alto) e un woofer da 105 mm.
L’elemento up-firing è quello che consente al P1 di tentare una ricostruzione verticale con contenuti Atmos compatibili, anche se un singolo diffusore portatile non può replicare l’effetto fisico di diffusori a soffitto o di un impianto multicanale con canali height reali. Può però sfruttare riflessioni e processing per dare più apertura al fronte sonoro, soprattutto in ambienti con soffitti non troppo alti e regolari.
Il Cove X1 è invece il modello da scegliere per il soggiorno e gli spazi più ampi. I suoi 200 watt RMS alimentano quattro tweeter da 30 mm, di cui uno rivolto verso il soffitto, insieme a due woofer da 90 x 120 mm. La risposta dichiarata scende fino a 45 Hz, sempre a -6 dB: non sostituisce necessariamente un subwoofer in una stanza grande, ma dovrebbe offrire maggiore corpo in gamma bassa rispetto a M1 e P1. Con una larghezza di circa 26 cm e un peso vicino ai 4,9 kg, X1 si presenta come una soluzione da collocazione stabile, non come un prodotto da spostare continuamente.
Calibrazione: promesse da verificare
M1, P1 e X1 condividono le tecnologie auto-tuning, la già citata Constant Sound Field e AI Sound Boost. La prima dovrebbe adeguare la riproduzione alla posizione del diffusore e alle caratteristiche dell’ambiente, mentre la terza promette di contenere la distorsione quando si aumenta il volume. Sono tutte funzioni potenzialmente utili, soprattutto per diffusori destinati a essere posizionati su mobili, vicino a pareti o in ambienti domestici poco favorevoli.
Al momento, però, JBL non ha fornito dettagli sulla metodologia di misura, sul numero di microfoni utilizzati, sull’ampiezza della correzione né sulla modalità di interazione tra calibrazione automatica e controllo della dispersione. Sarebbe prematuro equiparare queste tecnologie a sistemi più maturi come Trueplay di Sonos soltanto per analogia funzionale e quindi non resta che attendere misurazioni effettive una volta che gli speaker saranno disponibili.
La vera carta da giocare per JBL è l’integrazione con le soundbar Bar 300, Bar 500, Bar 700, Bar 1000 e Bar 1300 MK2. I Cove M1 e P1 possono infatti essere assegnati come canali surround posteriori wireless, mentre tutti e tre i modelli partecipano alla riproduzione musicale multiroom. X1, invece, al lancio non può ricoprire il ruolo di surround posteriore, ma la sua compatibilità con le Bar MK2 è limitata all’audio distribuito in più stanze.
È una distinzione logica, perché M1 e P1 si prestano meglio a essere collocati dietro il divano per dimensioni e flessibilità, con il secondo che aggiunge persino la praticità di un diffusore ricaricabile che, quando non serve all’home cinema, può accompagnare l’ascolto in giardino.
© 2026, MBEditore – TPFF srl. Riproduzione riservata.
























