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Con Huawei HiPlay avremmo davvero lo streaming wireless lossless… peccato che non esista al di fuori della Cina

huawei hiplay

HiPlay di Huawei promette lo streaming wireless lossless a 24bit/192kHz e, seppur già presente nei firmware degli speaker wireless di KEF, Edifier e WiiM, è fortemente limitato da restrizioni geografiche. Lo vedremo mai all’infuori dei device Huawei?

Siamo nel 2026 e, sebbene il mercato dell’audio wireless sia ormai saturo di protocolli e sigle spesso ridondanti (basti solo pensare alla marea di codec Bluetooth), c’è ancora spazio per qualcosa di nuovo e potenzialmente rivoluzionario. Mentre molti di noi continuano a fare affidamento sull’ubiquità del Bluetooth, sulla comodità di AirPlay o sulla versatilità di Google Cast, un nuovo attore si è intrufolato silenziosamente nei circuiti di brand prestigiosi come KEF, Edifier e WiiM.

Si chiama HiPlay ed è la nuova scommessa di Huawei (che quasi nessuno conosce) per riscrivere le regole dello streaming audio lossless. Il debutto ufficiale di HiPlay è avvenuto in concomitanza con il lancio dei quattro smartphone della serie Mate 80 alla fine del 2025 (solo il modello Pro sta per arrivare in Italia), ma è stato al recente Global Audio Summit 2026 di Shanghai che si è compresa la reale portata di questa piattaforma.

HiPlay non è l’ennesimo codec proprietario destinato a morire in una nicchia di mercato, ma un ecosistema che ha già raccolto intorno a sé oltre tredici partner hardware di primo piano. KEF, ad esempio, ha confermato che la sua intera serie di diffusori LS Wireless, inclusi i modelli LSX II, LS50 Wireless II e le imponenti LS60 Wireless, è tecnicamente pronta a ricevere il segnale HiPlay. Tuttavia, nonostante i pacchetti software siano già stati distribuiti, la funzione rimane in uno stato di ibernazione per la maggior parte degli utenti europei, sollevando interrogativi su quando e come Huawei deciderà di “premere l’interruttore” a livello globale.


HiPlay si appoggia su uno strato fisico di connettività chiamato NearLink. Sviluppato sotto l’egida della SparkLink Alliance, un consorzio che vanta ormai più di 1200 organizzazioni, NearLink nasce come alternativa ad alte prestazioni sia al Bluetooth, sia al Wi-Fi per le comunicazioni a corto raggio.

Il protocollo utilizza il codec L2HC (Low-Latency High-Resolution Codec), che è stato recentemente adottato dall’associazione dell’industria audio cinese come standard di riferimento per il wireless ad alta definizione. I numeri dichiarati durante le dimostrazioni a Shanghai sono, se confermati nell’uso quotidiano, a dir poco impressionanti. Si parla infatti di una velocità di trasmissione che raggiunge i 9,2 Mbps, un valore che permetterebbe una fluidità di streaming quattro volte superiore a quella di AirPlay, garantendo un flusso lossless nativo a 24bit/192kHz (il massimo oggi disponibile sulle piattaforme di streaming).

La particolarità di HiPlay risiede nella sua capacità di operare su diverse infrastrutture di trasporto. Sebbene NearLink sia il suo compagno naturale, l’implementazione scelta da KEF sembra poggiare sulla rete Wi-Fi domestica. Questo approccio ibrido suggerisce che le prestazioni reali dipenderanno fortemente dalla qualità del router e dalla congestione del network, ma apre anche la porta a una stabilità superiore rispetto al classico Bluetooth audio, spesso limitato dalla portata e dalle interferenze ambientali. La promessa è quella di uno streaming ad alta risoluzione attivabile con un semplice tocco, eliminando le configurazioni macchinose che spesso affliggono chi cerca la massima qualità audio senza l’ingombro dei cavi.

Come già accennato, il panorama dei partner è sorprendentemente vasto e, oltre ai già citati KEF, Edifier e WiiM, comprende JBL, Dynaudio, MBL, Fosi Audio, Eversolo e Questyle. Vedere un brand esoterico come MBL interessarsi a un protocollo wireless è un segnale inequivocabile di come l’industria stia cercando una via d’uscita dai limiti tecnici dei protocolli attuali. Anche il settore delle cuffie è già in movimento, con gli auricolari true wireless Huawei FreeBuds Pro 5 che fungono da apripista per dimostrare che la trasmissione lossless può convivere con la portabilità estrema, a patto di utilizzare l’ecosistema HarmonyOS 6.

Ed è proprio qui che emerge il vero ostacolo di HiPlay, che attualmente è di fatto una “fortezza chiusa”. Per godere di questi 192kHz lossless, bisogna utilizzare come sorgente audio uno smartphone o un tablet Huawei compatibile venduto in Cina. Non esiste, al momento, alcuna indicazione che il protocollo verrà esteso ai dispositivi Android di altri brand o, tantomeno, al mondo iOS. Questa chiusura trasforma HiPlay in una sorta di fantasma tecnologico per il mercato occidentale; è presente nei nostri diffusori di alta gamma, è visibile nei menu di servizio, ma resta inaccessibile almeno di non acquistare la versione cinese di uno di questi smartphone o tablet Huawei.

Non possiamo però ignorare il peso normativo che questa tecnologia sta acquisendo. Nel maggio 2025, NearLink è stato ufficialmente inserito negli standard wireless globali dall’Unione Internazionale delle Telecomunicazioni (ITU) e la SparkLink Alliance sta attivamente cercando il riconoscimento da parte dell’IEEE, l’organismo che sovrintende a tecnologie onnipresenti come il Wi-Fi. Se Huawei dovesse decidere di aprire HiPlay attraverso licenze a terzi o sviluppando un’integrazione per il framework Android generale, potremmo trovarci di fronte a un protocollo wireless davvero rivoluzionario.

L’evoluzione di questa piattaforma dipenderà proprio dalla volontà strategica di trasformare un ecosistema regionale in uno standard universale. Una base installata di hardware (seppur non enorme) c’è già, i produttori stanno già lavorando ai firmware e il mercato è affamato di una soluzione wireless che non costringa a compromessi sulla qualità sonora.

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