Attraverso la costante depauperazione dei contenuti il mondo della musica continua ad essere invaso da fenomeni diventati famosi grazie all’enorme numero di download ottenuto a seguito della pubblicazione dei loro lavori in quello sterminato terreno di (sub)cultura che è il web, circostanza in grado di provocare notevoli danni culturali abbassando sempre più la qualità.
Un danno scarsamente evidente talvolta – un po’ come le scarpe bucate che osservandole da sopra nessuno se ne accorge – ma subdolamente attivo nel proporre un concetto sbagliato di “qualità” in grado di apportare vantaggio a chi, appunto, se ne serva per scopi personali; mi vengono in mente lo spacciatore e il tossicodipendente, entrambi operanti nella medesima perversa galassia ma con posizioni assai differenziate.

Attenzione ai termini utilizzati quindi, intelligentemente messi al servizio di concetti sovente resi semplicisticamente inoffensivi al fine di inoculare quella goccia di veleno la quale, pur non portando alla morte dell’organismo, qualche criticità la crea comunque.
Cosa c’entra tutto ciò con la passione per l’Alta Fedeltà? Seguiteci e lo scopriremo insieme.
Fin dall’inizio, ovvero da quando Thomas Edison negli USA e successivamente Emile Berliner in Europa si diedero da fare per inventare e perfezionare sistemi in grado di registrare e riprodurre il suono, il concetto di Alta Fedeltà non si era ancora formato, essendo già di suo sensazionale l’esistenza stessa di un dispositivo del genere; una tecnologia capace di catturare, ritenere su un supporto ed in seguito riprodurre un segnale audio a piacimento, purché chiaramente dotati dei dispositivi all’uopo preposti.
Dispositivi che a prescindere dalla natura dell’invenzione e dai potentissimi risvolti commerciali – chiaramente intuibili da chiunque – hanno col passare del tempo costituito le fondamenta del concetto stesso di Alta Fedeltà, la cui qualità di riproduzione ne rappresenta l’essenza stessa.

D’altro canto è logico, nella possibilità di registrare un suono è insita la qualità di questo, laddove potremmo accontentarci di riconoscere a malapena di cosa si tratta oppure di non riuscire a discriminare la riproduzione dalla realtà, aspetto questo che ancora oggi appare distante malgrado il progresso conseguito.
Inizialmente era normale (e, ripeto, sensazionale) poter disporre a piacimento della possibilità di riprodurre un qualsiasi segnale sonoro, ragione per la quale non ci si concentrava troppo sulla timbrica, caratteristica che ha poi assunto il connotato qualitativo che tutti noi oggi conosciamo, praticamente aderente alla realtà, sebbene manchino ancora quegli elementi spaziali in grado, come accennato qualche rigo sopra, di confondere la mente impedendogli di discernere tra evento reale e sua riproduzione.

Chiaro quindi che ci si è dati da fare per superare gli inevitabili ostacoli posti sul cammino, per loro natura direttamente collegati alla tecnica dell’epoca, vero e proprio freno verso lo sviluppo di una ulteriore tecnologia capace di creare l’illusione sonora cui qualsiasi appassionato di Hi-Fi è spontaneamente proteso.
Attenzione che idee ed intuizioni non mancavano di certo, anzi, in taluni casi erano avanzatissime ma costrette al palo dall’impossibilità di realizzarle in concreto, un vero peccato, se non altro per la naturale perdita dovuta all’inevitabile trapasso del genio di turno prima di aver compiuto l’opera, cui per pronto riferimento è sufficiente citare un solo nome: Nicolas Tesla.
Ciò malgrado e per nostra fortuna, un bel giorno è arrivato un certo Alan Blumlein – circa il quale potete leggere questo interessante articolo da noi edito qualche tempo fa – il padre fondatore, colui che inventando la Stereofonia ha contribuito alla nascita del concetto stesso di Alta Fedeltà, circa il quale conoscete bene l’importanza delle informazioni spaziali in tale ambito.

Da quel punto in poi è stato un susseguirsi di successi: il vinile, il nastro, il CD e quanto di buono è venuto in seguito quale ulteriore sviluppo della neonata tecnologia, ivi compreso qualche fallimentare tentativo di aggirare ostacoli troppo difficili anche a causa di elementi ignoti e/o ancora poco indagati; nulla di preoccupante, fa parte del gioco.
Molti sono stati in ogni caso i progressi, soprattutto in relazione alla qualità del suono e della timbrica, la cui attendibilità si è sempre più avvicinata alla realtà grazie all’aumento della risposta in frequenza, del rapporto segnale/rumore e della dinamica esprimibile, elementi direttamente coinvolti nel concetto di verosimiglianza.
Attualmente, infatti, in determinate condizioni è possibile ottenere una riproduzione ad Alta Fedeltà incredibilmente aderente alla realtà, maggiormente nel caso della riproduzione di uno strumento solista ed in assenza di (involontarie) azioni di “disturbo” perpetrate da altri strumenti che condividono la scena, potenzialmente in grado di ostacolare il libero flusso delle informazioni audio.
La spazialità del suono è poi stato un altro dei concetti sempre più indagati allo scopo di definire ed individuare gli aspetti responsabili della “realtà sonora” – concetto caro agli appassionati che tanto si sbattono per “toccare con mano” gli esecutori virtuali presenti in sala d’ascolto – tanto che siamo effettivamente giunti ad un livello elevatissimo nel quale l’ambiente dove in origine ha avuto luogo la presa di suono è spesso ricostruito in maniera quasi perfetta, sebbene anche qui si riscontri qualche eccesso innaturalmente ingannevole (si veda il 3D Audio e le sue giocose interpretazioni).
Pertanto la domanda che ci/vi poniamo è la seguente: è mai possibile che tutto questo ben di Dio tecnologico possa (ancora) essere messo a disposizione di generi musicali insulsamente consumistici?
Come al solito, ottimi ascolti!!!
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