Editoriali

To buy or not to buy: that’s the question

Leggere le numerose richieste relative ai consigli che molti appassionati di Alta Fedeltà postano in rete – sia nei vari forum che nelle apposite sezioni delle riviste online – è assai utile e certamente istruttivo, se non altro perché fornisce un buon metro di paragone di quelli che sono i massimi tormenti dell’inquieta anima audiofila.

Più che altro è forte l’impressione che l’interpellanza costituisca la giustificazione per l’ennesimo acquisto oppure – il che è forse anche peggio – serva a chiarire la confusione che regna sovrana nella mente, aspetto questo che sembra essere stabile ed irremovibile; in altre parole, per alcuni non pare esserci uno straccio di certezza, pur se appassionati audiofili di lungo corso.

La cosa davvero “simpatica” è che questo atteggiamento porta fin troppo spesso ad una sorta di stasi, non fosse altro per il fatto di ricevere consigli sovente in antitesi tra loro e quindi diametralmente opposti a quanto richiesto, questo in virtù del fatto che ciascuno, ovviamente, ha idee che sono regolarmente l’opposto di quelle di un altro appassionato.

Anche in questi contesti è interessante notare come la diatriba si sposti sul personale evidenziando, more solito, approcci e vedute alquanto differenti in relazione al medesimo ambito; ancora più simpatico (o forse ridicolo) appare poi il tentativo di escludere elettroniche di provenienza cinese o di altra nazione che non sia l’UE come letto di recente, quando la Cina è oramai parte vitale del circuito dell’elettronica di consumo, volenti o nolenti.


Da molto tempo, notissime aziende USA e UK assemblano nel sud est asiatico – KRELL, MUSICAL FIDELITY oppure KEF, tanto per fare i nomi di alcuni costruttori conosciuti per l’elevata qualità delle proposte – per cui, continuare con questo atteggiamento è concretamente sciocco.

L’integrato KRELL S300i: a dispetto del costo di listino di 3500 € (nel 2008) era Made in China

 

Il percorso dell’appassionato di Alta Fedeltà – tranne che non si tratti dell’acquisto da tenere a vita – è notoriamente irto di ostacoli, ricco di cadute e costellato di insuccessi, almeno inizialmente, quando l’esperienza manca e si è facile preda di molte delle stupidaggini rintracciabili sul web.

Col tempo però, sovente complice la lettura della numerosa documentazione tecnica altrettanto reperibile online – purtroppo non sempre autorevole ma autoreferenziale, maggiormente in alcuni forum dove il maestro di turno pontifica ad libitum – l’autodeterminazione cresce fornendo un efficace filtro atto a lasciar passare (ovvero a riconoscere) ciò che effettivamente merita isolandolo da teorie strampalate buone solo per i creduloni.

Come al solito è un fatto di cultura, vale a dire della conoscenza approfondita di un dato contesto o fenomeno al fine di poterlo interpretare correttamente.

Né più né meno quello che accade con molta della musica che quotidianamente è proposta dalle radio o per mezzo di altri sistemi di diffusione, indubbiamente molto poco adatta a giustificare il sostantivo chiamato in causa per descriverla, quasi un eufemismo in alcuni (troppi) casi.

E non è questione di essere boomer – come attualmente va di moda affermare – ma di (in)consapevole ignoranza, laddove ci si astenga dall’indagare con intelligente curiosità onde distinguere, come si suole dire, il grano dal loglio.

Da qualche tempo, ad esempio, è notevolmente cresciuto l’interesse tra gli appassionati per una serie di prodotti che a fronte di un costo non eccessivo, anzi, offrono prestazioni che fino a qualche decennio fa erano semplicemente non ipotizzabili nemmeno nel più ardito dei sogni di un appassionato.

AIYIMA T9: un piccolo integrato ben realizzato e sorprendentemente ben suonante.

 

Attualmente, infatti, risposte in frequenza graniticamente ferme entro +/- 3 dB – o anche meno – sono raggiungibili senza alcun problema praticamente da qualsiasi dispositivo audio, tanto che il termine Alta Fedeltà è ormai associabile ad innumerevoli prodotti il cui costo sia prossimo ai 100€ o poco più; a tal fine è sufficiente ascoltare le prestazioni di prodotti come FOSI AUDIO, NOBSOUND, AIYIMA o altro brand tipicamente Made in China, nazione che sempre più rapidamente si sta affermando anche nel comparto audio cosiddetto “serio”.

Prodotti che sempre più fanno vacillare le spesso malferme convinzioni di molti appassionati – soprattutto di quelli meno dotati in termini di disponibilità economica, che vedono in queste elettroniche la possibilità di raggiungere un traguardo altrimenti negato – presi come sono dalla sempiterna ricerca del continuo miglioramento, circostanza che dovrebbe piuttosto rammentare come sovente il meglio sia nemico del bene.

Ebbene sì, esistono appassionati (?) che senza ancora aver scartato il raggiunto sogno delle metaforiche numerose vite di cui dispongono – nemmeno fossero gatti – sono già proiettati nel futuro in previsione che qualcosa di meglio prima o poi comparirà all’orizzonte.

Chiaramente, il suggerimento non è affatto quello di accontentarsi ma di godere di ciò che si ha, evitando di pensare al futuro quando ancora il nuovo acquisto è chiuso nell’imballo, ben vengano quindi queste convenienti elettroniche in grado di accrescere la cultura audio – intesa come riconoscimento della correttezza timbrica – dell’appassionato medio di Alta Fedeltà.

Nulla di nuovo sotto al sole quindi – almeno finché continuerà a riscaldare le nostre membra, ché l’ecosistema è sempre più compromesso, ma questo è discorso diverso – d’altronde lo stesso si verificò negli anni ’70 all’epoca del nascente Impero Audio Nipponico, sovente accusato di essere mera scopiazzatura dell’impegno altrui, almeno all’inizio.

Sappiamo bene come è andata a finire…

Come al solito, ottimi ascolti!!!

© 2024, MBEditore – TPFF srl. Riproduzione riservata.

Vuoi saperne di più? Di' la tua!

SCRIVICI




    MBEditore network

    Loading RSS Feed

    Pin It on Pinterest